sabato 18 dicembre 2010

Il Parlamento vota la Sfiducia all'Italia


I risultati della giornata parlamentare del 14 dicembre, mostrano un governo che non ha la maggioranza per poter condurre la politica del Paese (ma questo già si sapeva) ottenendo alla Camera 314 si e 311 no.
Il governo ha ottenuto la fiducia, ma ciò non implica che sia tutto risolto: i 3 voti di distacco non possono assicurare una maggioranza sufficientemente solida da consentire l'attuazione del così tanto sbandierato programma di governo.

Se non c’era quest’inchiesta giudiziaria avremmo vinto con più voti” queste sono le parole espresse da un parlamentare del Pdl durante un’intervista giornalistica, ma, come afferma lo stesso Casini, “i sottintesi sono peggio di quello che ciascuno di noi può credere”; un ulteriore conferma che tutta la campagna dell’on. Di Pietro non è un montaggio.
Il mercato delle vacche esiste davvero!

L’Italia è una Repubblica democratica…” così recita l’Art. 1 della Costituzione e su qualsiasi testo (giuridico e non) la Repubblica è identificata come la massima espressione della volontà popolare in cui il Governo e' eletto dal popolo, unico depositario del potere. Se è vero che in democrazia ognuno dovrebbe poter esprimere le proprie opinioni ed essere rispettato per questo, perché appena l’on. Di Pietro ha iniziato il suo discorso in Parlamento il nostro Presidente del Consiglio ha abbandonato l’aula come la maggior parte dei deputati del Pdl? Perché ogni qualvolta i giornalisti porgono al Pres. Berlusconi una domanda scomoda, lui pensa bene di abbandonare conferenze stampa o studi televisivi? Il nostro è un Presidente schivo che ha timore di affrontare la realtà. “Sono tutte calunnie” così ha commentato le affermazioni provenienti dal sito americano Wikileaks che lo vedono come il braccio destro di Putin, e sostengono che Berlusconi voglia censurare il web a favore della Mediaset, considerando il fatto che su internet le informazioni circolano liberamente, cosa che non avviene sui canali televisivi.
Mentre in Aula va in onda la votazione, fuori il parlamento va in scena una manifestazione di operai sostenitori dell’on. Scillipoti, ex Italia dei Valori e ora appartenente al gruppo misto, ma di questi nessuno conosceva chi fosse e cosa sostenesse questo onorevole, erano li solamente perchè “qualcuno” li aveva pagati per manifestare, e, essendo disoccupati, ottenere un compenso per manifestare è un’occasione ghiotta.
E' questa l’Italia del fare, come definita dal Presidente del Consiglio. Un'Italia che non si sveglia, un’Italia che cerca di ribellarsi ma che la classe politica non considera.

I migliori complimenti a questo governo che ha ottenuto la fiducia. Purtroppo coloro che ci rimettono non sono di certo i parlamentari, ma i cittadini che continueranno ad avere un governo fantoccio che per qualsiasi provvedimento da approvare, dovrà affrontare la cosi detta “Caccia all’uomo”, una caccia all’ultimo voto. Così in questa giornata di trionfo per il governo, è stata l’Italia ad aver ottenuto la sfiducia da parte di coloro che, quali politicanti di professione, hanno continuato a privilegiare l'attaccamento alla propria poltrona rispetto alle reali esigenze dei tanti cittadini che tale poltrona hanno permesso loro di acquisire.


Gabriele Tonicchi

mercoledì 8 dicembre 2010

CROLLA POMPEI, CROLLA L’UNIVERSITA, CROLLA L’ITALIA


Crolla Pompei, crolla l’università e crolla la fiducia degli Italiani in questo governo che invece di stare a fianco degli italiani è fedele ai propri interessi e alle proprie clientele.

Non si fermano i crolli all’interno degli Scavi Archeologici di Pompei, sito che ha accolto 16.369.854 visitatori nel 2009 con un incasso complessivo di 104.000.721 euro. Il Ministro Bondi non si dimette e afferma che non ha responsabilità: "Occorre evitare ogni inutile allarmismo. La situazione a Pompei è continuamente monitorata dalla soprintendenza: il cedimento non ha coinvolto alcun manufatto di pregio storico, artistico o archeologico" e incalza affermando che sono sempre successi crolli nelle aeree archeologiche ma mai a nessun ministro è stato chiesto di consegnare le dimissioni. Ma intanto tutti si chiedono: poteva essere evitato se non fossero stati tagliati i fondi o se i pochi fondi stanziati fossero stati utilizzati in modo più efficiente? Ricordo che il personale addetto è stato tagliato del 10% e i finanziamenti statali da 1,961 milioni del 2008 sono scesi a 1,719 milioni nel 2009 e le previsioni di bilancio per il 2010 sono di 1.710.407.803 e per il 2011 la spesa prevista è di 1.429.238.650.

Allo stesso modo cade l’università, sia formalmente che strutturalmente, sotto i duri colpi della riforma Gelmini approvata alla Camera, con una maggioranza a dir poco risicata, che invece di migliorare il sistema universitario ne ha siglato la definitiva condanna a morte infliggendo ingenti tagli ai finanziamenti pubblici (1 miliardo di euro solo per il 2011!), già ridotti di 316 milioni nel 2008 e di 400 milioni nel 2010 (fonti FFO), e, ancora peggio, incentivando un crescente processo di privatizzazione dell'istruzione universitaria e privilegiando le possibilità finanziarie al merito. Tale riforma della meritocrazia, tanto esaltata, come verrà valutata? Nel testo proposto non si parla di criteri di valutazione né di procedure per verificarne l'utilità e l'efficacia. Cosi commenta Berlusconi: “è stato inferto un colpo mortale a parentopoli” ma forse non tutti sanno della figlia del premier, Barbara, la quale ,neolaureata, ha subito ottenuto un lavoro all’interno dell’università.

Pompei e l’università non sono altro che la metafora dell’Italia, del suo governo che rimane in carica pur avendo perso la maggioranza in parlamento, del decadimento della morale degli italiani soggiogati da decisioni di pluripregiudicati e dei suoi studenti condannati a fuggire all’estero in cerca di opportunità di successo. Quali risultati? Quali esiti di tali azioni spregiudicate? Solo la vittoria dell’ignoranza e dell’indifferenza, vittoria così tanto anelata da un governo che incapace di ottemperare a quanto promesso ha individuato nell'attacco alla cultura l'unico strumento per assicurarsi una gestione del potere indiscriminata e priva di opposizione critica.


Gabriele Tonicchi

sabato 27 novembre 2010

Una Protesta Propositiva


E' arrivato il momento di mettere un freno a questa politica basata solo ed esclusivamente sulla privazione di risorse al mondo della cultura e dell'insegnamento, è il momento di fare muro e di lottare affinché chi vuol vedere seppellita l'Istruzione in Italia non l'abbia vinta.

Diciamo, dunque, basta ai tagli, che mettono in ginocchio le classi più deboli della nostra società e che rendono l'Università un luogo per privilegiati, trasformando la Pubblica Istruzione in istruzione classista: per chi ancora non lo avesse capito questo è un governo fascista, che cerca disperatamente da 15 anni di controllarci ed omologarci; per attuare questo progetto hanno bisogno di distruggere la Scuola, operazione che cercano di realizzare fin dalla riforma Moratti.

Diciamo no, inoltre, ai contratti a tempo indeterminato per i ricercatori; questi sono i dipendenti più produttivi ma meno pagati e meno tutelati all'interno degli Atenei; siamo a favore, invece, di un sistema di controllo della produttività di quest'ultimi, che renda l'Università un esempio di meritocrazia e che permetta l'avanzamento di carriera solo ai più fecondi.

Diciamo ancora no alla concezione di Università come sola voce di uscita in un bilancio pubblico; DEVE ESSERE CHIARO A TUTTI la Scuola, le Facoltà e la Ricerca sono delle risorse; servono a formare le nuove classi dirigenti e ci rendono competitivi nel mercato del lavoro e nelle comunità scientifico-culturali.


Diciamo invece si ad una nuova riforma della Pubblica Istruzione, basata sul dialogo con tutte
quelle che sono le forze che prendono parte attivamente all'interno di questa: studenti e docenti. Una riforma che renda snella, redditizia e meritocratica l'Università e che riconsegni dignità ai sui dipendenti. Questa è e sarà l'unica strada che un governo e un ministro serio potranno intraprendere se vorranno veramente “riformare” e rendere competitivi i nostri Atenei con quelli del resto d'Europa e del Mondo. E' emblematica la statistica pubblicata dal Times di Londra che rende noto quali sono le 200 migliori Università al Mondo: l'Italia non è rappresentata, ci sono paesi come la Cina, la Corea del Sud, l'Egitto, la Turchia, ma l'Italia no.

Siamo arrivati ad un punto di non ritorno, in cui è giusto protestare ed opporsi alle scelte sbagliate di altri, soprattutto quando sono come quelle che ci colpiscono in questi giorni, ma dobbiamo iniziare anche a farci un esame di coscienza e a domandarci cosa abbiamo fatto noi per migliorare le cose. La nostra azione da oggi in poi non dovrà più essere di sola ostruzione bensì propositiva: iniziamo ad incontrarci e a sviluppare idee e progetti nuovi, solo così risolleveremo le sorti del mondo dell'educazione e anche di un paese intero.


Lorenzo Di Schino, Coordinatore Provinciale IDV dip. Giovani Terni


fonte foto: UmbriaLeft

giovedì 25 novembre 2010

Al fianco di precari e studenti in difesa dell'università pubblica



Salire sui tetti. Dopodiché non resterà che buttarsi di sotto. A questo ci ha ridotto l'indifferenza delle istituzioni di fronte a politiche di governo indegne, promosse da personaggi altrettanto indegni del ruolo che ricoprono. Il ministro Gelmini non solo è incapace di elaborare una riforma universitaria ma non presta la dovuta attenzione alla voce di ricercatori più qualificati di lei: ciascuno di loro, dal primo all'ultimo, saprebbe immaginare un'università migliore di quella che il governo Berlusconi ci propina, più meritocratica, più multiculturale, più egualitaria. Sosteniamo senza riserve e con tutte le nostre forze le battaglie che ricercatori e studenti intraprendono qui a Perugia come nelle altre città.



Matteo Minelli, coordinatore dipartimento giovani Idv

Massimiliano Gestroemi, capo dipartimento Istruzione e Università




mercoledì 24 novembre 2010

Giovani Idv a difesa dell'Informazione


"Lei crede che la Rai sia sua ma è pagata dai soldi di tutti gli italiani", dice, mentre il sala monta un mormorìo pronunciato, "non rispondo alle sue domande, voi - continua - siete dei prepotenti e mistificatori […] "questa vostra tecnica non può funzionare con me che se permette di televisione me ne intendo". E chiude il telefono.

Iniziamo questo articolo con la cronaca, tratta da Repubblica.it, della telefonata che ieri sera il nostro Primo Ministro ha fatto durante la trasmissione Ballarò. In queste semplici frasi c’è tutto il conflitto d’interessi.

Cominciamo con l’analisi logica delle dichiarazioni:

  1. La Rai non è cosa di Giovanni Floris. Vero, sacrosanto. È di tutti gli italiani. Idem. Solo che Berlusconi si dimentica di fare un passo ulteriore: visto che la RAI è di tutti, tutti hanno il diritto di conoscere tutto. Può sembrare macchinoso, ma questi tutti, ovvero noi cittadini, non vogliamo e possiamo accontentarci solo di quello che dice lui e che racconta il suo cantastorie del Tg1. E proprio perché è pagata coi soldi di tutti, tutti hanno il diritto di fare il proprio palinsesto e di poter scegliere fra una varietà di programmi che spazino dall’intrattenimento all’approfondimento politico. Così si giustifica la presenza sulle diverse reti Rai di Ballarò, Annozero, Vieni via con me, Report, trasmissioni che sono settimanalmente osteggiate dal Premier e dal suo entourage tanto la chiederne censure preventive sugli argomenti perché sia mai che gli italiani aprano gli occhi sulla reale situazione del paese.

2- “Non rispondo alle sue domande”. E chi ci spera più! -avrebbe potuto rispondere Floris! Il nostro Primo Ministro sono anni che non sostiene un confronto televisivo, e se lo fa è tranquillamente seduto nel salotto di casa sua allestito negli studi della Rai da Bruno Vespa (ricordiamo la trasmissione post scandalo Noemi Letizia). Non solo, quando va all’estero Berlusconi da sempre sfoggio di se e della sua preparazione politica e infatti, o decide di non presentarsi alle conferenze stampa (vedi ultima uscita di scena in Corea durante il G20) per non rispondere a domande scomode, o mettendo in imbarazzo i suoi colleghi di mezzo mondo (avete dimenticato la faccia di Zapatero!?!). La riluttanza di Berlusconi a rispondere del suo operato è certificata dalle continue smentite che Bonaiuti è costretto a fare, “sono stato frainteso”- dice. No, il problema è che ti abbiamo capito benissimo.

3- “Io di televisione me ne intendo”. Eccoci, finalmente. Svelato il suo trucco magico, l’uomo che ha avuto successo grazie alle televisioni può dare lezioni ad un giornalista su come ci si comporta. Le Tv private del Biscione hanno sicuramente contribuito a cambiare il modo di vita degli italiani, la tv commerciale ha rivoluzionato il modo di approcciarsi al mezzo televisivo, la pubblicità è stato lo strumento per “invogliare” il popolo, decretando per lui quello che era da comprare e cosa no, ha determinato tendenze e culture, e ahinoi anche la politica. Lo spot elettorale del 1994 era il perfetto emblema di quello che sarebbe stato, e molto prima “Meno male che Silvio c’è”, la gente si è fatta ammaliare da quella musichetta, da quelle immagini e in tanti hanno creduto che quel prodotto fosse acquistabile e gustabile.

Oggi, nel 2010, paghiamo il prezzo di quello spot per Forza Italia.

Il martellamento televisivo, l’onnipresenza di Berlusconi e dei suoi sulle reti pubbliche e private ci ha abituato a tutto, l’arroganza al potere fa in modo che nessun ascoltatore capisca il vero contenuto del discorso durante il dibattito, e la strutturazione di un telegiornale di servizio al Governo (vedi Tg1 direzione Minzolini) sovverte l’ordine delle notizie, perché è più importante sapere le ultime da Avetrana piuttosto che puntare i riflettori sulla montagna di spazzatura che sovrasta la Campania.

La notiziola al posto della notizia, tutto fuorché la realtà.

Gli italiani si stanno stancando di questo modello televisivo che per 20 anni è stato imposto, e dimostrazione lo sono i cali di ascoltatori di Tg1 e Tg5 e l’ascesa del TgLa7 di Mentana, il successo da record di Vieni via con me, e la stizza che i telespettatori provano nel sentire reiterate accuse bipartisan dei politici nei diversi talk show.

I giovani devono fare la propria parte per risvegliare gli animi intorpiditi di un Italia che è veramente stanca, provata da anni di mezze verità e prepotenze che hanno impedito al libera informazione e di conseguenza la libera formazione delle coscienze.

Giovedì 25 novembre si terrà a Foligno una manifestazione di protesta contro lo stato dell’informazione del nostro paese, un'occasione per far levare le voci di tanti giovani arrabbiati che, nati e cresciuti sotto il dominio televisivo berlusconiano, hanno voglia di respirare aria nuova, pulita e fresca.

Noi giovani dell’Italia dei Valori siamo con loro, la loro battaglia è la nostra.


Idv Giovani Umbria

martedì 23 novembre 2010

Bamboccioni...si rimane.



Sul futuro dei giovani italiani grava il peso del voto espresso dai 303 (Pdl, Lega e Fli) che nei giorni scorsi hanno approvato la cosiddetta Legge di Stabilità (ex Manovra Tremonti), che introduce misure per il valore di 5,7 miliardi, e che dovrebbe essere definitivamente approvata al Senato entro la prima decade di dicembre.


La preoccupazione per le giovani generazioni è dovuta al fatto che, nonostante gli emendamenti previsti e un rafforzamento del Fondo per le politiche sociali pari a 200 milioni di euro (che pur subisce un taglio del -36% rispetto al Fondo 2010), per quanto riguarda le Politiche Giovanili il Governo ha messo a disposizione 13,4 milioni di euro, quando nel 2010 era stanziata una ragguardevole cifra di 94 milioni: tradotto in percentuali significa -85,8% rispetto all’anno passato.


Dati alla mano, quale messaggio vuole dare il Governo alle nuove generazioni??

Probabilmente è questo: Arrangiatevi!!


Scelte politiche come questa sono il segnale preciso delle prospettive che il Governo Berlusconi ha disegnato per noi giovani: un futuro incerto, precario in ogni sua sfaccettatura, dove le uniche certezze sono su quello che certamente NON AVREMO: cioè una condizione economica e sociale che, per la prima volta dopo la secondo guerra mondiale, non sarà migliore rispetto a quella dei genitori.


Questa situazione non si è certo creata oggi, e i responsabili sono da ricercare lontano nel tempo, ma vero è che poco si sta facendo per alleviarci e rincuorarci dalle preoccupazioni legittime che accompagnano la nostra crescita individuale e collettiva.

A dimostrazione di ciò, prendiamo di nuovo i numeri della Legge di Stabilità, la quale prevede anche un pesante ridimensionamento del Fondo Nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione. Il Fondo ha l’obiettivo di agevolare con contributi integrativi al pagamento la concessione di canoni d’affitto, e oggi si è ridotto da 143 milioni di euro a 33,5 milioni, ovvero -76,7%! I numeri parlano da soli.


Diteci: con quali mezzi dovremmo emanciparci dalle nostre famiglie per andare a vivere da soli? Con quale coraggio ci dovremmo avventurare nella costruzione del nostro nucleo familiare? Con quale dignità dovremmo tornarcene a casa da mamma e papà per non esserci riusciti?!


Il Governo con questa Legge, che chiamano di Stabilità ma forse avrà l’effetto diretto di sconquassare il labile equilibrio sociale del nostro Paese, ha deciso di compromettere pesantemente il welfare nazionale. Continuiamo a leggere qualche numero1: la legge finanziaria 2010 ha stabilito che il Fondo nazionale per le politiche sociali (FNPS) sarà decurtato del 36% il che significa che se nel 2010 le risorse erano pari a 435 milioni, per il 2011 saranno a disposizione circa 275 milioni. Le risorse del FNPS vengono ripartite in quote fra le Regioni, le quali a loro volta attribuiscono risorse ai Comuni che sono i responsabili dell’erogazione dei servizi ai cittadini sulla base dei Piani sociali di zona, il che compromette pesantemente la gestione dell’offerta di servizi sociali sul tutto il territorio nazionale.

A questo si deve aggiungere l’azzeramento del Fondo per la non autosufficienza, e una drastica riduzione del fondo per le politiche della famiglia: -71,3% rispetto al 2010 per un totale di 52,5 milioni di euro.


La situazione economica dell’Italia è grave, la crisi occupazione non ha precedenti e per troppo tempo chi governa ha illuso i cittadini sul fatto che da noi andava tutto bene. Invece non era vero. Ma peggio della bugia, alla quale dopo 16 anni di berlusconismo dovremmo essere abituati, è che la miopia di questa classe dirigente la stiamo scontando noi giovani, che siamo stati considerati per troppo tempo l’ultima ruota del carro, nell’illusione che per noi ci sarebbe stato tempo, dopo.

Quanto scritto sulla Legge di Stabilità è allarmante e avvilente, nonostante le proteste, i reclami, le levate di scudi da parte della Conferenza delle Regioni, enti locali, associazioni, singoli individui, questo Governo ha deciso del nostro domani. Un domani povero, dove ci sarà poco spazio per la manifestazione dei nostri talenti, delle nostre potenzialità, dove non potremo esprimerci, dove non potremo stare insieme perché non avremo luoghi di incontro e ritrovo per scambiarci esperienze e motivarci a vicenda.


Noi giovani dell’Italia del Valori, vorremmo poter sovvertire quest’ordine di cose, vorremmo arrivare noi prima degli altri, vorremmo dire noi di cosa abbiamo bisogno e quali sono le strade per arrivarci, vorremmo poter decidere del nostro futuro, senza che ci sia imposto dai tagli dei finanziamenti statali.


Con questo Governo bamboccioni non si è, bamboccioni si rimane.


Idv Giovani Umbria



1 Documento curato da Antonio Misiani, deputato PD e membro della Commissione Bilancio

mercoledì 17 novembre 2010

ASPETTANDO L’UNIVERSITÁ CHE VORREMMO


Nella giornata mondiale del diritto allo studio si sono celebrati in tutta Italia una serie di iniziative atte a promuovere, tutelare e rilanciare il mondo dell’istruzione. Questo evento assume ancora maggior significato se pensiamo che si è verificato all’indomani dell’ennesimo assalto frontale che il governo ha portato all’università pubblica. Infatti in un contesto generale di tagli indiscriminati a tutti i livelli e in tutti i settori della conoscenza, ieri (16 novembre) si è appreso che nell'ultima versione del maxiemendamento alla legge di stabilità (ex Finanziaria) approvato dalla commissione Bilancio della Camera spunta anche un finanziamento di 25 milioni per "le università non statali legalmente riconosciute"(cit). Questo ultimo vergognoso e sconcertante provvedimento dimostra inequivocabilmente che alla base della continua sottrazione di fondi all’università pubblica non vi è affatto né il disegno di una ristrutturazione generale del sistema scolastico né tantomeno la necessità di far fronte alla pressante crisi economica, bensì la volontà politica di destrutturate e affondare l’istruzione statale del nostro paese.

In questo quadro generale l’Ateneo perugino si trova a dover fronteggiare una situazione particolarmente disagiata, che inesorabilmente finirà per gravare sulle spalle degli studenti. Attraverso tre vie: l’aumento delle tasse, la diminuzione dei servizi seppur incrementati di costo, il peggioramento della qualità della formazione ed infine il vertiginoso calo dei fondi destinati alle borse di studio per gli studenti meritevoli e meno abbienti.

Per questi motivi è necessario che tutti gli studenti in prima persona prendano coscienza della condizione nella quale versa il loro ateneo e si attivino affinché l’università pubblica torni ad essere un veicolo di crescita culturale e morale, oltreché un’esperienza formativa e propedeutica all’ingresso nel mondo del lavoro. Senza dubbio c’è bisogno di nuove forme di coinvolgimento, che vadano a sostituire le modalità attuali ormai obsolete ed incapaci di incanalare in progetti concreti le sempre maggiori esperienze spontanee ed autonome che vanno affermandosi. Il primo passo lungo questa strada, tuttavia, non può che essere una maggiore partecipazione alla vita istituzionale e sociale della propria facoltà, in particolare all’interno della rappresentanza studentesca, affinché questa assuma il reale compito che dovrebbe prefiggersi: tutelare il diritto allo studio e promuovere iniziative e progetti finalizzati alla crescita di tutto il mondo universitario.

Perché l’università non è semplicemente il luogo fisico in cui si trascorrono tre o più anni della propria vita cercando di apprendere una professione, ma è soprattutto un laboratorio di sviluppo della persona in tutte le sue molteplici sfaccettature e una risposta al bisogno di essere parte attiva di un progetto generale di rifondazione culturale, sociale ed etica di questa Italia.

Dipartimento Giovani Idv Umbria

sabato 13 novembre 2010

Giovani di Valore!


Ieri pomeriggio si è tenuto a Perugia un incontro nazionale dei giovani Idv con il Presidente Antonio Di Pietro, gli europarlamentari Sonia Alfano e Luigi De Magistris e il consigliere regionale della Lombardia Giulio Cavalli. Forse è superfluo ricordare quanto per noi giovani sia importante incontrare ragazzi che condividano il nostro stesso modo di vedere la vita, il futuro e il nostro Paese, ancor di più alla presenza di quelle che sono le nostre guide, i nostri punti di riferimento, i nostri modelli. E' importante incontrarsi, potersi contare, vedere che siamo effettivamente tanti ad essere distanti dal modello di giovani che il governo e le sue televisioni vogliono proporci, ma il confronto tra tutti noi avviene quotidianamente, perchè viviamo in un'epoca che tra tanti difetti ha il pregio di godere di tantissimi mezzi di comunicazione, il web su tutti. Questi eventi hanno lo scopo di farci sentire meno soli, sopratutto quello di ieri: la speranza era quella di avere un dialogo con i nostri rappresentanti, con i vertici di quel partito per il quale spendiamo tanto tempo e tante energie. La sensazione alla fine degli interventi dei giovani di tutta Italia, invece, è stata, almeno per me, quella di essere stati abbandonati. Tra tutti i ragazzi intervenuti non c'è stato nessuno che non fosse amareggiato per l'esito dei congressi: posso capire il loro stato d'animo, tanti come me sono alla prima esperienza in un partito, tanti si sono iscritti perchè come me erano stanchi di inveire contro i telegiornali, gli ospiti di Annozero e Ballarò, e volevano fare qualcosa di concreto per contribuire a cambiare le cose. Non ci siamo iscritti per avere incarichi e poltrone, ci siamo iscritti, e ci siamo iscritti all'Italia dei Valori, perchè crediamo nella trasparenza e nella Giustizia, perchè siamo Antifascisti e contro tutte le mafie.

Non abbiamo scelto la tessera a caso. Forse avremmo dovuto pensare che essendo un partito nuovo, avrebbe raccolto tutti quelli rimasti senza poltrone negli altri partiti. Forse ingenuamente e rei della poca esperienza non pensavamo di trovare tante lotte intestine in uno stesso partito.Dopo ieri pomeriggio sappiamo che non è una situazione esclusiva del nostro territorio, ma che è uno dei tanti tratti che accomuna i giovani Idv. Forse si, siamo ingenui, ma siamo anche quelli che lavorano senza volere niente in cambio, siamo quelli che considerano il partito uno strumento, un mezzo per raggiungere piu' persone possibile e costringerle a riflettere sulle condizioni del nostro Paese. E deve essere per noi motivo di orgoglio. Tuttavia, mentre sedevo sulla poltroncina azzurra di Palazzo dei Priori, ascoltando l'amarezza e in alcuni casi la rabbia dei ragazzi che sono intervenuti, ho avuto un momento di sconforto. Non solo per il quadro che è emerso, ma anche per la mancanza del Presidente (tristemente, mi ha ricordato un intervento in Parlamento dello stesso Di Pietro: “Caro Presidente del Consiglio che non c'è...” ) e per aver notato l'indifferenza di coloro che dovevano ascoltare. Ho pensato di mollare, non lo nego, io che avevo fatto solo un'oretta di treno; ho pensato che chi veniva da Torino, da Palermo o da Reggio Calabria non poteva essere biasimato se una volta tornato a casa avesse riconsegnato la tessera come hanno fatto i ragazzi a Macerata.

Poi però ho ascoltato l'intervento del nostro coordinatore regionale, Matteo Minelli, che ha ricordato come in Umbria siamo stati capaci di superare le ideologie delle correnti di partito almeno a livello dei giovani, di come siamo riusciti ad arrivare a un traguardo cosi' importante. Ho ascoltato il nostro coordinatore nazionale, Rudi Russo, che ha ricordato come siamo con tutti e due i piedi a sinistra e quanto abbiamo da lavorare già per i prossimi sei mesi, andando oltre le logiche di partito che non fanno parte del nostro modo di intendere la politica. Ho parlato con i ragazzi del bellissimo gruppo di cui faccio parte e ho capito che per quanto siamo, e saremo sempre, distanti dai giochi di potere che abbiamo visto in questi mesi, siamo la parte pulita del partito e siamo gli unici che possono continuare a farlo crescere.
Sta solo a noi decidere come!

domenica 10 ottobre 2010

IDV UMBRIA ORA E' DEMOCRATICO


L'hanno detto tutti: “Dopo 2 anni di commissariamento finalmente celebreremo...” sempre la solita storia. Basta! Il tempo dei congressi è ufficialmente terminato e dopo 6 mesi dedicati quasi esclusivamente a questa questione/problematica bisogna ricominciare a lavorare e bisogna rimetterci subito in azione. Non da lunedì, ma subito, dalla domenica seguente, perchè abbiamo perso fin troppo tempo. Sembrava che la politica si fosse fermata, che i cittadini in questi sei mesi non avessero avuto nessun disagio, invece non è così: siamo noi che li abbiamo ignorati e siamo noi che, invece di far politica in modo da essere accanto ai cittadini, l'abbiamo fatta per essere vicini al partito; qualcosa che, con la politica e con le problematiche quotidiane di qualsiasi essere umano, non tesserato ad un partito, non c'entra veramente niente.

Ad onor di cronaca va detto che il congresso è stato vinto del cosigliere regionale Paolo Brutti (172 preferenze), uomo di esperienza, preparazione e competenze indiscutibili. Il suo degno sfidante, Antero Bianchi (153 preferenze), è uscito sconfitto ma non con le ossa rotte, tutt'altro. La sua (nostra per chi scrive) lista ha dimostrato di unire e di riscuotere un consenso che nessuno si aspettava, ora è chiaro che il partito deve essere la sintesi di questi due pseudo-schieramenti, considerando il fatto che la lista perdente è riuscita a mettere insieme personaggi e idee anche distanti tra loro: un lavoro duro, che però prima o poi dovrà dare i suoi frutti.

Altra nota: la nuova coordinatrice delle donne è invece Annina Botta, che si impone di misura su Franca Mariani, altra concorrente al ruolo.

Ora però veniamo al bello: i giovani. La mia e la fiducia di tutti, simpatizzanti, tesserati, e non, deve essere riposta in questo dipartimento, che è stato in grado di essere sintesi di diverse posizioni, non tutte, fin da prima del congresso. Il nuovo coordinatore eletto è Matteo Minelli, un ragazzo da sani principi morali e politici, che è stato individuato da tutti i sostenitori di tale mozione come sintesi, appunto, del pensiero comune. L'altro candidato era Renato Fiorucci, sostenitore di un'altra mozione per diversi aspetti sovrapponibile a quella di Minelli, infatti solo per un fatto “temporale” non si è riusciti a convergere in un candidato e in una mozione unici.

Come dicevo prima però, noi giovani, nella vita ma anche nella politica, siamo sempre un passo avanti per due motivi: primo, perchè il futuro per noi non è altro che la pianificazione della nostra esistenza, è qualcosa che coinciderà con la fase adulta della nostra vita e che sentiamo nostra, quindi vogliamo deciderlo e pianificarlo in prima persona, non farcelo pianificare da chi non lo ha a cuore quanto noi. Questo è il caposaldo del nostro pensiero, e per questo noi combatteremo fino in fondo e venderemo cara la pelle: nessuno riuscirà a comprarci, né tantomeno a convincerci a svendere le nostre idee. (Mi permetto di ritenere tale questione trasversale per entrambe le mozioni). Il secondo punto è che noi siamo vulcani di idee, siamo più rapidi e padroni delle nuove tecnologie, ma spesso disordinati nei nostri pensieri; ed è proprio qua che entrano in gioco tutte quelle persone disposte ad aiutarci con la loro esperienza e le loro conoscenze:noi abbiamo bisogno di qualcuno che ci indichi la strada e, magari per un po' ,se necessario, ce la spiani pure...ma poi dovete lasciarci, andare perchè noi corriamo più veloce.

Detto ciò, voglio fare un in bocca al lupo a tutti, eletti e non; perchè l'Umbria ci stà aspettando, ha bisogno di noi, di gente onesta e leale, che lavora e combatte fianco a fianco con i cittadini di ogni ceto sociale, ogni etnia e ogni credo, se faremo questo il merito ci verrà riconosciuto (forse), se non lo faremo saremo sicuramente come tutti gli altri politici... INUTILI!!!

Lorenzo Di Schino

giovedì 7 ottobre 2010

Le 10 Regole della Manipolazione Mediatica - Noam Chomsky


1-La strategia della distrazione


L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).


2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni

Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.


3- La strategia della gradualità

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.


4- La strategia del differire


Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini


La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).


6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione
Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti….

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori".


8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità


(dal film Videocracy)
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...


9- Rafforzare l’auto-colpevolezza

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!



10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.








fonti fotografie: 1,2,3,4,