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lunedì 5 marzo 2012

Terni in bicicletta dice No all'Inceneritore




Una biclettata a Terni per dire no alla riattivazione dell’inceneritore di Terni ENA; questa è stata l’iniziativa a cui i Giovani dell’IDV della provincia di Terni e tutto il partito hanno preso parte sabato pomeriggio. Una manifestazione promossa dal comitato cittadino “No inceneritori Terni”, che ha visto la partecipazione di moltissimi ternani. Grandi e piccoli si sono ritrovati sotto palazzo Spada animati da un unico intento, quello di far sentire la loro voce al Sindaco e ribadirgli la loro contrarietà all’incenerimento dei rifiuti. La termovalorizzazione è ormai da tempo una tecnologia considerata sorpassata nell’ambito della chiusura del ciclo dei rifiuti, nonché dannosa per la salute dei cittadini, viste le numerose statistiche che testimoniano un elevato aumento delle patologie cardiovascolari e dei tumori alle vie respiratorie.
Il senso dell’iniziativa non era soltanto quello di manifestare il dissenso, ma anche di creare una vetrina utile per far capire a tutti, quelle che sono le possibili alternative all’incenerimento. Le richieste sono molto chiare: politiche che permettano la diminuzione a monte dei rifiuti prodotti, accompagnate da un aumento massiccio della raccolta differenziata porta a porta e l’emulazione di realtà come quella di Vedelago, che ha visto la realizzazione di impianti atti al trattamento meccanico-biologico dei rifiuti, modalità che ha permesso un cospicuo incremento della raccolta differenziata (perché conveniente, visto che tali ditte acquistano il differenziato) e anche un notevole abbassamento della percentuale di indifferenziato. Anche l’esempio di Reggio-Emilia, citta molto simile a Terni per numero di abitanti, ci sembra ottimo, visto che proprio pochi giorni fa è stato presentato un piano che prevede la chiusura del termovalorizzatore presente in quella zona e parallelamente una strategia per incrementare la raccolta differenziata.

E’ stato lanciato, dunque, un appello che speriamo serva al sindaco di Terni e a tutti gli altri sindaci dell’ATI 4 che a breve dovranno redigere il piano d’ambito relativo alla provincia in materia di rifiuti. I cittadini sono stati chiari: l’inceneritore a Terni non deve ripartire, altrimenti la protesta andrà avanti.

Lorenzo Di Schino - Coordinatore provinciale Giovani IdV Terni

martedì 8 novembre 2011

Non Bruciateci il Futuro: la petizione è anche on line!



E' possibile sottoscrivere la petizione popolare contro l'inceneritore a Terni anche on line
cliccando qui. 
E' sufficiente compilare il form o usare il proprio account facebook.
In alternativa, potete trovare i nostri banchetti:
 ogni Mercoledi' mattina presso il mercato di Viale dello Stadio, dalle 9 alle 12; 
Giovedi' e Sabato pomeriggio in Largo VIilla Glori dalle16,30 alle 19. 


 PETIZIONE POPOLARE
Al Presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria
Al Presidente dell’ATI 4
Ai Sindaci dei Comuni della Provincia di Terni
Premesso che
- Per una gestione ottimale del ciclo dei rifiuti urbani occorre par 4
Ai Sindaci dei Comuni della Provincia di Terni
Premesso che
- Per una gestione ottimale del ciclo dei rifiuti urbani occorre partire “dalla testa e non dalla coda”, rispettando le direttive europee (2008/98/CE) e le leggi nazionali (Dlgs. 205/2010) che impongono una gerarchia negli interventi: prima la Riduzione/Prevenzione dei rifiuti, poi, attraverso lo sviluppo massimo della Raccolta Differenziata, il Riutilizzo ed il Riciclo, quindi il Recupero di altro tipo (in particolare il recupero di energia) e solo all’ultimo posto lo Smaltimento;
- Il Piano per la gestione dei rifiuti dell’Ati 4 (coincidente con la provincia di Terni), non recependo queste indicazioni, prevede, a più di tre anni di distanza dal blocco dell’inceneritore ASM di Maratta, di tornare a bruciare i rifiuti solidi urbani nella conca ternana, nell’inceneritore di Terni Ena–Acea;
- Lo stesso Piano prevede l’ampliamento della discarica di Le Crete di Orvieto, tramite l’estensione al cosiddetto terzo calanco, quando, per la fase residuale del processo, è ritenuto sufficiente la sopraelevazione del solo secondo calanco, come dimostra anche il recente parere della Regione, espresso in sede di valutazione d’impatto ambientale (Via).
Considerato che
- Ogni cittadino della provincia produce, in un anno, 540 kg di rifiuti; che questa quota aumenta ogni anno e che non ci sono provvedimenti sufficienti ad arrestare questa tendenza;
- I rifiuti urbani, dopo la differenziazione, possono essere recuperati e trasformati in materie prime seconde, creando nuove opportunità economiche ed occupazionali per il territorio, oltre che comportare riduzioni delle tariffe a carico dei cittadini, premiando i comportamenti virtuosi;
- La collettività ternana già paga un prezzo molto alto, in termini di inquinamento e di salute, alla struttura industriale del territorio e che non è possibile aggiungere altre fonti di inquinamento, come non è possibile continuare ad inviare i due terzi dei rifiuti nelle discariche dell’orvietano;
I sottoscritti cittadini, nell’esprimere la loro contrarietà al progettato ritorno all’incenerimento dei rifiuti nella conca ternana ed al raddoppio della discarica di Orvieto, chiedono la modifica del Piano Regionale Gestione dei Rifiuti e del Piano previsto per l’Ambito Territoriale Integrato n°4 in modo di assicurare, in tempi certi, la realizzazione dei punti sotto elencati:
Un piano operativo per la riduzione dei rifiuti alla fonte. La Provincia, il Comune di Terni e gli altri comuni dell’Ati 4 devono sviluppare, in collaborazione con le associazioni di categoria e la Regione, un piano operativo per la riduzione/prevenzione della produzione dei rifiuti, seguendo le esperienze positive di altri comuni italiani;
Raggiungimento dell’obiettivo minimo del 65% di raccolta differenziata, entro il 2012 come previsto dalla legislatura vigente, considerandolo come base per azioni successive, in grado di andare oltre i limiti minimi imposti dalla legge.
Costruzione del polo industriale del recupero e del riciclo. Gli stessi soggetti, indicati al primo punto, dovranno promuovere ed agevolare un progetto per la costituzione del polo del riuso e del riciclo. Dovranno essere attivati contatti con i consorzi e le aziende che operano nel settore, per promuoverne l’insediamento, attraverso verticalizzazioni e progetti innovativi che consentano lo sviluppo di una filiera completa, ispirata ai modelli nazionali ed internazionali più avanzati.
Promozione di un autentico governo pubblico locale del ciclo dei rifiuti che abbia lo scopo di garantire effettivamente gli interessi generali della collettività, con la strutturazione di un adeguato e trasparente sistema di controllo pubblico degli impianti e del ciclo produttivo, mettendo in campo percorsi e strumenti idonei ad assicurare l’indispensabile informazione e la partecipazione attiva della cittadinanza, ad ogni fase del progetto.



venerdì 4 novembre 2011

Raccolta rifiuti: solidarietà ai cittadini di Ponte Felcino



I responsabili dei dipartimenti dei Giovani e dell'Ambiente solidarizzano con i cittadini della frazione perugina per i notevoli disagi della raccolta dei rifiuti ad opera della Gesenu.
“Sacrosante le lamentele degli abitanti di Ponte Felcino”. Così Matteo Minelli coordinatore dei giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria e Claudio Santi, responsabile regionale del Dipartimento Ambiente, sulle vivaci proteste in merito alla raccolta differenziata.
“Ormai da tempo, come Italia dei Valori, abbiamo denunciato i ritardi e le inefficienze che caratterizzano lo smaltimento dei rifiuti.” I problemi sono sempre gli stessi: disinformazione, cassonetti straripanti, ritardi nello svuotamento, immondizia ovunque.
“Il fatto che molti cittadini paragonino Perugia a Napoli la dice lunga sulla fiducia che essi provano nei confronti della Gesenu e della politica portata avanti in tema di rifiuti. Riteniamo - prosegue Minelli - che al di là dei tour sui territori e le estemporanee giustificazioni con tanto di fantomatici dati, l’amministrazione debba prendere seri provvedimenti per modificare questo intollerabile stato di cose.
Innanzitutto maggiore informazione: sarebbe stato opportuno e lo è ancora, l’invio di personale qualificato in ogni abitazione per spiegare nei dettagli le modalità con cui differenziare, dando magari rassicurazione sui benefici che ne derivano per la cittadinanza.
Poi l’introduzione dei codici a barre sui sacchetti in modo da diversificare la tariffa di ogni utente in base alla qualità della differenziata e alla quantità dei rifiuti prodotti. Occorre inoltre potenziare il servizio di raccolta, in particolare nelle zone dove sono presenti i disagi maggiori, prevedendo interventi straordinari.
E’auspicabile, inoltre, una definitiva divisione tra le società di raccolta e quelle di chiusura del ciclo, al fine di rendere completamente trasparente tutta la filiera dei rifiuti, prevenendo cosi il rischio di possibili conflitti di interesse.
In ultimo -concludono Minelli e Santi - va sottolineato che anche il sistema di raccolta dell’organico ci lascia quantomeno perplessi. La direttiva europea impone, oramai da tempo, l’uso di sacchetti biodegradabili che, a quanto ci risulta, non vengono ancora distribuiti ai cittadini. In aggiunta a questo la possibilità di conferire nell’organico anche altro materiale, come ad esempio i pannolini dei neonati, confidando nel sistema di preselezione, aiuta sicuramente ad aumentare i numeri della quota differenziata ma non certo la qualità del compost finale”.

giovedì 16 giugno 2011

Amianto, morti silenziose


Si è tenuta ieri in un'aula gremita del Tribunale di Torino la requisitoria del pm Raffaele Guariniello nel processo che vede imputati i dirigenti della Eternit, multinazionale dell’amianto. L'accusa nei confronti di Stephan Schmidheiny e Jean Louis De Cartier De Marchienne, ex proprietari dell'azienda, è di disastro doloso e omissione volontaria di cautele sul luogo di lavoro. Nonostante fin dai primi anni sessanta fosse scientificamente dimostrato che le fibre di amianto causano una forma specifica di cancro, il mesotelioma pleurico (patologia caratterizzata da un altissimo livello di mortalità), oltre ad una malattia particolare l’asbestosi, l’Eternit continuò non soltanto a produrre tale materiale, ma operò al fine di tenere nella più totale ignoranza gli operai che lavoravano nelle sue fabbriche, oltre ai residenti nelle zone limitrofe agli stabilimenti. A Casale Monferrato, Broni, Bagnoli e Cavagnolo, alla Fincantieri di Monfalcone, non se ne sono andati soltanto lavoratori dell’amianto, ma con loro sono scomparsi familiari, amici e tanti semplici cittadini che nulla avevano a che fare con l’eternit. Tutti venuti a contatto con le micidiali microfibre , che in areatori, camion e inconsapevoli esseri umani hanno contribuito a disperdere in tutto il tessuto urbano. Questa immane catastrofe, i cui danni effettivi saranno calcolabili soltanto nei prossimi decenni ( il picco massimo di morti per mesotelioma nelle aree contaminate secondo recenti studi si avrà tra il 2015 e il 2020), non è figlia della negligenza e neppure della superficialità, ma della volontà dei vertici aziendali di continuare a fare ingenti profitti disinteressandosi della salute della collettività. In palese contrasto con l’articolo 41 della costituzione che recita: “L’iniziativa economica è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Per questo motivo siamo convinti che la sentenza segnerà un passo decisivo nel rendere giustizia a tutte le vittime dell’amianto e ai loro familiari, che da anni combattono una battaglia di civiltà per riaffermare il principio che di lavoro deve essere fonte di vita e non causa di morte.



Matteo Minelli 


martedì 12 aprile 2011

La differenziata si rivela un bluff e la tassa sui rifiuti cresce a dismisura



Il successo di una buona raccolta differenziata parte inevitabilmente dal coinvolgimento informato e premiante della popolazione. A Perugia a partire dall'aumento ingiustificato della Tia giungono molteplici segnali che non incoraggiano la popolazione ad impegnarsi in prima persona nella differenziazione dei rifiuti. Il concetto stesso di tassa, parametrata in base al numero di persone che compongono il nucleo familiare ed i metri quadri di abitazione, senza considerare in alcun modo la quantità di rifiuti indifferenziati prodotti rischia di creare elementi concreti di demotivazione .
Probabilmente la tournée di assessori e dirigenti Gesenu nei cva della città non è il sistema di comunicazione più adatto a promuovere una informazione capillare e divulgare una nuova cultura nel modo di produrre e gestire i rifiuti.  Laddove la raccolta differenziata è divenuta una proficua realtà la fase di educazione ed informazione è stata seguita con serietà secondo il criterio del porta a porta. A Capannori sono state coinvolte le associazioni del territorio in una azione di fidelizzazione mediata da figure estranee al business dei rifiuti ed accettate dai cittadini come mediatori super partes.
Che a Perugia questa fase risulti quantomeno incompleta  lo dimostrano i raccoglitori indifferenziati e non stracolmi, con i sacchetti della spazzatura accumulati attorno. Foto come queste possono essere scattate quotidianamente in vari quartieri sia centrali che periferici così come in pieno parco fluviale del Tevere. 
Una situazione assolutamente inaccettabile che non può essere certo imputabile ad un differente grado di civiltà tra i cittadini di Perugia e quelli di altre città come Capannori o La Spezia. È chiaro che deve essere individuato un motivo e a nostro avviso va ricercato nel modo in cui questa delicata fase di transizione è stata programmata ed attuata. In molte zone sono arrivati prima i cassonetti delle informazioni mettendo in seria difficoltà soprattutto gli anziani e le famiglie di immigrati. Ci sembra impossibile che  l'amministrazione e la ditta che gestisce la raccolta non percepiscano segnali tanto evidenti e chiari, come evidente e chiaro è che in questo modo ci si va incamminando verso un insuccesso della raccolta differenziata Un insuccesso prevedibile e probabilmente programmato che va a braccetto con la pervicacia con cui alcuni amministratori stanno perseguendo l'individuazione del sito e la  realizzazione di un inceneritore per la chiusura del ciclo dei rifiuti.


Claudio Santi - dipartimento ambiente 
Matteo Minelli - dipartimento giovani


venerdì 25 febbraio 2011

GRANDE SUCCESSO PER L'INIZIATIVA NON BRUCIATECI IL FUTURO; DA TERNI FORTE IL NO ALL'INCENERIMENTO



Si è svolta sabato scorso, con successo e grande partecipazione, presso la sala conferenze dell'hotel Michelangelo a Terni, l'assemblea cittadina “Non bruciateci il futuro” organizzata e voluta da IdV, Rc, SEL. Nella sala gremita di gente l'assemblea è stata aperta dal coordinatore cittadino dell'IdV Terni, Tommaso Filidei che partendo da un chiaro rifiuto del piano dell'ATI sui rifiuti ha invece illustrato gli obiettivi del piano alternativo sottoscritto dai tre schieramenti i cui punti principali sono così sintetizzati nel documento reso disponibile: piano operativo per la riduzione dei rifiuti alla fonte; raggiungimento dell'obiettivo minimo del 65% di raccolta differenziata; costruzione del polo industriale del recupero e del riciclo; applicazione effettiva della tariffa... il tutto accompagnato poi dalla massima trasparenza e dall'individuazione di reali percorsi partecipativi.


“Si può discutere su tempi e modalità ma non sulla direzione da prendere” ha sottolineato Filidei,

Hanno quindi fatto seguito gli interventi programmati con le relazioni del dott. Vantaggi, di Medici per l'ambiente, che è partito dalla locuzione di “pandemia silenziosa” per spiegare gli effetti dannosi dell'incenerimento sulla salute umana, seguito da Lino Busà, presidente nazionale di SOS impresa, che ha invece sottolineato i rischi enormi di infiltrazioni mafiose nell'ambito del ciclo di rifiuti per finire con Alessio Ciacci, assessore di Capannori (Lucca) che ha invece illustrato la fattibilità del modello positivo “rifiuti zero”, obiettivo quasi interamente raggiunto dal suo comune.

Presenti in sala anche rappresentanti delle istituzioni, fra cui i due consiglieri regionali Damiano Stufara (Rc) e Paolo Brutti (IdV) i cui interventi hanno aperto lo spazio dibattiti.

Chiara la posizione di IdV in regione, illustrata da Paolo Brutti: “ Vogliamo una politica dei rifiuti che escluda l'incenerimento, non ci piegheremo a soluzioni differenti” ha ribadito il coordinatore regionale di IdV. “ Bisogna però mantenere alto il grado della mobilitazione civile, ha poi aggiunto, la probabilità che gli inceneritori vengano realizzati è purtroppo alta, e bisogna mettere in campo le strategie a disposizione, fino a ricorrere, se necessario, al referendum abrogativo.”

Brutti ha sottolineato come l'argomento in Regione abbia provocato non poche tensioni all'interno della maggioranza e come le difficoltà maggiori siano rappresentate, anche in Umbria, dai cosiddetti poteri forti, in questo caso gli interessi economici che si celano dietro il ciclo dei rifiuti.

“L'Umbria, ha concluso, potrebbe diventare una regione faro per tutte le altre per quanto riguarda la differenziazione, il riciclo e il riuso.”