Visualizzazione post con etichetta comunicazione e mass media. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comunicazione e mass media. Mostra tutti i post

giovedì 29 marzo 2012

Giovani IDV: Noi dalla parte della Giustizia e della Legalità, forza nuova da quella del razzismo.


la locandina realizzata dai Giovani IdV Umbria per le celebrazioni dello scorso 25 Aprile


Come giovani dell’Italia dei Valori ci uniamo all’appello lanciato dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia al prefetto, al questore, al sindaco Boccali e a tutte le Istituzioni locali, con il quale si chiede di annullare il corteo indetto per sabato prossimo dal partito di estrema destra Forza Nuova. L’evento appare ancora più grave poiché rappresenta il culmine di una serie di manifestazioni organizzate nella nostra regione da movimenti di chiara ispirazione fascista e xenofoba. In particolare risulta vergognoso il tentativo portato avanti da queste formazioni di strumentalizzare i terribili fatti di cronaca nera accaduti recentemente nel capoluogo con il solo scopo di alimentare un crescente clima di intolleranza e razzismo. Basta andare sul sito di Forza Nuova e leggere il commento al volantino per l’iniziativa del 31 marzo per rendersi conto di quanto poco si parli di giustizia e quanto invece si inciti alla discriminazione e all’odio.  Nessuno può darci lezioni in tema di sicurezza, visto che, come giovani dell’Italia dei Valori, per primi abbiamo denunciato l’escalation criminale che si stava verificando nell’area nord del comune di Perugia, chiedendo interventi immediati da parte delle autorità cittadine. Tanto meno possiamo ricevere lezioni da questi movimenti politici che si pongono fuori dall’arco costituzionale, dalla legalità democratica, e che sono fondati e guidati da personaggi che hanno operato all’interno di organizzazioni terroriste e sono stati a lungo latitanti internazionali. Ribadiamo pertanto il pieno sostegno all’invito rivolto dall’ANPI a tutte le istituzioni affinché vietino questa iniziativa.

Giovani Italia dei Valori dell’Umbria

martedì 6 marzo 2012

Prosegue la raccolta firme dei Giovani IdV dell'Umbria




Dopo il successo della raccolta della scorsa settimana prosegue la campagna dei Giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria “+ Borse – Armi = Diritto allo studio”; una raccolta firme per ottenere che i fondi  destinati all’acquisto di materiale bellico, in particolare ai nuovi F35, vengano dirottati al ripristino di tutte le borse di studio annullate nell’ultimo anno. Chiediamo semplicemente – affermano giovani Idv - di applicare i dettami fondamentali della nostra costituzione, in cui si afferma testualmente che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (art.11) e che i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi (art. 34). 

La raccolta firme si terrà domani 7 Marzo dalle 12 e 30 alle 14 e 30 presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, e sabato 10 Marzo nel pomeriggio lungo corso Vannucci. 


lunedì 5 marzo 2012

Terni in bicicletta dice No all'Inceneritore




Una biclettata a Terni per dire no alla riattivazione dell’inceneritore di Terni ENA; questa è stata l’iniziativa a cui i Giovani dell’IDV della provincia di Terni e tutto il partito hanno preso parte sabato pomeriggio. Una manifestazione promossa dal comitato cittadino “No inceneritori Terni”, che ha visto la partecipazione di moltissimi ternani. Grandi e piccoli si sono ritrovati sotto palazzo Spada animati da un unico intento, quello di far sentire la loro voce al Sindaco e ribadirgli la loro contrarietà all’incenerimento dei rifiuti. La termovalorizzazione è ormai da tempo una tecnologia considerata sorpassata nell’ambito della chiusura del ciclo dei rifiuti, nonché dannosa per la salute dei cittadini, viste le numerose statistiche che testimoniano un elevato aumento delle patologie cardiovascolari e dei tumori alle vie respiratorie.
Il senso dell’iniziativa non era soltanto quello di manifestare il dissenso, ma anche di creare una vetrina utile per far capire a tutti, quelle che sono le possibili alternative all’incenerimento. Le richieste sono molto chiare: politiche che permettano la diminuzione a monte dei rifiuti prodotti, accompagnate da un aumento massiccio della raccolta differenziata porta a porta e l’emulazione di realtà come quella di Vedelago, che ha visto la realizzazione di impianti atti al trattamento meccanico-biologico dei rifiuti, modalità che ha permesso un cospicuo incremento della raccolta differenziata (perché conveniente, visto che tali ditte acquistano il differenziato) e anche un notevole abbassamento della percentuale di indifferenziato. Anche l’esempio di Reggio-Emilia, citta molto simile a Terni per numero di abitanti, ci sembra ottimo, visto che proprio pochi giorni fa è stato presentato un piano che prevede la chiusura del termovalorizzatore presente in quella zona e parallelamente una strategia per incrementare la raccolta differenziata.

E’ stato lanciato, dunque, un appello che speriamo serva al sindaco di Terni e a tutti gli altri sindaci dell’ATI 4 che a breve dovranno redigere il piano d’ambito relativo alla provincia in materia di rifiuti. I cittadini sono stati chiari: l’inceneritore a Terni non deve ripartire, altrimenti la protesta andrà avanti.

Lorenzo Di Schino - Coordinatore provinciale Giovani IdV Terni

mercoledì 29 febbraio 2012

Liberate Rossella!


29 Febbraio 2012: BlogginDay per Rossella Urru

 Rossella coordina i progetti del Cisp in Algeria, lavorando da due anni al miglioramento e alla gestione degli aiuti umanitari. La notte tra il 22 e il 23 Ottobre 2011 è stata rapita da un gruppo di persone armate, verosimilmente della branca Saharawi di Al-Qaeda del Maghreb. 

lunedì 13 febbraio 2012

IdV rimane coerente sul fronte dell'abolizione delle Province




Pieno sostegno ai consiglieri provinciali dell’Italia dei Valori che con coerenza hanno votato contro il documento promosso dall’Upi che chiede la sopravvivenza delle Province. L’IdV è stata l’unica forza ad esprimere parere negativo, dimostrandosi coerente con la propria linea politica e fedele al mandato ricevuto da quelle centinaia di migliaia di cittadini che hanno firmato per l’abolizione dell’ente. Stupisce invece l’atteggiamento di Pd, Pdl, Udc e socialisti, che si trovano uniti e in sintonia su una battaglia di retroguardia che ha il sapore di una difesa d’ufficio. Tanto più perché viene promossa da partiti, che a differenza del nostro, sostengono il governo Monti che ha deciso di svuotare di competenze le Province fino a renderle un ente del tutto superfluo da sopprimere nel giro di pochi anni. Insomma due pesi due misure: a Roma votano per l’abolizione a Perugia per il mantenimento. L’Italia dei Valori viceversa dà prova di avere uniformità di giudizi e operato, come peraltro aveva già dimostrato in occasione dell’approvazione della riforma endoregionale, quando il nostro gruppo a Palazzo Cesaroni si era impegnato affinché alle Province non fossero attribuite ulteriori deleghe. Siamo consapevoli che la sola abolizione di questa istituzione non avrà ripercussioni decisive sulla riduzione del nostro immenso debito pubblico e per questo vogliamo essere promotori di una forte razionalizzazione degli altri enti inutili. Al tempo stesso tuttavia siamo convinti che questo sia un primo grande segnale di cambiamento e rinnovamento da parte di una classe politica che rischia altrimenti di diventare sempre più autoreferenziale.

Giovani Italia dei Valori Umbria.
.

giovedì 9 febbraio 2012

Meno Antimafia e Più Oratori?Idv Giovani Umbria non ci sta



“Come dice il rettore, l’Università deve aprire ai privati per superare la crisi. Se questo, però, significa chiudere il corso di legislazione antimafia per aprirne uno sugli animatori degli oratori non ci siamo”. I giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria commentano con una punta di sarcasmo l’apertura di un corso post laurea in progettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio.
Crediamo che il ruolo dell’università pubblica sia centrale e insostituibile, tuttavia comprendiamo la necessità, in alcuni settori e in periodi difficili come questo, di reperire finanziamenti esterni. Nondimeno avremmo sperato che i criteri alla base delle partnership fossero il mantenimento o l’apertura di corsi di laurea e master di livello culturale e scientifico indiscutibile e con un forte orientamento alla creazione di specifiche competenze, immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. Il corso di cui stiamo parlando - proseguono i giovani dell’Italia dei Valori - a detta del suo illustre promotore, monsignor Renato Boccardo, delegato CEI in materia di pastorale giovanile, non tende a formare figure proofessionali bensì vuole essere un'esperienza di vita in conformità con i dettami della chiesa cattolica.
Non possiamo accettare una deriva confessionale da parte di istituzioni pubbliche che devono essere laiche per dettato costituzionale. Allo stesso tempo risulta insopportabile vedere chiudere i battenti di corsi come legislazione antimafia, fiore all’occhiello del nostro ateneo. Queste decisioni, dettate da interessi particolari e da presupposti ideologici, condivisi in larga misura anche dal nuovo governo, non hanno nulla a che vedere con le reali necessità dell'Università. E non saranno iniziative come queste a risolvere l’annoso problema del calo di studenti a Perugia, con tutte le conseguenze economiche e sociali annesse”.

sabato 28 gennaio 2012

Riguardo l'Acqua Pubblica, l'Umbria faccia come Napoli




Sabato 28 gennaio Luigi De Magistris ha convocato a Napoli il “Forum dei Comuni per i beni comuni”, l’assemblea costituente della rete degli amministratori locali per i beni comuni. Beni comuni intesi come patrimonio della collettività e che sono al tempo stesso fondamento irrinunciabile dei diritti e fulcro della democrazia partecipativa.
I 27 milioni di italiani hanno dato alla politica un mandato chiaro ed ineludibile: garantire la partecipazione dal basso alle decisioni e difendere la pubblicità dei beni e dei servizi comuni dalla speculazione del mercato. Da Napoli parte quindi il tentativo di catalizzare una azione di rinnovamento che vede al centro la cogente questione dell’acqua e del rispetto dei risultati referendari. I sindaci ed i comuni italiani non possono continuare a far finta di nulla e devono per primi farsi interpreti del volere popolare anche alla luce delle nuove forme organizzate di mobilitazione e della campagna di “obbedienza civile” promossa dal movimento e dalle associazioni. In Umbria è opportuno dare seguito alle determinazioni referendarie e le amministrazioni pubbliche, anche attraverso i propri rappresentanti anche nelle società partecipate, devono immediatamente presentare piani sostenibili di ripubblicizzazione del servizio idrico.
Diritti, Beni Comuni e Democrazia non possono continuare ad essere etichette propagandistiche né rimanere vuoti contenitori ideologici. Urge, senza ulteriori reticenze, giungere a determinazioni legislative che pongano, a tutti i livelli, la partecipazione dei cittadini al centro di un sistema nuovo disegnato per garantire i Diritti, salvaguardare i Beni e tutelare la Democrazia.
Claudio Santi – Dipartimento Ambiente Acqua Energia e Rifiuti - Idv Umbria
Matteo Minelli - Coordinatore regionale giovani Idv Umbria

sabato 21 maggio 2011

Il Referendum NON Salta, sit-in di protesta a Perugia



Dopo le recenti denuce da parte dei comitati referendari sul silenzio che ha investito lo svolgimento dei referendum, l'AGCOM ha riconosciuto che la RAI non ha dato sufficienti informazioni sulle consultazioni del 12 e 13 Giugno.
E' necessario far sentire la nostra voce per denunciare il bavaglio che colpisce tutto il sistema delle telecomunicazioni.
In particolare, in un momento come questo di forte avanzata della coalizione di centrosinistra, occorre dare il maggior risalto possibile alle consultazioni referendarie, un'occasione unica per infliggere un colpo definitivo a questo governo ormai allo sbando.
Per questi motivi domani dalle ore 15 saremo davanti alla sede Rai di Perugia per chiedere con forza all'azienda pubblica di dare ai referendum il giusto spazio,in tribune politiche e trasmissioni di approfondimento. Contro  questo silenzio che uccide la democrazia, noi urliamo a gran voce quattro si per il futuro del Paese.

Al sit-in aderiranno:La Fabbrica di Nichi Perugia, gli Universitari Progressisti, Cultura e Conflitto, Unione degli Universitari, il comitato referendario Italia dei Valori.

Matteo Minelli, coordinatore giovani Italia dei Valori Umbria.
Andrea Ferroni, coordinatore giovani comunisti della provincia di Perugia.
Jacopo Giovagnoni, giovani Sinistra Ecologia Libertà Perugia.
Alessandro Minestrini, coordinatore FGCI Umbria.

mercoledì 24 novembre 2010

Giovani Idv a difesa dell'Informazione


"Lei crede che la Rai sia sua ma è pagata dai soldi di tutti gli italiani", dice, mentre il sala monta un mormorìo pronunciato, "non rispondo alle sue domande, voi - continua - siete dei prepotenti e mistificatori […] "questa vostra tecnica non può funzionare con me che se permette di televisione me ne intendo". E chiude il telefono.

Iniziamo questo articolo con la cronaca, tratta da Repubblica.it, della telefonata che ieri sera il nostro Primo Ministro ha fatto durante la trasmissione Ballarò. In queste semplici frasi c’è tutto il conflitto d’interessi.

Cominciamo con l’analisi logica delle dichiarazioni:

  1. La Rai non è cosa di Giovanni Floris. Vero, sacrosanto. È di tutti gli italiani. Idem. Solo che Berlusconi si dimentica di fare un passo ulteriore: visto che la RAI è di tutti, tutti hanno il diritto di conoscere tutto. Può sembrare macchinoso, ma questi tutti, ovvero noi cittadini, non vogliamo e possiamo accontentarci solo di quello che dice lui e che racconta il suo cantastorie del Tg1. E proprio perché è pagata coi soldi di tutti, tutti hanno il diritto di fare il proprio palinsesto e di poter scegliere fra una varietà di programmi che spazino dall’intrattenimento all’approfondimento politico. Così si giustifica la presenza sulle diverse reti Rai di Ballarò, Annozero, Vieni via con me, Report, trasmissioni che sono settimanalmente osteggiate dal Premier e dal suo entourage tanto la chiederne censure preventive sugli argomenti perché sia mai che gli italiani aprano gli occhi sulla reale situazione del paese.

2- “Non rispondo alle sue domande”. E chi ci spera più! -avrebbe potuto rispondere Floris! Il nostro Primo Ministro sono anni che non sostiene un confronto televisivo, e se lo fa è tranquillamente seduto nel salotto di casa sua allestito negli studi della Rai da Bruno Vespa (ricordiamo la trasmissione post scandalo Noemi Letizia). Non solo, quando va all’estero Berlusconi da sempre sfoggio di se e della sua preparazione politica e infatti, o decide di non presentarsi alle conferenze stampa (vedi ultima uscita di scena in Corea durante il G20) per non rispondere a domande scomode, o mettendo in imbarazzo i suoi colleghi di mezzo mondo (avete dimenticato la faccia di Zapatero!?!). La riluttanza di Berlusconi a rispondere del suo operato è certificata dalle continue smentite che Bonaiuti è costretto a fare, “sono stato frainteso”- dice. No, il problema è che ti abbiamo capito benissimo.

3- “Io di televisione me ne intendo”. Eccoci, finalmente. Svelato il suo trucco magico, l’uomo che ha avuto successo grazie alle televisioni può dare lezioni ad un giornalista su come ci si comporta. Le Tv private del Biscione hanno sicuramente contribuito a cambiare il modo di vita degli italiani, la tv commerciale ha rivoluzionato il modo di approcciarsi al mezzo televisivo, la pubblicità è stato lo strumento per “invogliare” il popolo, decretando per lui quello che era da comprare e cosa no, ha determinato tendenze e culture, e ahinoi anche la politica. Lo spot elettorale del 1994 era il perfetto emblema di quello che sarebbe stato, e molto prima “Meno male che Silvio c’è”, la gente si è fatta ammaliare da quella musichetta, da quelle immagini e in tanti hanno creduto che quel prodotto fosse acquistabile e gustabile.

Oggi, nel 2010, paghiamo il prezzo di quello spot per Forza Italia.

Il martellamento televisivo, l’onnipresenza di Berlusconi e dei suoi sulle reti pubbliche e private ci ha abituato a tutto, l’arroganza al potere fa in modo che nessun ascoltatore capisca il vero contenuto del discorso durante il dibattito, e la strutturazione di un telegiornale di servizio al Governo (vedi Tg1 direzione Minzolini) sovverte l’ordine delle notizie, perché è più importante sapere le ultime da Avetrana piuttosto che puntare i riflettori sulla montagna di spazzatura che sovrasta la Campania.

La notiziola al posto della notizia, tutto fuorché la realtà.

Gli italiani si stanno stancando di questo modello televisivo che per 20 anni è stato imposto, e dimostrazione lo sono i cali di ascoltatori di Tg1 e Tg5 e l’ascesa del TgLa7 di Mentana, il successo da record di Vieni via con me, e la stizza che i telespettatori provano nel sentire reiterate accuse bipartisan dei politici nei diversi talk show.

I giovani devono fare la propria parte per risvegliare gli animi intorpiditi di un Italia che è veramente stanca, provata da anni di mezze verità e prepotenze che hanno impedito al libera informazione e di conseguenza la libera formazione delle coscienze.

Giovedì 25 novembre si terrà a Foligno una manifestazione di protesta contro lo stato dell’informazione del nostro paese, un'occasione per far levare le voci di tanti giovani arrabbiati che, nati e cresciuti sotto il dominio televisivo berlusconiano, hanno voglia di respirare aria nuova, pulita e fresca.

Noi giovani dell’Italia dei Valori siamo con loro, la loro battaglia è la nostra.


Idv Giovani Umbria

giovedì 7 ottobre 2010

Le 10 Regole della Manipolazione Mediatica - Noam Chomsky


1-La strategia della distrazione


L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).


2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni

Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.


3- La strategia della gradualità

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.


4- La strategia del differire


Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini


La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).


6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione
Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti….

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori".


8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità


(dal film Videocracy)
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...


9- Rafforzare l’auto-colpevolezza

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!



10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.








fonti fotografie: 1,2,3,4,