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lunedì 5 marzo 2012

Terni in bicicletta dice No all'Inceneritore




Una biclettata a Terni per dire no alla riattivazione dell’inceneritore di Terni ENA; questa è stata l’iniziativa a cui i Giovani dell’IDV della provincia di Terni e tutto il partito hanno preso parte sabato pomeriggio. Una manifestazione promossa dal comitato cittadino “No inceneritori Terni”, che ha visto la partecipazione di moltissimi ternani. Grandi e piccoli si sono ritrovati sotto palazzo Spada animati da un unico intento, quello di far sentire la loro voce al Sindaco e ribadirgli la loro contrarietà all’incenerimento dei rifiuti. La termovalorizzazione è ormai da tempo una tecnologia considerata sorpassata nell’ambito della chiusura del ciclo dei rifiuti, nonché dannosa per la salute dei cittadini, viste le numerose statistiche che testimoniano un elevato aumento delle patologie cardiovascolari e dei tumori alle vie respiratorie.
Il senso dell’iniziativa non era soltanto quello di manifestare il dissenso, ma anche di creare una vetrina utile per far capire a tutti, quelle che sono le possibili alternative all’incenerimento. Le richieste sono molto chiare: politiche che permettano la diminuzione a monte dei rifiuti prodotti, accompagnate da un aumento massiccio della raccolta differenziata porta a porta e l’emulazione di realtà come quella di Vedelago, che ha visto la realizzazione di impianti atti al trattamento meccanico-biologico dei rifiuti, modalità che ha permesso un cospicuo incremento della raccolta differenziata (perché conveniente, visto che tali ditte acquistano il differenziato) e anche un notevole abbassamento della percentuale di indifferenziato. Anche l’esempio di Reggio-Emilia, citta molto simile a Terni per numero di abitanti, ci sembra ottimo, visto che proprio pochi giorni fa è stato presentato un piano che prevede la chiusura del termovalorizzatore presente in quella zona e parallelamente una strategia per incrementare la raccolta differenziata.

E’ stato lanciato, dunque, un appello che speriamo serva al sindaco di Terni e a tutti gli altri sindaci dell’ATI 4 che a breve dovranno redigere il piano d’ambito relativo alla provincia in materia di rifiuti. I cittadini sono stati chiari: l’inceneritore a Terni non deve ripartire, altrimenti la protesta andrà avanti.

Lorenzo Di Schino - Coordinatore provinciale Giovani IdV Terni

venerdì 2 marzo 2012

Il Referendum non va in Prescrizione



Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua da diversi anni sta portando avanti iniziative per il riconoscimento e la difesa dell’acqua come bene comune e diritto umano universale radicandosi sempre più territorialmente ed assumendo contemporaneamente un respiro nazionale. Il lavoro dei Movimenti ha contribuito a mettere a fuoco vari aspetti della questione acqua, che vanno dalla politica globale ad aspetti di carattere più territoriale. La tutela della risorsa acqua, la critica delle privatizzazioni, la ricerca di nuovi modelli gestionali pubblici incentrati sulla partecipazione attiva della cittadinanza sono una serie di capisaldi del programma politico che ha condotto alla grande campagna referendaria del 12-13 Giugno 2011. La straordinaria partecipazione popolare alla raccolta firme e i quasi 27 milioni di cittadine e cittadini che hanno votato ci danno un segnale chiaro di quanto il tema dell'acqua susciti interesse nell'opinione pubblica.
Gli Italiani hanno detto in modo inequivocabile che non si deve trarre profitto dalla gestione degli acquedotti. Dichiarando ammissibile il referendum sulla remunerazione al 7% del capitale investito, la Corte Costituzionale ha stabilito che il quesito possedeva tutti i requisiti di formulazione idonei a conseguire il fine di ‘rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua’. La Corte ha stabilito inoltre che ‘coessenziale alla nozione di rilevanza economica del servizio è la copertura dei costi non già la remunerazione del capitale’, per cui la normativa successiva all’esito referendario è ‘immediatamente applicabile’, in quanto ‘determinata in modo tale da assicurare la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio’. A parte i tentativi, del governo Berlusconi prima e di quello Monti poi, di depotenziare gli effetti dell'esito referendario, ad oggi, nessuna delle determinazioni chieste dalla maggioranza degli Italiani è stata ancora messa in pratica. Il perché appare ovvio soprattutto nel caso delle gestioni miste pubblico-privato che troppo spesso finiscono per trasformarsi in sistemi di scambio consenso-favori con conseguenze assolutamente negative in termini di efficienza del servizio ed in termini di costi per i cittadini.
Dobbiamo amaramente constatare che anche nella nostra regione nulla ancora è stato fatto dalle istituzioni locali per tradurre la volontà dei cittadini in atti amministrativi e tecnici concreti. Viceversa accogliamo con favore l’esperienza di ripubblicizzazione promossa dalla giunta di Napoli e dal sindaco Luigi de Magistris, organizzatore del recente “Il 'Forum dei Comuni per i beni comuni' , all’interno del quale è stata lanciata una mobilitazione importante per la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte di governo del territorio.
Per comprendere l’importanza di questo tema occorre ricordare che fino su scala nazionale dal 2002 al 2010 le bollette dell'acqua hanno subito un incremento del 65% e se si prende in considerazione la classifica degli ATO più esosi si osserva che tra i primi 25 ben 21 sono a gestione mista (pubblico-privato) o completamente privata. A tale proposito, a livello locale, va ricordato che per quanto riguarda l'ATI 1 l'azienda Umbra Acque vanta, nel 2010, un utile di 2,3 milioni di euro, il 40 % del quale finisce nelle tasche del socio privato (ACEA SpA). Dai dati resi pubblici dal presidente di UA, appare possibile procedere ad una liquidazione del socio privato, visto che con i succitati volumi di profitto risulta facilmente percorribile la programmazione di un piano di recupero delle suddette quote da parte dell'azionariato pubblico.
Per quanto riguarda l'indennizzo per l'uscita dal capitale (danno emergente e lucro cessante dalla data di risoluzione sino al 2027, anno in cui terminerebbe la concessione) dovrà essere seriamente valutata la possibilità di dimostrare l'inadempienza del gestore nei confronti del Piano d'Ambito (lavora che il Forum sta portando avanti da qualche periodo). In particolare nel caso di UA dovranno essere tenuti conto: il forte differenziale tra i costi previsti dal Piano ed i costi reali (in aumento dal 2005 ad oggi e con una previsione catastrofica al 2016, +85%),la riduzione degli investimenti rispetto agli obbiettivi fissati nel Piano,il crescente disavanzo,le oltre 50 denunce di non conformità per scarichi e depuratori (alcune delle quali di rilevanza penale), il deposito cauzionali. Tutte iniziative che condanniamo fermamente così come un dichiarato nuovo aumento delle tariffe. Invitiamo perciò Umbra Acque e l'ATI di riferimento a scongiurare questa possibilità e a muoversi celermente nella direzione auspicata dai cittadini italiani con il referendum del 12 e 13 giugno.

Matteo Minelli
coordinatore regionale giovani Italia dei Valori Umbria
Andrea Ferroni
Coordinatore Provinciale Giovani Comuniste/i Perugia
Minestrini
coordinatore regionale FGCI Umbria,
Jacopo Giovagnoni
Circolo SEL Perugia



sabato 28 gennaio 2012

Riguardo l'Acqua Pubblica, l'Umbria faccia come Napoli




Sabato 28 gennaio Luigi De Magistris ha convocato a Napoli il “Forum dei Comuni per i beni comuni”, l’assemblea costituente della rete degli amministratori locali per i beni comuni. Beni comuni intesi come patrimonio della collettività e che sono al tempo stesso fondamento irrinunciabile dei diritti e fulcro della democrazia partecipativa.
I 27 milioni di italiani hanno dato alla politica un mandato chiaro ed ineludibile: garantire la partecipazione dal basso alle decisioni e difendere la pubblicità dei beni e dei servizi comuni dalla speculazione del mercato. Da Napoli parte quindi il tentativo di catalizzare una azione di rinnovamento che vede al centro la cogente questione dell’acqua e del rispetto dei risultati referendari. I sindaci ed i comuni italiani non possono continuare a far finta di nulla e devono per primi farsi interpreti del volere popolare anche alla luce delle nuove forme organizzate di mobilitazione e della campagna di “obbedienza civile” promossa dal movimento e dalle associazioni. In Umbria è opportuno dare seguito alle determinazioni referendarie e le amministrazioni pubbliche, anche attraverso i propri rappresentanti anche nelle società partecipate, devono immediatamente presentare piani sostenibili di ripubblicizzazione del servizio idrico.
Diritti, Beni Comuni e Democrazia non possono continuare ad essere etichette propagandistiche né rimanere vuoti contenitori ideologici. Urge, senza ulteriori reticenze, giungere a determinazioni legislative che pongano, a tutti i livelli, la partecipazione dei cittadini al centro di un sistema nuovo disegnato per garantire i Diritti, salvaguardare i Beni e tutelare la Democrazia.
Claudio Santi – Dipartimento Ambiente Acqua Energia e Rifiuti - Idv Umbria
Matteo Minelli - Coordinatore regionale giovani Idv Umbria

martedì 24 gennaio 2012

Ferma condanna degli atti violenti, ma resta grave l’atteggiamento del CDA di Umbra Acque.




“Condanniamo fermamente ogni tipo di violenza verso cose o persone”. Con queste parole i giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria commentano gli episodi di aggressione avvenuti la scorsa settimana nelle sedi di Umbra Acque di Perugia e Città di Castello. “Questi atti non sono giustificabili in ogni caso, in particolar modo quando vengono diretti contro innocenti dipendenti dell’ente, a cui va tutta la nostra solidarietà. Le aggressioni al tempo stesso non possono essere sottovalutate poiché rappresentano il sintomo di un fortissimo malessere diffuso in tutta l’utenza. L’aumento delle tariffe, le denunce di non conformità per gli scarichi, l’ipotesi forse abortita di introdurre una specifica tassa sui pozzi, le illegali cauzioni e soprattutto il supponente diniego di rispettare l’esito referendario, non possono che causare sgomento e irritazione in tutti i consumatori. Irritazione motivata se si pensa che il Consiglio di Amministrazione dell’Ente, che dovrebbe rappresentare la parte pubblica della gestione e quindi i cittadini, tutela gli interessi e il profitto di ACEA, ovvero il socio semiprivato, e si oppone strenuamente alla ripubblicizzazione del servizio. Insomma i cosiddetti rappresentanti del popolo, si oppongono al rispetto della volontà popolare. Anche pochi giorni fa per bocca del nostro presidente Antonio Di Pietro – concludono i giovani idv- il nostro partito ha dichiarato che difenderà l’esito referendario e l’acqua pubblica dentro e fuori dal parlamento con ogni mezzo possibile. Per questo continuiamo ad essere pronti a sostenere ogni iniziativa volta a modificare nella direzione indicata dalla volontà popolare la gestione del servizio idrico regionale.



sabato 12 novembre 2011

In merito agli sviluppi della questione Ikea



“Come giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria siamo stati i primi a sollevare la questione della Valutazione d’Impatto Ambientale in merito all’insediamento di San Martino, quindi non possiamo che accogliere molto positivamente l’interrogazione presentata dai nostri consiglieri regionali”. Questo il commento di Matteo Minelli, coordinatore dei giovani IdV dopo l’intervento di Dottorini e Brutti sul caso Ikea.
“Un progetto di dimensioni faraoniche come quello in esame dovrebbe essere oggetto di grandissima attenzione. Per questo sarebbe opportuno che le amministrazioni competenti vaglino sull’attuazione di tutte le misure utili a comprendere il reale impatto dell’insediamento, in termini ambientali, urbanistici, di sistema viario. Come giustamente hanno sottolineato il capogruppo e il segretario regionale comunque per poter dare giudizi definitivi sulla vicenda occorre attendere il proseguimento delle indagini. Fino ad allora da parte di tutte le istituzioni è necessaria l’espletazione di tutte gli atti tecnici e politici tali da garantire la massima trasparenza”.

martedì 8 novembre 2011

Non Bruciateci il Futuro: la petizione è anche on line!



E' possibile sottoscrivere la petizione popolare contro l'inceneritore a Terni anche on line
cliccando qui. 
E' sufficiente compilare il form o usare il proprio account facebook.
In alternativa, potete trovare i nostri banchetti:
 ogni Mercoledi' mattina presso il mercato di Viale dello Stadio, dalle 9 alle 12; 
Giovedi' e Sabato pomeriggio in Largo VIilla Glori dalle16,30 alle 19. 


 PETIZIONE POPOLARE
Al Presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria
Al Presidente dell’ATI 4
Ai Sindaci dei Comuni della Provincia di Terni
Premesso che
- Per una gestione ottimale del ciclo dei rifiuti urbani occorre par 4
Ai Sindaci dei Comuni della Provincia di Terni
Premesso che
- Per una gestione ottimale del ciclo dei rifiuti urbani occorre partire “dalla testa e non dalla coda”, rispettando le direttive europee (2008/98/CE) e le leggi nazionali (Dlgs. 205/2010) che impongono una gerarchia negli interventi: prima la Riduzione/Prevenzione dei rifiuti, poi, attraverso lo sviluppo massimo della Raccolta Differenziata, il Riutilizzo ed il Riciclo, quindi il Recupero di altro tipo (in particolare il recupero di energia) e solo all’ultimo posto lo Smaltimento;
- Il Piano per la gestione dei rifiuti dell’Ati 4 (coincidente con la provincia di Terni), non recependo queste indicazioni, prevede, a più di tre anni di distanza dal blocco dell’inceneritore ASM di Maratta, di tornare a bruciare i rifiuti solidi urbani nella conca ternana, nell’inceneritore di Terni Ena–Acea;
- Lo stesso Piano prevede l’ampliamento della discarica di Le Crete di Orvieto, tramite l’estensione al cosiddetto terzo calanco, quando, per la fase residuale del processo, è ritenuto sufficiente la sopraelevazione del solo secondo calanco, come dimostra anche il recente parere della Regione, espresso in sede di valutazione d’impatto ambientale (Via).
Considerato che
- Ogni cittadino della provincia produce, in un anno, 540 kg di rifiuti; che questa quota aumenta ogni anno e che non ci sono provvedimenti sufficienti ad arrestare questa tendenza;
- I rifiuti urbani, dopo la differenziazione, possono essere recuperati e trasformati in materie prime seconde, creando nuove opportunità economiche ed occupazionali per il territorio, oltre che comportare riduzioni delle tariffe a carico dei cittadini, premiando i comportamenti virtuosi;
- La collettività ternana già paga un prezzo molto alto, in termini di inquinamento e di salute, alla struttura industriale del territorio e che non è possibile aggiungere altre fonti di inquinamento, come non è possibile continuare ad inviare i due terzi dei rifiuti nelle discariche dell’orvietano;
I sottoscritti cittadini, nell’esprimere la loro contrarietà al progettato ritorno all’incenerimento dei rifiuti nella conca ternana ed al raddoppio della discarica di Orvieto, chiedono la modifica del Piano Regionale Gestione dei Rifiuti e del Piano previsto per l’Ambito Territoriale Integrato n°4 in modo di assicurare, in tempi certi, la realizzazione dei punti sotto elencati:
Un piano operativo per la riduzione dei rifiuti alla fonte. La Provincia, il Comune di Terni e gli altri comuni dell’Ati 4 devono sviluppare, in collaborazione con le associazioni di categoria e la Regione, un piano operativo per la riduzione/prevenzione della produzione dei rifiuti, seguendo le esperienze positive di altri comuni italiani;
Raggiungimento dell’obiettivo minimo del 65% di raccolta differenziata, entro il 2012 come previsto dalla legislatura vigente, considerandolo come base per azioni successive, in grado di andare oltre i limiti minimi imposti dalla legge.
Costruzione del polo industriale del recupero e del riciclo. Gli stessi soggetti, indicati al primo punto, dovranno promuovere ed agevolare un progetto per la costituzione del polo del riuso e del riciclo. Dovranno essere attivati contatti con i consorzi e le aziende che operano nel settore, per promuoverne l’insediamento, attraverso verticalizzazioni e progetti innovativi che consentano lo sviluppo di una filiera completa, ispirata ai modelli nazionali ed internazionali più avanzati.
Promozione di un autentico governo pubblico locale del ciclo dei rifiuti che abbia lo scopo di garantire effettivamente gli interessi generali della collettività, con la strutturazione di un adeguato e trasparente sistema di controllo pubblico degli impianti e del ciclo produttivo, mettendo in campo percorsi e strumenti idonei ad assicurare l’indispensabile informazione e la partecipazione attiva della cittadinanza, ad ogni fase del progetto.



venerdì 4 novembre 2011

Raccolta rifiuti: solidarietà ai cittadini di Ponte Felcino



I responsabili dei dipartimenti dei Giovani e dell'Ambiente solidarizzano con i cittadini della frazione perugina per i notevoli disagi della raccolta dei rifiuti ad opera della Gesenu.
“Sacrosante le lamentele degli abitanti di Ponte Felcino”. Così Matteo Minelli coordinatore dei giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria e Claudio Santi, responsabile regionale del Dipartimento Ambiente, sulle vivaci proteste in merito alla raccolta differenziata.
“Ormai da tempo, come Italia dei Valori, abbiamo denunciato i ritardi e le inefficienze che caratterizzano lo smaltimento dei rifiuti.” I problemi sono sempre gli stessi: disinformazione, cassonetti straripanti, ritardi nello svuotamento, immondizia ovunque.
“Il fatto che molti cittadini paragonino Perugia a Napoli la dice lunga sulla fiducia che essi provano nei confronti della Gesenu e della politica portata avanti in tema di rifiuti. Riteniamo - prosegue Minelli - che al di là dei tour sui territori e le estemporanee giustificazioni con tanto di fantomatici dati, l’amministrazione debba prendere seri provvedimenti per modificare questo intollerabile stato di cose.
Innanzitutto maggiore informazione: sarebbe stato opportuno e lo è ancora, l’invio di personale qualificato in ogni abitazione per spiegare nei dettagli le modalità con cui differenziare, dando magari rassicurazione sui benefici che ne derivano per la cittadinanza.
Poi l’introduzione dei codici a barre sui sacchetti in modo da diversificare la tariffa di ogni utente in base alla qualità della differenziata e alla quantità dei rifiuti prodotti. Occorre inoltre potenziare il servizio di raccolta, in particolare nelle zone dove sono presenti i disagi maggiori, prevedendo interventi straordinari.
E’auspicabile, inoltre, una definitiva divisione tra le società di raccolta e quelle di chiusura del ciclo, al fine di rendere completamente trasparente tutta la filiera dei rifiuti, prevenendo cosi il rischio di possibili conflitti di interesse.
In ultimo -concludono Minelli e Santi - va sottolineato che anche il sistema di raccolta dell’organico ci lascia quantomeno perplessi. La direttiva europea impone, oramai da tempo, l’uso di sacchetti biodegradabili che, a quanto ci risulta, non vengono ancora distribuiti ai cittadini. In aggiunta a questo la possibilità di conferire nell’organico anche altro materiale, come ad esempio i pannolini dei neonati, confidando nel sistema di preselezione, aiuta sicuramente ad aumentare i numeri della quota differenziata ma non certo la qualità del compost finale”.

domenica 23 ottobre 2011

La Questione Ikea




“Insoddisfacente”, così Matteo Minelli, coordinatore regionale dei giovani dell’Italia dei Valori, definisce la nota emanata ieri da Palazzo dei Priori in merito al caso Ikea. “Prendiamo atto che l’amministrazione comunale si definisce estranea a qualsiasi vicenda di carattere giudiziario. Tuttavia a questa affermazione non fa seguito alcun chiaro segnale di discontinuità. Ci preoccupa anzitutto - prosegue Minelli - il fatto che il Comune insista a voler proseguire l’iter procedurale senza assoggettare il progetto Ikea alla valutazione d’impatto ambientale. Lascia attoniti, poi, il fatto che Palazzo dei Priori si dica angosciato da un eventuale prolungamento dei tempi previsti per l’approvazione finale dell’insediamento. Mentre si prospettano illeciti e comportamenti non etici, l’unica inquietudine dell’amministrazione pare essere quella di accelerare i tempi. Al contrario, occorre aprire una seria riflessione sul profilo etico della vicenda, perdipiù in un clima di generale risentimento come quello attuale, senza rifugiarsi in giustificazioni banali e contraddittorie, centrate solo sull'aspetto economico. Un partito come l’Italia dei Valori - conclude Minelli - che in questi mesi si è distinto per aver sollevato senza inibizioni la questione morale, è perfettamente coerente quando chiede chiarezza su tutto il caso. Fino ad allora cautela vorrebbe che si evitassero forzose accelerazioni dell’iter tecnico amministrativo”

sabato 6 agosto 2011

La sindrome di Assocave e la verità dei numeri


Da alcune settimane pare che i cavatori umbri siano preda di una sorta di fobia da accerchiamento. A loro avviso sarebbe in atto un massiccio attacco contro il settore delle estrazioni, orchestrato dai mezzi di comunicazione, costruito su illazioni, e portato avanti attraverso bollature e marchi infami. A mio giudizio invece ci troviamo di fronte all’ennesimo tentativo di suscitare nei cittadini umbri una sorta di sindrome di Stoccolma, in balia della quale dovremmo finire tutti per fare corpo unico con i cavatori, messi in ginocchio dalla crisi e contro cui addirittura si può parlare di fumus persecutionis da parte delle forze dell’ordine. La manifestazione più recente di questo malcelato tentativo è l’intervento di Raul Ridolfi, direttore di Asso-Cave Umbria., che sulla falsa riga di altri esponenti del settore, stigmatizza l’ottimo lavoro svolto dal Corpo Forestale dello Stato e fornisce una serie di dati raffazzonati su contribuiti ambientali e canoni di concessione. Innanzitutto quello che viene definito “monopolio mediatico” oppure “attenzione parossistica” nei confronti dell’attività svolta in negli ultimi mesi da questa forza di polizia, non è altro che la legittima conseguenza delle eccellenti operazioni portate a termine dal comandante Falchi e dai suoi ragazzi. Operazioni tutte eseguite senza alcuna sovrapposizione con altre istituzioni deputate al controllo del territorio , poiché il principale compito di della Forestale è l’indagine e la repressione di tutti quei reati che riguardano l’ambiente. Occorre fare chiarezza per l’ennesima volta anche sulle cifre legate ai canoni di concessione, partendo però un po’ più da lontano. L’Italia continua a detenere il primato di Paese produttore e consumatore di cemento (34.400 tonnellate all’anno) in controtendenza rispetto a tutto il resto d’Europa. Opere faraoniche di nessuna utilità, condoni edilizi, piccoli e grandi piani casa, scarso livello tecnologico del settore delle costruzioni, permettono di mantenere inalterata questa infelice leadership. La conseguenza di questo stato di cose è l’enorme volume che ha assunto l’attività estrattiva, in particolare di inerti e calcari, destinati appunto per l’80% alla produzione di cemento. Di contro a questi numeri sconvolgenti, i canoni di estrazione sono vergognosamente bassi: mediamente nelle regioni italiane si paga il 4% del prezzo di vendita degli inerti. Il totale nazionale delle concessioni pagate ammonta così all’incirca a 36 milioni di euro, mentre, udite udite, il totale degli introiti ricavati dai cavatori alla vendita è di ben 1 miliardo e 150.000 milioni di euro. Per fare un piccolo paragone, in Gran Bretagna ad esempio, a parità di materiale estratto lo stato avrebbe ricevuto oltre 267 milioni di euro. Venendo infine alla nostra Umbria lo scorso anno sono stati estratti 547.000 metri cubi solo di ghiaia e sabbia, con conseguenti entrate annue calcolabili intorno ai 205.00 euro. Se si fossero applicate le tariffe delle regioni limitrofe avremmo ottenuto all’incirca i seguenti introiti: toscane 251.000 euro, emiliane 311.000 euro , marchigiane 388.000 euro. Se avessimo invece deciso addirittura di applicare i canoni dello stato britannico avremmo incassato addirittura 1.164.279 euro. I numeri parlano chiaro; sarebbe opportuno che la Regione aumentasse i canoni di estrazione e iniziasse a tassare maggiormente il conferimento dei rifiuti dell’edilizia nelle discariche. Di contro andrebbero incentivati il recupero dei materiali di scarto da costruzione e demolizione, così come avviene in Danimarca, dove il 90% del fabbisogno è coperto attraverso il riciclaggio.


venerdì 5 agosto 2011

Ancora disservizi, Umbria Acque latita


Ormai da alcuni giorni un ordinanza del Comune di Perugia vieta agli abitanti di Solfagnano Alto e Cotavolino di attingere all’acqua potabile. Quest’ultima risulta infettata da alcune colonie di enterococchi, pare a causa di una mancata somministrazione di cloro. Ad oggi Umbra Acque non è in grado di affermare con sicurezza la provenienza del batterio; l’unica certezza è che i disagi per gli abitanti si protrarranno almeno sino a lunedì prossimo, data entro cui saranno effettuati nuovi esami di laboratorio e operazioni di sterilizzazioni delle condutture. Fino a quel momento i residenti saranno costretti a rifornirsi mediante autobotti predisposte a determinati orari, con pesanti disagi in particolare per gli anziani costretti a recarsi nelle limitrofe frazioni per acquistare acqua in bottiglia. Non è la prima volta che i residenti del luogo, si trovano a convivere con problemi legati alla gestione del sistema idrico. In passato particolarmente gravi erano stati diversi episodi di sversamento delle fognature con conseguenti danni ad alcune abitazioni. Negli ultimi tempi eventi come: interruzioni di servizio sempre più frequenti e senza preavviso, rottura delle tubature, fuoriuscita delle acque nere, sono stati sempre più frequenti in diverse località del comune di Perugia. Queste le conseguenze per i cittadini della parziale privatizzazione dei servizi idrici avvenuta nell’ultimo decennio: aumento delle bollette e diminuzione delle prestazioni di controllo. Perciò , anche in seguito all’attuazione del mandato referendario, sarebbe opportuno che anche Umbria Acque torni ad una gestione più attenta delle nostre risorse idriche, tanto aumentando l’attività di manutenzione delle condutture, così da limitare le perdite e gli sprechi, come pure togliendo la tassa del 7% sul capitale investito.

giovedì 16 giugno 2011

Amianto, morti silenziose


Si è tenuta ieri in un'aula gremita del Tribunale di Torino la requisitoria del pm Raffaele Guariniello nel processo che vede imputati i dirigenti della Eternit, multinazionale dell’amianto. L'accusa nei confronti di Stephan Schmidheiny e Jean Louis De Cartier De Marchienne, ex proprietari dell'azienda, è di disastro doloso e omissione volontaria di cautele sul luogo di lavoro. Nonostante fin dai primi anni sessanta fosse scientificamente dimostrato che le fibre di amianto causano una forma specifica di cancro, il mesotelioma pleurico (patologia caratterizzata da un altissimo livello di mortalità), oltre ad una malattia particolare l’asbestosi, l’Eternit continuò non soltanto a produrre tale materiale, ma operò al fine di tenere nella più totale ignoranza gli operai che lavoravano nelle sue fabbriche, oltre ai residenti nelle zone limitrofe agli stabilimenti. A Casale Monferrato, Broni, Bagnoli e Cavagnolo, alla Fincantieri di Monfalcone, non se ne sono andati soltanto lavoratori dell’amianto, ma con loro sono scomparsi familiari, amici e tanti semplici cittadini che nulla avevano a che fare con l’eternit. Tutti venuti a contatto con le micidiali microfibre , che in areatori, camion e inconsapevoli esseri umani hanno contribuito a disperdere in tutto il tessuto urbano. Questa immane catastrofe, i cui danni effettivi saranno calcolabili soltanto nei prossimi decenni ( il picco massimo di morti per mesotelioma nelle aree contaminate secondo recenti studi si avrà tra il 2015 e il 2020), non è figlia della negligenza e neppure della superficialità, ma della volontà dei vertici aziendali di continuare a fare ingenti profitti disinteressandosi della salute della collettività. In palese contrasto con l’articolo 41 della costituzione che recita: “L’iniziativa economica è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Per questo motivo siamo convinti che la sentenza segnerà un passo decisivo nel rendere giustizia a tutte le vittime dell’amianto e ai loro familiari, che da anni combattono una battaglia di civiltà per riaffermare il principio che di lavoro deve essere fonte di vita e non causa di morte.



Matteo Minelli 


mercoledì 1 giugno 2011

Referendum: il Governo boicotta il voto degli Italiani all'estero



Il 12 e il 13 Giugno siamo chiamati a votare per un'importante consultazione referendaria su tre quesiti. Decideremo se il nostro paese si proietterà nel futuro abbracciando le energie rinnovabili oppure farà un balzo indietro tornando all'energia nucleare; se l'acqua é un diritto o una merce come le altre, e se la legge é uguale per tutti i cittadini o ce ne sono alcuni più uguali di altri.
Il Governo, é ormai chiaro a tutti, sta cercando in tutti i modi di sabotare il referendum non solo con il classico "andate al mare" di craxiana memoria" ma anche evitando di informare i cittadini. Senza ricordare il mancato accorpamento delle date referendarie con le elezioni amministrative che é costato 400 milioni di euro, soldi pubblici che in tempo di crisi potevano essere usati in ben altro modo.
Ma c'é anche un altro aspetto della strategia di sabotaggio governativa forse meno noto: si tratta del voto degli Italiani all'estero.
Gli Italiani all'estero hanno il diritto e il dovere di votare ma di fatto hanno notevoli restrizioni nel poterlo esercitare concretamente. Funziona così: le schede elettorali vengono inviate dai consolati alle residenze degli italiani all'estero i quali votano per corrispondenza rispedendo la scheda compilata. Purtroppo in moltissimi casi, nella stragrande maggioranza dei casi, i consolati non stanno inviando le schede elettorali per cui gli Italiani che vivono all'estero devono andare a ritirarle di persona presso il consolato più vicino. Molti consolati inoltre sono stati chiusi negli ultimi anni e quindi, non essendo possibile neanche un ritiro per delega della scheda elettorale, ne deriva che molti italiani non votano. Tuttavia i residenti all'estero concorrono alla formazione del quorum per il referendum e si tratta di oltre tre milioni di aventi diritto al voto. Inoltre negli ultimi mesi gli stessi consolati, su indicazione del ministero degli esteri, hanno aggiornato le iscrizioni degli italiani presso le anagrafi elettorali all'estero che sono aumentate di oltre l'8%. La conseguenza di questa strategia antidemocratica é la seguente: per raggiungere il quorum in queste circostanze non si dovrà raggiungere il 50 % + uno dei voti realmente espressi ma, tenendo conto degli Italiani che avranno difficoltà a votare, si avrà bisogno della partecipazione di almeno il 55% degli aventi diritto al voto.


A questo si aggiunge il tentativo di bloccare il quesito sul nucleare con l'introduzione di una norma legislativa che sospende solamente per un anno il programma di costruzione delle centrali sulla quale entro il 9 giugno la Cassazione dovrà esprimersi in merito. Questo rende ancora più grave la situazione. Nel caso in cui la Corteo decida per l'annullamento del quesito ci troveremo in una situazione abominevole: infatti per quella data i pochi italiani all'estero che avranno ricevuto le schede avranno già espresso il proprio voto (gli italiani residenti all'estero devono spedire le loro schede entro il 9 giugno). Si tratterebbe per la prima nella storia repubblicana di una consultazione elettorale fermata quando alcuni elettori hanno già espresso il proprio voto, una consultazione che viene interrotta a voto già aperto. É evidente che il comportamento del Governo e della maggioranza é quello di chi vede tramontare la propria era e cerca di restare al potere in tutti i modi possibili incurante delle conseguenze: muoia Sansone con tutti i Filistei. Per questo il 12 e il 13 giugno dobbiamo andare a votare e accelerare l'inizio di una nuova stagione.

Alex Paiella  

giovedì 21 aprile 2011

La Verità Sul Nucleare



La promozione dei Referendum si è ufficialmente aperta, in Umbria, con il Question Time promosso da noi ragazzi dell'IDV con l'importante apporto e sostegno ricevuto dal “nostro” Comitato Referendario, che vanta personalità legate al mondo scientifico, capaci di dare spiegazioni oggettive e punti di vista necessari per comprendere quanto negativa e sconveniente sia la scelta del Nucleare, e quali effetti causerà al nostro territorio e al nostro portafoglio.


L'iniziativa ha avuto un discreto successo, vista anche la buona partecipazione e il livello del dibattito, che è andato a sviscerare tutte la tematiche inerenti a tale questione. Si è partiti parlando del problema della sicurezza delle centrali, dei rischi per la popolazione, passando per l'incognita che riguarda lo stoccaggio delle materie di scarto, fino ad arrivare ad un'analisi prettamente economica che analizzava la situazione costi-benefici che lo Stato dovrà affrontare. Questo, forse, è stato l'elemento di maggior interesse e curiosità, visto che è anche l'aspetto meno conosciuto, sia dai cittadini che dagli addetti ai lavori, dato che, anche in realtà estranee alla nostra, dove già sono presenti centrali nucleari da anni, solo oggi si inizia a presentare tale discussione.


Non è stata sottovalutata nemmeno la lungimiranza che la nostra classe dirigente avrebbe dovuto avere, anni fa, in merito alle energie rinnovabili: anche su questo terreno siamo rimasti indietro, sia per ciò che concerne l'innovazione e la ricerca, ma anche per l'installazione e lo sfruttamento di queste risorse. Il messaggio che è stato inviato è stato chiaro e non poteva essere frainteso in alcun modo: il solare, l'eolico, il geotermico sono il futuro.
Proprio questo è stato il senso di tutto l'incontro infatti, il punto cardine è il FUTURO: di una generazione e di un paese. Votare è la nostra unica arma, proveranno a togliercela con il D.L. Omnibus (fresco fresco), ma noi dobbiamo essere più forti di loro, andare alle urne e mettere 4 si, perchè anche l'acqua pubblica e il legittimo impedimento riguardano il nostro futuro ed è per questo che dobbiamo impegnarci e lottare. Quindi 4 si per dire no!



martedì 12 aprile 2011

La differenziata si rivela un bluff e la tassa sui rifiuti cresce a dismisura



Il successo di una buona raccolta differenziata parte inevitabilmente dal coinvolgimento informato e premiante della popolazione. A Perugia a partire dall'aumento ingiustificato della Tia giungono molteplici segnali che non incoraggiano la popolazione ad impegnarsi in prima persona nella differenziazione dei rifiuti. Il concetto stesso di tassa, parametrata in base al numero di persone che compongono il nucleo familiare ed i metri quadri di abitazione, senza considerare in alcun modo la quantità di rifiuti indifferenziati prodotti rischia di creare elementi concreti di demotivazione .
Probabilmente la tournée di assessori e dirigenti Gesenu nei cva della città non è il sistema di comunicazione più adatto a promuovere una informazione capillare e divulgare una nuova cultura nel modo di produrre e gestire i rifiuti.  Laddove la raccolta differenziata è divenuta una proficua realtà la fase di educazione ed informazione è stata seguita con serietà secondo il criterio del porta a porta. A Capannori sono state coinvolte le associazioni del territorio in una azione di fidelizzazione mediata da figure estranee al business dei rifiuti ed accettate dai cittadini come mediatori super partes.
Che a Perugia questa fase risulti quantomeno incompleta  lo dimostrano i raccoglitori indifferenziati e non stracolmi, con i sacchetti della spazzatura accumulati attorno. Foto come queste possono essere scattate quotidianamente in vari quartieri sia centrali che periferici così come in pieno parco fluviale del Tevere. 
Una situazione assolutamente inaccettabile che non può essere certo imputabile ad un differente grado di civiltà tra i cittadini di Perugia e quelli di altre città come Capannori o La Spezia. È chiaro che deve essere individuato un motivo e a nostro avviso va ricercato nel modo in cui questa delicata fase di transizione è stata programmata ed attuata. In molte zone sono arrivati prima i cassonetti delle informazioni mettendo in seria difficoltà soprattutto gli anziani e le famiglie di immigrati. Ci sembra impossibile che  l'amministrazione e la ditta che gestisce la raccolta non percepiscano segnali tanto evidenti e chiari, come evidente e chiaro è che in questo modo ci si va incamminando verso un insuccesso della raccolta differenziata Un insuccesso prevedibile e probabilmente programmato che va a braccetto con la pervicacia con cui alcuni amministratori stanno perseguendo l'individuazione del sito e la  realizzazione di un inceneritore per la chiusura del ciclo dei rifiuti.


Claudio Santi - dipartimento ambiente 
Matteo Minelli - dipartimento giovani


domenica 13 marzo 2011

Fukushima: rischio fusione anche per il reattore n.3


Secondo le agenzie Adskronos e Kyodo persiste lo stato di massima allerta presso la centrale nucleare di Fukushima, pesantemente danneggiata dal terremoto dei giorni scorsi. Si continua ad immettere acqua nel reattore numero uno esploso ieri mattina provocando il crollo del soffitto e della gabbia esterna di contenimento. Lo stesso avviene per i reattori due e tre nei quali persistono problemi al sistema di raffreddamento e rischi di aumento di pressione ed esplosioni. Dal sito ufficiale del gestore nazionale TEPCO si apprende che nei reattori 1 e 3 le autorità iniettando insieme ad acqua di mare anche acido borico, una sostanza che ha il compito di catturare neutroni e controllare eventuali reazioni nucleari a catena. Una evenienza quindi quella della fusione nucleare che per questi due reattori non può essere ancora del tutto esclusa.
È chiaro, stiamo vivendo una situazione di incertezza in cui le informazioni ufficiali tendono a ridurre gli allarmismi, minimizzando probabilmente in maniera eccessiva la potenziale gravità della situazione.
Sale infatti il numero delle vittime contaminate, e Kyodo News riporta che almeno 10 casi di contaminazione sono stati accertati fuori dal perimetro dei 20 chilometri considerati a rischio.
Una situazione in rapida evoluzione, con informazioni anche contraddittorie che si susseguono e difficili spesso da verificare. Ci auspichiamo che lo sforzo ed i sacrifici dei tecnici unitamente alla tecnologia a loro disposizione possa scongiurare il peggio, ma tutto questo impone inevitabilmente una riflessione critica sui nostri modelli di sviluppo e sull’opportunità di rivedere anche in Italia i programmi di approvvigionamento energetico.
Certo siamo difronte ad un evento sismico di inaudita violenza ma non dimentichiamoci che stiamo cercando di scongiurare che la catastrofe venga da una delle centrali nucleari sino ad oggi ritenuta tra le più sicure al mondo.

Claudio Santi

Fukushima peggio di Three Mile Island ?


Per cercare di capire cosa sia realmente successo e cosa stia succedendo ora nella centrale nucleare di Fukushima è necessario andare per ordine. I primi allarmi della tarda serata di ieri anche se goffamente banalizzati dalle semplicistiche affermazioni di Chicco Testa su “la 7” oggi sembrano avere un logico quanto preoccupante seguito.

E’ oramai ufficiale che il terremoto di ieri ha provocato danni a due dei reattori della centrale danni che, sommati a quelli subiti dalle infrastrutture ordinarie (energia elettrica e fornitura idrica) hanno determinato lo stato di allerta prima ed emergenza immediatamente dopo. Il problema in questi casi è che il surriscaldamento non controllato del nocciolo determini una fusione del reattore con conseguenze molto simili a quelle che l’umanità ha già sperimentato con Cernobyl. E’ chiaro che se manca l’energia elettrica che fa muovere le pompe e se l’acqua di raffreddamento viene meno perché (come in questo caso) le dighe cedono ed i bacini si svuotano la temperatura del reattore ed un eventuale inizio di fusione del nocciolo non possono più essere controllati. Le notizie sono ancora contrastanti ma la stessa TEPCO (Compagnia Elettrica di Tokyo) nel suo sito riporta che i responsabili della centrale hanno chiesto il permesso di espellere dalla centrale i vapori in sovrapressione con relativa immissione di radioattività nell’ambiente circostante che secondo alcune fonti avrebbe raggiunto livelli mille volti superiori al livello di soglia. Insieme ad isotopi poco preoccupanti preoccupanti come lo Iodio che si dimezza in soli otto giorni e’ stata riscontrata la presenza di Cesio 137, un elemento che dimezza spontaneamente la sua concentrazione quindi la sua radioattività in 30 anni, ma che soprattutto potrebbe stare a significare un problema serio al nocciolo del reattore. Problema che la compagnia elettrica non ha nascosto ammettendo una parziale fusione del reattore n°1 che tuttavia dichiara di avere ora sotto completo controllo, sarebbe interessante sapere anche come ndr. Il rischio che si sta ancora correndo a Fukushima è considerevole se si considera che sono state fatte evacuare 45 mila persone per un raggio di 10 chilometri. Una situazione probabilmente peggiore a quella del più grande disastro nucleare avvenuto negli USA (1979 a Three Mile Island) quando il surriscaldamento del reattore provocò la parziale fusione del nucleo rilasciando nell’atmosfera gas radioattivi pari a 15000 terabequerel (TBq). In quella occasione vennero però evacuate 3.500 persone in un raggio di soli 2 chilometri.

Le notizie che giungono in diretta mentre sto scrivendo non sono rassicuranti, l’ esplosione nell’edificio che ospita il reattore avrebbe provocato il crollo del soffitto e la distruzione della gabbia esterna di contenimento del reattore stesso. La popolazione non evacuata, quella cioè che vive a più di dieci chilometri di distanza dal reattore, è stata invitata dalla tv a mettere in atto tutte le misure di emergenza contro la contaminazione radioattiva, tapparsi in casa, coprire naso e bocca con stracci bagnati, non consumare frutta e verdura. Alla faccia della situazione sotto controllo!

Claudio Santi