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martedì 6 marzo 2012

Prosegue la raccolta firme dei Giovani IdV dell'Umbria




Dopo il successo della raccolta della scorsa settimana prosegue la campagna dei Giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria “+ Borse – Armi = Diritto allo studio”; una raccolta firme per ottenere che i fondi  destinati all’acquisto di materiale bellico, in particolare ai nuovi F35, vengano dirottati al ripristino di tutte le borse di studio annullate nell’ultimo anno. Chiediamo semplicemente – affermano giovani Idv - di applicare i dettami fondamentali della nostra costituzione, in cui si afferma testualmente che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (art.11) e che i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi (art. 34). 

La raccolta firme si terrà domani 7 Marzo dalle 12 e 30 alle 14 e 30 presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, e sabato 10 Marzo nel pomeriggio lungo corso Vannucci. 


giovedì 1 marzo 2012

+ Borse – Armi = Diritto allo studio


Il titolo già dice tutto: “+ Borse – Armi = Diritto allo studio” è l'ultima iniziativa del Dipartimento giovani dell'Italia dei Valori: “Investire su ricerca, formazione e istruzione è l’unica grande possibilità di crescita e sviluppo per uno Stato come il nostro – dicono i giovani dipietristi -. Negli ultimi anni l’Italia è andata esattamente in direzione contraria da questo punto di vista. Grazie alle manovre economiche del governo Berlusconi sono rimasti privi di borsa di studio circa 45 mila studenti che ne avevano diritto mentre al tempo stesso sono aumentate le tasse e diminuiti i servizi. In seguito a queste scelte totalmente errate l’Italia si è piazzata agli ultimi posti in Europa per gli investimenti sul diritto allo studio.
Queste sono le basi che hanno stimolato l’ideazione e la promozione dell’iniziativa “+ Borse – Armi = Diritto allo studio” - insistono i giovani Idv -, linvito che facciamo è di firmare la nostra petizione che chiede al Governo Monti di recuperare i 600 milioni mancanti per le borse, dagli investimenti fatti per il programma di armamento. Non è più tollerabile investire 40 miliardi per l’acquisto di 133 caccia quando la Costituzione recita testualmente di ripudiare la guerra. Al tempo stesso il nostro ordinamento sostiene che i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti di studio.
Chiediamo semplicemente – concludono i giovani Idv - di applicare i dettati fondamentali della nostra Carta istitutiva anche perché crediamo fermamente che un cospicuo investimento nell’istruzione e nella cultura sia fondamentale per rilanciare il nostro Paese e farlo uscire dalla sua crisi profonda. Il futuro dell’Italia è rappresentato dalle nuove generazioni, garantirne la formazione è un dovere dello Stato. La raccolta firme si terrà a Perugia in via Alessandro Pascoli, giovedì 1 marzo dalle ore 11 alle 15.

giovedì 9 febbraio 2012

Meno Antimafia e Più Oratori?Idv Giovani Umbria non ci sta



“Come dice il rettore, l’Università deve aprire ai privati per superare la crisi. Se questo, però, significa chiudere il corso di legislazione antimafia per aprirne uno sugli animatori degli oratori non ci siamo”. I giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria commentano con una punta di sarcasmo l’apertura di un corso post laurea in progettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio.
Crediamo che il ruolo dell’università pubblica sia centrale e insostituibile, tuttavia comprendiamo la necessità, in alcuni settori e in periodi difficili come questo, di reperire finanziamenti esterni. Nondimeno avremmo sperato che i criteri alla base delle partnership fossero il mantenimento o l’apertura di corsi di laurea e master di livello culturale e scientifico indiscutibile e con un forte orientamento alla creazione di specifiche competenze, immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. Il corso di cui stiamo parlando - proseguono i giovani dell’Italia dei Valori - a detta del suo illustre promotore, monsignor Renato Boccardo, delegato CEI in materia di pastorale giovanile, non tende a formare figure proofessionali bensì vuole essere un'esperienza di vita in conformità con i dettami della chiesa cattolica.
Non possiamo accettare una deriva confessionale da parte di istituzioni pubbliche che devono essere laiche per dettato costituzionale. Allo stesso tempo risulta insopportabile vedere chiudere i battenti di corsi come legislazione antimafia, fiore all’occhiello del nostro ateneo. Queste decisioni, dettate da interessi particolari e da presupposti ideologici, condivisi in larga misura anche dal nuovo governo, non hanno nulla a che vedere con le reali necessità dell'Università. E non saranno iniziative come queste a risolvere l’annoso problema del calo di studenti a Perugia, con tutte le conseguenze economiche e sociali annesse”.

venerdì 27 gennaio 2012

Solidali con la Manifestazione degli Studenti




“Non possiamo che essere solidali con gli studenti che oggi manifesteranno in difesa della scuola pubblica davanti al rettorato al momento dell’inaugurazione dell’anno accademico – questo il commento dei giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria alla notizia del sit-in organizzato in occasione dell’arrivo del ministro Profumo. Sarebbe auspicabile – continuano – che in questa circostanza il ministro delineasse con chiarezza quali misure concrete vuole mettere in campo per rilanciare il mondo dell’università e della ricerca. Per ora le dichiarazioni del governo sulla materia sono state sporadiche e piuttosto disorganiche, talvolta totalmente fuori luogo: basti pensare alle recenti esternazioni del sottosegretario Martone. Ci auguriamo – incalzano i giovani dell’IdV – che l’attuale esecutivo apporti modifiche sostanziali alla riforma Gelmini, predisponendo un tavolo di discussione con gli studenti e il corpo docente, ridando quindi il giusto spazio alle componenti che fin ora sono state messe in disparte. Attendiamo infine dal ministro e soprattutto dal rettore Bistoni delle chiare prese di posizione in merito alla grave situazione del nostro ateneo, in cui ad un inarrestabile calo degli iscritti si è accompagnata, dopo l’approvazione del nuovo statuto, una forte restrizione dello spazio di rappresentanza democratica per gli studenti.”

domenica 27 novembre 2011

Allarmante il calo della Popolazione Universitaria




“Allarmanti” .Così Matteo Minelli, coordinatore regionale dei giovani dell’Italia dei Valori, commenta i dati sulle iscrizioni all’ateneo di Perugia, che seppure non definitivi, indicano un calo delle presenze del 7,80%, pari a 1552 studenti in meno rispetto lo scorso anno.
“ I numeri sono impietosi, le immatricolazioni scendono drasticamente in quasi tutte le facoltà, con punte di oltre il 23% a Lettere e  a Scienze Politiche. È inoltre preoccupante che l’emorragia si estenda anche ad ambiti di studio scientifici e a forte vocazione professionale, come Agraria, Economia e soprattutto Medicina e Chirurgia.”
“Senza dubbio le cause scatenanti di questo deflusso sono l’aumento delle tasse universitarie e il peggioramento dell’offerta formativa; due nefaste conseguenze dell’incessante taglio dei fondi all’intero mondo dell’istruzione e della ricerca.
“Anche se in misura minore, incidono comunque in queste dinamiche alcune scelte errate di carattere locale. Da tempo – prosegue Minelli- come giovani dell’Italia dei Valori denunciamo il fatto che le amministrazioni Umbre, in particolar modo il comune di Perugia, non abbiano affatto compreso l’importanza degli studenti nello sviluppo dell’economia del regionale. Beni e servizi per la popolazione universitaria poco efficienti e troppo costosi, una burocrazia ancora troppo macchinosa, problemi tradizionali della nostra regione, come la pessima logistica della rete viaria, rendono il nostro ateneo sempre meno appetibile per gli studenti, in particolare i fuori sede.”
“Oltretutto la volontà delle istituzioni di mutare l’università da un centro  di massa, capace di formare un alto numero di laureati, in una research university, basata soltanto sul potenziamento di alcuni settori di ricerca, avrà come unica conseguenza tangibile la fortissima diminuzione della popolazione universitaria, che si prevede passerà da 30.000 a 18.000 individui. Una scelta miope, tanto più in una fase di crisi economica come questa, in cui non possiamo assolutamente permetterci di perdere una risorsa tanto importante sia in termini di consumi che di crescita culturale del tessuto cittadino.”
“I numeri parlano chiaro: è necessario- conclude il giovane coordinatore- aprire una profonda riflessione da parte dell’Università e delle istituzioni locali, per porre un freno a questo infausto fenomeno, partendo da un assunto fondamentale:  Perugia deve potenziare e non frenare, la sua vocazione di città universitaria.”

venerdì 25 novembre 2011

Giovani Italia dei Valori: troppe tasse per gli studenti dell'Ateneo di Perugia.




“L’ateneo di Perugia con una media di 981 euro procapite risulta essere una delle trentatre università italiane in cui viene violata la normativa sulle contribuzioni da richiedere agli studenti. La legge è chiara su questo tema: le tasse non possono superare il 20% dell’assegno erogato annualmente dallo Stato sottoforma di finanziamento ordinario ( Ffo).” Così i giovani dell’Italia dei valori dell’Umbria commentano un inchiesta del Sole 24 Ore. “Oltretutto proprio in questi ultimi giorni è arrivata una sentenza del TAR della Lombardia che ha costretto l’ateneo di Pavia a restituire agli studenti la parte in eccesso. Il ricorso era stato presentato dall’Unione degli Universitari del luogo, a cui va il nostro plauso per l’ottima iniziativa. Il giudizio rappresenta una svolta importante poiché crea un precedente dal punto di vista normativo su cui basarsi per in nuovi procedimenti.
“Chiaramente la causa fondamentale degli aumenti illegali delle tasse è la decrescita esponenziale del finanziamento statale a partire dal 2009- proseguono i giovani IdV- . La cosiddetta riforma Gelmini se da una parte ha contribuito al peggioramento dell’offerta formativa dall’altro ha comportato una drastica diminuzione dei servizi e l’aumento delle rette universitarie. Per questi motivi destano preoccupazione alcune vecchie dichiarazioni del presidente del consiglio Monti e altre più recenti del neoministro Profumo, secondo cui l’esecutivo ora in carica porterà avanti l’iter legislativo della riforma. “
Se non vi saranno nuovi provvedimenti immediati per il prossimo anno accademico si prevedono ulteriori restrizioni di fondi . Consideriamo questa un’ipotesi da scongiurare e crediamo che il nuovo governo debba immediatamente intervenire destinando ai settori dell’istruzione e della formazione una quota del prodotto interno lordo pari almeno al 6% , in linea con gli standard europei. In caso contrario crediamo che il ricorso presentato contro l’università di Pavia vada esteso a tutti gli atenei in cui viene violata la normativa nazionale, compreso quello Perugino.

giovedì 13 ottobre 2011

Cresce il dissenso intorno allo Statuto



“Visto l'ampio dissenso suscitato dal nuovo statuto proponiamo un'assemblea di Ateneo che faccia conoscere l'autentico parere degli studenti e dei ricercatori”. I giovani dell'Italia dei Valori tornano a denunciare il malcontento per le decisioni prese dal Senato Accademico dell'Università di Perugia. “Siamo rimasti attoniti – affermano in una nota – per l'unanimità di giudizio dei rappresentanti studenteschi. E dire che provengono da esperienze culturali e politiche lontanissime tra loro, solitamente intenti a scontrarsi con veemenza sulle questioni nazionali ma miracolosamente unanimi nell'approvare lo statuto. Segnali che la dicono lunga sull'appiattimento di una certa politica universitaria”.
“Le nostre perplessità - prosegue la nota – sono state condivise non solo da studenti e ricercatori ma anche da associaizoni e movimenti giovanili, tutti concordi nel denunciare dinamiche oligarchiche nel nostro Ateneo. Siamo convinti che, nonostante la disinformazione e la malcelata censura che hanno accompagnato le operazioni di scrittura e approvazione dello statuto, stia nascendo spontaneamente un vasto fronte di dissenso tra le componenti più libere e autonome del mondo universitario. Noi - concludono i giovani dell’Italia dei Valori - condividiamo le loro battaglie e saremo in prima linea in tutte le manifestazione democratiche di dissenso che si svolgeranno nelle settimane a venire.”

sabato 8 ottobre 2011

UNIPG Nuovo Statuto



La votazione favorevole in Senato Accademico della bozza del nuovo statuto, ci lascia perplessi ed in parte sconcertati - queste sono le dichiarazioni a caldo del Dip. Giovani IDV Umbria - sensazione dovuta oltre all’approvazione in se e per se, alla scarsissima opposizione fatta dalla componente studentesca in tale sede. Bisogna fare delle precisazioni: la nostra profonda contrarietà a questo regolamento deriva dal fatto che gli organi ai vertici dell’Ateneo saranno principalmente di nomina e che ancora una volta le classi più deboli del tessuto universitario avranno una rappresentanza iniqua e in nessun modo decisiva, eppure tali classi rappresentano la maggioranza dei componenti dell’Ateneo. Ci riferiamo alla componente studentesca e a quella dei ricercatori, messi ancora una volta da parte rispetto ai ruoli di controllo e gestione del polo Universitario, per lasciare la strada spianata a quelli che pretendono di controllare in maniera verticistica e senza un opposizione sostanziale tutta l’università. Il nuovo regolamento, praticamente, mette nero su bianco che sarà un oligarchia, composta da pochi fedelissimi, a tessere le fila. La nostra posizione è perciò a fianco dei ricercatori, dei quali sposiamo in toto le dichiarazioni di voto, e della stragrande maggioranza degli studenti dell’ateneo contraria a questo statuto, che indubbiamente non gode di una rappresentanza (eletta peraltro dal 20% degli aventi diritto al voto) degna di tale nome. Siamo perciò costretti a prendere le distanze dalla componente studentesca degli organismi d’ateneo e  dai sindacati, che ancora una volta hanno dimostrano la loro incapacità di sganciarsi dalla lobby di potere che controlla l’Università.

mercoledì 14 settembre 2011

Il Governo sbaglia, ma l'Università va riformata




Si sente spessissimo parlare di riforme, che si fanno risalire a date ataviche, le quali avrebbero, secondo i più, affossato il mondo della ricerca e dell’Università italiane.
La politica del posto fisso ha creato negli anni della prima repubblica molto lavoro e stabilità ad ampie fasce di popolazione, che hanno così potuto edificare la propria vita sullo sfondo di un accomodante garantismo.
Il problema è che il sistema di sottobosco innestatosi dai tempi di Depretis ha sovente barattato voti in cambio di favori o concessioni di carattere individualistico e personalistico: ecco che i partiti hanno creato posti in seno agli enti statali spesso inutili, atti a fungere da contenitore per coloro i quali dovevano essere collocati. Tutto ciò avvenne negli anni del boom economico e degli aiuti provenienti dal Piano Marshall, e nonostante tali elargizioni l’eccessivo costo della macchina statale iniziò a produrre quel debito pubblico, oggi grande problema, che arrivò sotto il governo Craxi al 120%. La mancanza di lungimiranza e di buon senso da parte dei politici di allora è alla base la situazione di instabilità di cui soffriamo oggi noi giovani, che ci troviamo, metaforicamente parlando, costretti a pagare i pertugi dei nostri nonni o padri.
Vengo al punto: nella mia esperienza universitaria mi è capitato di prendere atto di eccessivi episodi di assenteismo ed insufficiente disponibilità tra i docenti oltre che di negligenza da parte di molti impiegati delle segreterie studenti.
Chi deve vigilare su tutto ciò? Perché un docente poco motivato o poco virtuoso deve occupare una cattedra fino a 72 anni, sottraendo il posto ad una persona più motivata? Per molti professori valenti e rispettabili, ce ne sono altri che non prestano sufficiente attenzione alla propria professione: sfido qualunque studente universitario a dire il contrario. Non parlo di problemi di lieve entità, ma di una mentalità invalsa tra molti dipendenti ti i quali, convinti di poter mantenere il proprio posto indipendentemente dall’ impegno profuso nello svolgimento del servizio per il quale si è stati assunti, contribuiscono a rendere meno produttivo il sistema universitario.
Ecco, credo che il vero problema dell’università sia proprio questo. Senza operosità o controllo tra gli addetti ai lavori, la qualità di ricerca ed insegnamento è destinata a dipendere dal buon senso di quella percentuale di docenti virtuosi. Ben venga quindi la proposta del partito di creare una sorta di “CSM dei docenti”.
Obbligatorio quindi parlare di riforme “politiche”, ma credo che in questo caso si debba partire dal basso, e mettere in discussione il posto di coloro i quali non adempiano al proprio compito, mediante la creazione di organismi ad hoc. Un’idea potrebbe essere l’istituzione di contratti a tempo determinato (7-8 anni), auto rinnovabili qualora il docente o l’impiegato raggiunga dei criteri di produttività minimi (contando nel caso dei docenti: pubblicazioni accademiche, attività di insegnamento, convegni ai quali si è presa parte, ed altre voci ritenute opportune dalla commissione).
Le esternazioni di Brunetta sugli statali si commentano da sole, ma affrontare il problema della spesa pubblica e del lavoro statale dipendente non solo dal punto di vista non meramente fiscale e finanziario, ma del virtuosismo produttivo, potrebbe essere un’idea interessante.

Valerio Bianconi

sabato 27 novembre 2010

Una Protesta Propositiva


E' arrivato il momento di mettere un freno a questa politica basata solo ed esclusivamente sulla privazione di risorse al mondo della cultura e dell'insegnamento, è il momento di fare muro e di lottare affinché chi vuol vedere seppellita l'Istruzione in Italia non l'abbia vinta.

Diciamo, dunque, basta ai tagli, che mettono in ginocchio le classi più deboli della nostra società e che rendono l'Università un luogo per privilegiati, trasformando la Pubblica Istruzione in istruzione classista: per chi ancora non lo avesse capito questo è un governo fascista, che cerca disperatamente da 15 anni di controllarci ed omologarci; per attuare questo progetto hanno bisogno di distruggere la Scuola, operazione che cercano di realizzare fin dalla riforma Moratti.

Diciamo no, inoltre, ai contratti a tempo indeterminato per i ricercatori; questi sono i dipendenti più produttivi ma meno pagati e meno tutelati all'interno degli Atenei; siamo a favore, invece, di un sistema di controllo della produttività di quest'ultimi, che renda l'Università un esempio di meritocrazia e che permetta l'avanzamento di carriera solo ai più fecondi.

Diciamo ancora no alla concezione di Università come sola voce di uscita in un bilancio pubblico; DEVE ESSERE CHIARO A TUTTI la Scuola, le Facoltà e la Ricerca sono delle risorse; servono a formare le nuove classi dirigenti e ci rendono competitivi nel mercato del lavoro e nelle comunità scientifico-culturali.


Diciamo invece si ad una nuova riforma della Pubblica Istruzione, basata sul dialogo con tutte
quelle che sono le forze che prendono parte attivamente all'interno di questa: studenti e docenti. Una riforma che renda snella, redditizia e meritocratica l'Università e che riconsegni dignità ai sui dipendenti. Questa è e sarà l'unica strada che un governo e un ministro serio potranno intraprendere se vorranno veramente “riformare” e rendere competitivi i nostri Atenei con quelli del resto d'Europa e del Mondo. E' emblematica la statistica pubblicata dal Times di Londra che rende noto quali sono le 200 migliori Università al Mondo: l'Italia non è rappresentata, ci sono paesi come la Cina, la Corea del Sud, l'Egitto, la Turchia, ma l'Italia no.

Siamo arrivati ad un punto di non ritorno, in cui è giusto protestare ed opporsi alle scelte sbagliate di altri, soprattutto quando sono come quelle che ci colpiscono in questi giorni, ma dobbiamo iniziare anche a farci un esame di coscienza e a domandarci cosa abbiamo fatto noi per migliorare le cose. La nostra azione da oggi in poi non dovrà più essere di sola ostruzione bensì propositiva: iniziamo ad incontrarci e a sviluppare idee e progetti nuovi, solo così risolleveremo le sorti del mondo dell'educazione e anche di un paese intero.


Lorenzo Di Schino, Coordinatore Provinciale IDV dip. Giovani Terni


fonte foto: UmbriaLeft