Visualizzazione post con etichetta riflessioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta riflessioni. Mostra tutti i post

giovedì 22 marzo 2012

Lo Spread dei Diritti


 

Dalla scorsa estate una nuova parola carica di inquietanti significati è entrata nel quotidiano lessico degli Italiani, ispirando le scelte di politica economica e gli interventi nel settore pensionistico del governo e incidendo profondamente nelle condizioni  di vita materiali dei cittadini. Stiamo parlando dello spread che indica il differenziale di rendimento tra i titoli di debito emessi dallo stato italiano (BOT, CCT) e quelli  emessi dallo stato tedesco (BUND).  Le manovre del governo avevano come obiettivo quello di far diminuire lo spread, ovvero far calare la differenza tra i tassi di interesse dei titoli di stato italiani e tedeschi. Quindi lo spread indica una differenza quanti/qualitativa tra due situazioni comparabili.
Ciò detto esiste un altro spread che condiziona la vita di centinaia di migliaia di cittadini italiani e che per ciò meriterebbe di entrare nell’agenda e nel dibattito politico nazionale. Stiamo parlando dello spread dei diritti ovvero della drammatica differenza che esiste tra l’Italia e gli altri paesi europei nel riconoscimento dei diritti civili. Recentemente ce lo ha ricordato una sentenza della Corte di Cassazione che, chiamata a pronunciarsi sul riconoscimento di un matrimonio omosessuale contratto in Olanda da una coppia italiana, ha negato la trascrizione del matrimonio a causa della lacuna nella legislazione italiana affermando tuttavia che: ”… una coppia di fatto, nell’impossibilità legislativa a contrarre matrimonio in Italia, ha diritto a vivere liberamente la propria condizione con pari diritti rispetto alle coppie etero”. La sentenza della corte sembra aprire la strada affinché le coppie LGBT si rivolgano al giudice ordinario finché il Parlamento non provvederà a legiferare in materia. In questa maniera si assisterebbe però ad un riconoscimento dipendente dalle singole sentenza e perciò variabile e non uniforme a livello nazionale.
Ma quale è la situazione negli altri paesi europei? Nei maggiori paesi dell’Unione (GB, Germania, Francia, Spagna, Olanda solo per citarne alcuni) esistono differenti forme di riconoscimento delle coppie di fatto, omosessuali o non, che prevedono diversi gradi di tutela. I nomi che assumono sono vari tuttavia esiste un nucleo di diritti che viene previsto in tutti gli ordinamenti legislativi: dai diritti di successione alla previdenza sociale, dall’assistenza sanitaria ai congedi in caso di eventi gravi del partner insomma tutte quelle tutele che permettono di vivere serenamente una vita di coppia.
In questo scenario l’Italia si distingue per la completa assenza di una disciplina normativa che regolamenti la materia. Nella passata legislatura si era assistito al timido tentativo del governo Prodi di introdurre, attraverso i DICO, il riconoscimento delle coppie di fatto. Tentativo naufragato tra l’ipocrisia del family day e la fragilità del sostegno parlamentare. Stessa sorte è toccata al disegno di legge contro l’omofobia presentato nell’attuale legislatura. Nel frattempo i fatti di cronaca ci hanno raccontato di soprusi, prepotenze, violenze e pestaggi a danno di coppie omosessuali. Ultima in ordine temporale quella verificatesi in una discoteca di Varesotto dove una coppia gay è stata malmenata da un buttafuori mentre ballava sul cubo. Questo clima di intolleranza omofoba viene poi alimentato dalle continue dichiarazioni di esponenti politici irresponsabili. Ricordate quanto detto recentemente dall’ex ministro Giovanardi (due donne che si baciano come chi fa pipi per strada)?    
In questo contesto di generale squallore e inciviltà si intravede però una piccola speranza rappresentata da un progetto di legge presentato dal PD  e dall’IDV che mira a regolamentare le unioni civili e dare quindi alle coppie di fatto gli stessi diritti della famiglia fondata sul matrimonio. Non resta che sperare che questo parlamento, fulminato sulla via di Damasco, decida di dare dignità a centinaia di migliaia di coppie italiane avvicinandoci all’Europa e cercando di diminuire, ancora una volta, questo maledetto spread.

Alex Paiella

giovedì 1 marzo 2012

+ Borse – Armi = Diritto allo studio


Il titolo già dice tutto: “+ Borse – Armi = Diritto allo studio” è l'ultima iniziativa del Dipartimento giovani dell'Italia dei Valori: “Investire su ricerca, formazione e istruzione è l’unica grande possibilità di crescita e sviluppo per uno Stato come il nostro – dicono i giovani dipietristi -. Negli ultimi anni l’Italia è andata esattamente in direzione contraria da questo punto di vista. Grazie alle manovre economiche del governo Berlusconi sono rimasti privi di borsa di studio circa 45 mila studenti che ne avevano diritto mentre al tempo stesso sono aumentate le tasse e diminuiti i servizi. In seguito a queste scelte totalmente errate l’Italia si è piazzata agli ultimi posti in Europa per gli investimenti sul diritto allo studio.
Queste sono le basi che hanno stimolato l’ideazione e la promozione dell’iniziativa “+ Borse – Armi = Diritto allo studio” - insistono i giovani Idv -, linvito che facciamo è di firmare la nostra petizione che chiede al Governo Monti di recuperare i 600 milioni mancanti per le borse, dagli investimenti fatti per il programma di armamento. Non è più tollerabile investire 40 miliardi per l’acquisto di 133 caccia quando la Costituzione recita testualmente di ripudiare la guerra. Al tempo stesso il nostro ordinamento sostiene che i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti di studio.
Chiediamo semplicemente – concludono i giovani Idv - di applicare i dettati fondamentali della nostra Carta istitutiva anche perché crediamo fermamente che un cospicuo investimento nell’istruzione e nella cultura sia fondamentale per rilanciare il nostro Paese e farlo uscire dalla sua crisi profonda. Il futuro dell’Italia è rappresentato dalle nuove generazioni, garantirne la formazione è un dovere dello Stato. La raccolta firme si terrà a Perugia in via Alessandro Pascoli, giovedì 1 marzo dalle ore 11 alle 15.

mercoledì 29 febbraio 2012

Liberate Rossella!


29 Febbraio 2012: BlogginDay per Rossella Urru

 Rossella coordina i progetti del Cisp in Algeria, lavorando da due anni al miglioramento e alla gestione degli aiuti umanitari. La notte tra il 22 e il 23 Ottobre 2011 è stata rapita da un gruppo di persone armate, verosimilmente della branca Saharawi di Al-Qaeda del Maghreb. 

sabato 25 febbraio 2012

CasaPound in Consiglio a Bastia, l'Idv solidale con gli ex partigiani


"E' molto grave che per l'ennesima volta un'amministrazione comunale di centrodestra si presti a concedere spazi pubblici a manifestazioni organizzate da associazioni che palesemente si richiamano a principi fascisti. In questo caso la giunta di Bastia Umbra si spinge a concedere la sala del consiglio comunale, simbolo dell'attività democratica repubblicana, nata proprio all'indomani della lotta di Liberazione dal nazifascimo. Aderiamo con forza e profonda convinzione all'appello dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, baluardo e garante dei valori della Resistenza, momento fondamentale della nostra storia a cui tutte le forze politiche e sociali culturalmente antifasciste hanno l'obbligo morale di ispirarsi. Per questo l'Italia dei Valori dell'Umbria parteciperà all'iniziativa sollecitata dall'Anpi per testimoniare la propria adesione agli ideali dell'antifascismo e rinnovare lo sdegno di fronte a questo genere di avvenimenti”. 
Massimiliano Gestroemi, coordinatore dipartimento regionale Diritti e Lavoro Italia dei Valori Umbria
Matteo Minelli, coordinatore regionale dipartimento Giovani Italia dei Valori Umbria

giovedì 9 febbraio 2012

Meno Antimafia e Più Oratori?Idv Giovani Umbria non ci sta



“Come dice il rettore, l’Università deve aprire ai privati per superare la crisi. Se questo, però, significa chiudere il corso di legislazione antimafia per aprirne uno sugli animatori degli oratori non ci siamo”. I giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria commentano con una punta di sarcasmo l’apertura di un corso post laurea in progettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio.
Crediamo che il ruolo dell’università pubblica sia centrale e insostituibile, tuttavia comprendiamo la necessità, in alcuni settori e in periodi difficili come questo, di reperire finanziamenti esterni. Nondimeno avremmo sperato che i criteri alla base delle partnership fossero il mantenimento o l’apertura di corsi di laurea e master di livello culturale e scientifico indiscutibile e con un forte orientamento alla creazione di specifiche competenze, immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. Il corso di cui stiamo parlando - proseguono i giovani dell’Italia dei Valori - a detta del suo illustre promotore, monsignor Renato Boccardo, delegato CEI in materia di pastorale giovanile, non tende a formare figure proofessionali bensì vuole essere un'esperienza di vita in conformità con i dettami della chiesa cattolica.
Non possiamo accettare una deriva confessionale da parte di istituzioni pubbliche che devono essere laiche per dettato costituzionale. Allo stesso tempo risulta insopportabile vedere chiudere i battenti di corsi come legislazione antimafia, fiore all’occhiello del nostro ateneo. Queste decisioni, dettate da interessi particolari e da presupposti ideologici, condivisi in larga misura anche dal nuovo governo, non hanno nulla a che vedere con le reali necessità dell'Università. E non saranno iniziative come queste a risolvere l’annoso problema del calo di studenti a Perugia, con tutte le conseguenze economiche e sociali annesse”.

sabato 4 febbraio 2012

Violenze intollerabili: necessari provvedimenti urgenti


"Gli episodi efferati avvenuti in questi giorni nell’area nord di Perugia sono di inaudita gravità, urge un’immediata intensificazione delle azioni di controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine.” Così Matteo Minelli, coordinatore dei giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria, commenta i furti e le violenze verificatisi nelle ultime quarantotto ore a Resina e nelle zone limitrofe. “Il problema della sicurezza nelle aree periferiche del nostro comune è ormai da tempo sotto gli occhi di tutti, tuttavia nulla di concreto è stato fatto dalle istituzioni per impedire il verificarsi di questi esecrabili fatti. Di fronte ad una escalation di violenza di tale proporzione – proseguono i giovani idv- è necessario l’immediato stanziamento di ulteriori fondi per potenziare il monitoraggio di tutte le zone più isolate. Occorre moltiplicare il numero degli agenti sul territorio, impegnando anche i reparti di polizia locale in operazioni di pattugliamento e controllo. È necessario inoltre che la magistratura dia il via immediatamente alle indagini per individuare e perseguire le bande organizzate che sono attive nella nostra regione e in quelle confinanti. Non sono più giustificabili atteggiamenti attendisti e soluzioni al ribasso, che finirebbero da un lato per alimentare ulteriormente un clima di impunità e dall’altro per mortificare i cittadini onesti, a che invece meritano l’istantaneo e incondizionato sostengo di tutte le autorità locali.

foto da Repubblica

mercoledì 25 gennaio 2012

Le Unioni Civili

Credo sia sconcertante che nel 2012 Dopo Cristo vi sia ancora chi ritenga di doversi ergere contro uno dei simboli del progresso culturale e civile in Italia e in Umbria. Il dibattito che ormai da decenni anima il territorio nazionale sull’argomento delle Unioni civili ha storicamente visto l’ Umbria come una delle Regioni all’ avanguardia nel dare segnali volti ad adeguare la legislazione italiana a quelle di altri paesi europei, si pensi alla Francia, al Regno Unito, alla Germania, in questo momento più rispettose, ad esempio, dell’ Articolo 9 della carta dei diritti dell’ Unione europea che sancisce come diritto fondamentale della persona quello di “costituire una famiglia”. Lo Statuto umbro, approvato nel Settembre del 2004, è uno degli statuti regionali più esplicitamente favorevoli alle Unioni Civili, in quanto riconosce “i diritti della famiglia e adotta ogni misura idonea a favorire l’ adempimento dei compiti che la Costituzione le affida” mentre nel contempo “tutelà altresì forme di convivenza”. Ecco perché colpisce che proprio in Umbria, e per giunta nel Comune di Gubbio, cittadina negli ultimi decenni foriera di spunti di rinnovamento politico e culturale non trascurabili, il Consiglio comunale approvi un provvedimento come detto sconcertante con cui si abolisce il Registro comunale delle coppie di fatto. Lo sconcerto diventa imbarazzo e profonda amarezza quando si considera che la maggioranza che delibera in tal senso è una maggioranza che prevede Consiglieri eletti nelle fila del Centrosinistra che, ignorando persino autorevolissimi e recenti pronunciamenti della Corte Costituzionale di impostazione radicalmente opposta, quali ad esempio la sentenza 138/2010, si muove nella stessa direzione a suo tempo intrapresa dal penultimo Governo Berlusconi che vide però ovviamente respinta dalla Corte Costituzionale l’ impugnazione dello Statuto dell’ Umbria.
Molto bene pertanto la posizione assunta in Consiglio dal Consigliere dell’ Italia dei Valori Cappannelli e dagli altri Consiglieri che hanno ritenuto opportuno lottare contro un provvedimento tristemente sbagliato e rispetto al quale è necessario che i Partiti del Centrosinistra eugubino, e non solo, si interroghino e valutino il da farsi.

Massimiliano Gestroemi

foto da qui

mercoledì 7 dicembre 2011

Cambiano i governi ma la storia resta la stessa


La commissione Difesa della Camera ha deciso il finanziamento di 500 milioni di euro, fissando il nostro Paese all’ottavo posto nel mondo per spese militari. blindati per dieci milioni di euro, “veicoli tattici medi multiruolo” per altri 157 milioni, 447 veicoli tattici leggeri “lince” per 198 milioni. E ancora “sistemi acustici per la localizzazione delle sorgenti di fuoco”, barriere antisfondamento, veicoli automatici di perlustrazione per altri 56,3 milioni per un totale di 502 milioni di euro.

23 novembre 2011- VITTORIA DELL’IDV- “Oggi durante l’esame e l’approvazione dei 5 programmi d’arma è stata votata e recepita interamente la mia proposta di parere con specifiche condizioni. Ogni programma d’arma è stato approvato a condizione che si rivaluti completamente il quadro delle spese militari ridimensionando i programmi di acquisto in essere e si attivi un virtuoso investimento in termini di riqualificazione, addestramento e formazione del personale del comparto, e che si avvii un percorso che punti a finanziamenti selettivi attraverso i quali si definiscano le priorità e le reali necessità del comparto. Investire minori risorse e meglio” queste le parole del capogruppo IDV Augusto Di Stanislao dopo che ha presentato una mozione per chiedere di fermare lo shopping bellico del governo in Commissione Difesa della Camera.

5 Dicembre 2011- Quello delle spese militari continua ad essere un tasto dolente, soprattutto in questo periodo di crisi, soprattutto in vista di una manovra lacrime e sangue dall’ammontare complessivo di 24 miliardi. Stavolta a guadagnarsi la ribalta è un acquisto che lo Stato ha pianificato da tempo e che ai contribuenti costerà una cifra compresa tra i 15 e i 20 miliardi di euro. Si tratta di 131 caccia bombardieri F35 Lockheed che entreranno in produzione alla fine del 2012 e che verranno consegnati a metà del 2013.

Ci iniziamo a fare moltissime domande a cui la risposta sembra scontata:

QUESTO GOVERNO C’è O CI FA?

Chiede sangue alla popolazione non riducendo i vitalizi né dei parlamentari né dei consiglieri regionali ma nel frattempo aumentano le tasse indiscretamente su tutto.

Ma sono veramente necessari questi F35 con un costo di 24 miliardi?

G.Tonicchi

domenica 27 novembre 2011

Allarmante il calo della Popolazione Universitaria




“Allarmanti” .Così Matteo Minelli, coordinatore regionale dei giovani dell’Italia dei Valori, commenta i dati sulle iscrizioni all’ateneo di Perugia, che seppure non definitivi, indicano un calo delle presenze del 7,80%, pari a 1552 studenti in meno rispetto lo scorso anno.
“ I numeri sono impietosi, le immatricolazioni scendono drasticamente in quasi tutte le facoltà, con punte di oltre il 23% a Lettere e  a Scienze Politiche. È inoltre preoccupante che l’emorragia si estenda anche ad ambiti di studio scientifici e a forte vocazione professionale, come Agraria, Economia e soprattutto Medicina e Chirurgia.”
“Senza dubbio le cause scatenanti di questo deflusso sono l’aumento delle tasse universitarie e il peggioramento dell’offerta formativa; due nefaste conseguenze dell’incessante taglio dei fondi all’intero mondo dell’istruzione e della ricerca.
“Anche se in misura minore, incidono comunque in queste dinamiche alcune scelte errate di carattere locale. Da tempo – prosegue Minelli- come giovani dell’Italia dei Valori denunciamo il fatto che le amministrazioni Umbre, in particolar modo il comune di Perugia, non abbiano affatto compreso l’importanza degli studenti nello sviluppo dell’economia del regionale. Beni e servizi per la popolazione universitaria poco efficienti e troppo costosi, una burocrazia ancora troppo macchinosa, problemi tradizionali della nostra regione, come la pessima logistica della rete viaria, rendono il nostro ateneo sempre meno appetibile per gli studenti, in particolare i fuori sede.”
“Oltretutto la volontà delle istituzioni di mutare l’università da un centro  di massa, capace di formare un alto numero di laureati, in una research university, basata soltanto sul potenziamento di alcuni settori di ricerca, avrà come unica conseguenza tangibile la fortissima diminuzione della popolazione universitaria, che si prevede passerà da 30.000 a 18.000 individui. Una scelta miope, tanto più in una fase di crisi economica come questa, in cui non possiamo assolutamente permetterci di perdere una risorsa tanto importante sia in termini di consumi che di crescita culturale del tessuto cittadino.”
“I numeri parlano chiaro: è necessario- conclude il giovane coordinatore- aprire una profonda riflessione da parte dell’Università e delle istituzioni locali, per porre un freno a questo infausto fenomeno, partendo da un assunto fondamentale:  Perugia deve potenziare e non frenare, la sua vocazione di città universitaria.”

venerdì 25 novembre 2011

Dobbiamo tutti stringere la cinta...o quasi..




Tutti conosciamo per esperienza diretta o semplicemente seguendo i telegiornali l’attuale difficoltà del nostro paese con un tasso di disoccupazione crescente (pari all'8,3% a settembre e con Il tasso di disoccupazione giovanile al 29,3%); con un differenziale, il famosissimo SPREAD che ha raggiunto livelli storici e finanziamenti bloccati per ogni attività culturale, fondi alle università e per le borse di studio, fondi bloccati per le energie rinnovabili e per la ristrutturazione dei reperti archeologici più famosi al mondo come quelli di Pompei che crollo dopo crollo stanno scomparendo.
In tutto questo il nuovo governo non è stato a guardare, si è rimboccato le maniche presto introdurrà nuovamente la famosa ICI ma aumentata al 23% poiché devono “far cassa” cosi come l’aumento dell’età pensionabile.
MA IN TUTTO QUESTO??!
La commissione Difesa della Camera ha deciso il finanziamento di 500 milioni di euro, fissando il nostro Paese all’ottavo posto nel mondo per spese militari. blindati per dieci milioni di euro, “veicoli tattici medi multiruolo” per altri 157 milioni, 447 veicoli tattici leggeri “lince” per 198 milioni. E ancora “sistemi acustici per la localizzazione delle sorgenti di fuoco”, barriere antisfondamento, veicoli automatici di perlustrazione per altri 56,3 milioni per un totale di 502 milioni di euro.

Ebbene si come sempre riusciamo a raggiungere il paradosso più completo.
La missione in Liba ormai è conclusa, dobbiamo ritirare le truppe o in alcuni casi dimezzare il numero dei nostri soldati impegnati all’estero e nonostante ciò il Ministero finanzia 502 milioni per le spese militari ritenute necessarie per le truppe schierate al fronte per non fare correre loro rischi enormi.
La soluzione che tutti si aspettano in un momento di crisi come questo è il ritiro almeno parziale di molti dei nostri uomini schierati al fronte ma forse come soluzione sarebbe troppo intelligente ed economica.
Quindi una domanda nasce spontanea:
MA IL GOVERNO CAPISCE L'ATTUALE SITUAZIONE DELL'ITALIA??

 REFERENTE IDV TARQUINIA
              Tonicchi Gabriele

domenica 6 novembre 2011

Coito elettorale interrotto




Città di Castello è una di quella città di cui andare fiero, almeno se si osserva il suo passato e i personaggi che vi sono gravitati. Nel terzo secolo a.c. era un insediamento romano denominato Tifernum Tiberinum, citato anche da Plinio il Vecchio. Poi fu la Castrum Felicitatis dei Longobardi e, sotto il dominio Vaticano, la città dei Vitelli, che qui fecero arrivare artisti del calibro di Raffaello. Una città contadina, placidamente contornata dagli Appennini, che seppe essere antifascista e far crescere fra le sue mura partigiani come Venanzio Gabriotti. L’orgoglio comprensibile che un tifernate porta con se, non si è mai saputo tradurre in vero amore per la propria città, o meglio, le amministrazioni di sinistra che dal dopoguerra ad oggi si sono avvicendate sulle poltrone comunali sono andate sempre più scemando per adeguatezza ed efficienza. E non penso soltanto alle strade colabrodo, all’espansione urbana incontrollata, all’insipienza con cui si lasciano decadere o si tumulano sotto una colata di cemento i nostri gioielli, la nostra storia, ma anche e soprattutto un preoccupante fenomeno di mancanza di democrazia. Perché quando accade che i cittadini sono restii a candidarsi alle elezioni comunali per paura di ritorsioni sul posto di lavoro o sulle associazioni di cui fanno parte, non c’è altro da fare che denunciare un deficit di libertà. E c’è chi lo fa da decenni, con la costanza e la fermezza che solo chi crede che la politica non sia un ufficio di collocamento, o un trampolino di lancio per chissà quali traguardi personali, può avere. Persone che ancora camminano a braccetto con la loro Dignità, non avendola barattata per qualche misero giochetto di incarichi. Nei loro occhi puoi leggere lo scoramento di chi ha visto questa condizione aggravarsi ma ha continuato a lottare convinto che tutte le bellissime esperienze che nonostante tutto qui ancora nascono, sono il segno di una città che vive e tornerà a godere della democrazia che i suoi migliori figli gli ha regalato. Fino a quel momento sarà soltanto un collettivo coito interrotto.

Alessio Biccheri


foto da qui

domenica 23 ottobre 2011

La Questione Ikea




“Insoddisfacente”, così Matteo Minelli, coordinatore regionale dei giovani dell’Italia dei Valori, definisce la nota emanata ieri da Palazzo dei Priori in merito al caso Ikea. “Prendiamo atto che l’amministrazione comunale si definisce estranea a qualsiasi vicenda di carattere giudiziario. Tuttavia a questa affermazione non fa seguito alcun chiaro segnale di discontinuità. Ci preoccupa anzitutto - prosegue Minelli - il fatto che il Comune insista a voler proseguire l’iter procedurale senza assoggettare il progetto Ikea alla valutazione d’impatto ambientale. Lascia attoniti, poi, il fatto che Palazzo dei Priori si dica angosciato da un eventuale prolungamento dei tempi previsti per l’approvazione finale dell’insediamento. Mentre si prospettano illeciti e comportamenti non etici, l’unica inquietudine dell’amministrazione pare essere quella di accelerare i tempi. Al contrario, occorre aprire una seria riflessione sul profilo etico della vicenda, perdipiù in un clima di generale risentimento come quello attuale, senza rifugiarsi in giustificazioni banali e contraddittorie, centrate solo sull'aspetto economico. Un partito come l’Italia dei Valori - conclude Minelli - che in questi mesi si è distinto per aver sollevato senza inibizioni la questione morale, è perfettamente coerente quando chiede chiarezza su tutto il caso. Fino ad allora cautela vorrebbe che si evitassero forzose accelerazioni dell’iter tecnico amministrativo”

venerdì 21 ottobre 2011

Il 15 Ottobre visto da uno dei Giovani IdV Umbria



Sabato 15 Ottobre alla manifestazione degli Indignati a Roma c’eravamo anche noi Giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria. Per esprimere il nostro profondo dissenso per la linea politica tenuta nei confronti della crisi economica dal governo italiano che, in un’escalation di imbarazzanti capriole ha tentato prima di nasconderla, poi di sminuirla e infine di affrontarla con misure parziali e settarie. Per ribadire ad un’Italia in attesa del crollo dell’impero berlusconiano che il sistema economico finanziario nel quale viviamo è profondamente ingiusto. Con noi i precari del comitato 9 Aprile, il popolo dei referendum, i metalmeccanici della Fiom, il Popolo Viola e tanti altri. Tutti insieme per dar vita ad un evento straordinario: una mobilitazione mondiale che sfiduci il sistema capitalistico e dia il proprio alt alla dittatura finanziaria mondiale. Da New York a Tel Aviv, da Madrid a Bruxelles in 82 paesi si è sfilato per “far sapere ai politici e alle élite finanziare a cui sono asserviti, che ora siamo noi i popoli che decideremo il nostro futuro”come scrivono gli organizzatori nel sito web: “15october.net”. Un messaggio di speranza che ha legato i giovani della Primavera araba, gli Indignados spagnoli e il “movimento 99%” statunitense.
La nostra protesta è rimasta però in secondo piano. Oscurata dalle 
immagini di macchine bruciate e cassonetti rivoltati da centinaia di ragazzi incappucciati. Violenti, organizzati e pronti a tutto hanno avuto il tempo di creare scompiglio, fare danni e rovinare la manifestazione prima di dar vita ad una guerriglia con le forze dell’ordine. Le reazioni del giorno dopo le conosciamo: la macchina del fango dei media che equipara gli indignados con i violenti, le ragioni della protesta dissolte, richieste di limitazioni dei diritti vergognose, caccia ai mandanti morali. In questi casi verrebbe da chiedersi: cui prodest?A chi giova che sia andata a finire così?Ognuno si farà la sua idea. Delle immagini, però, vogliamo ricordare di quella giornata. Le decine di ragazzi, a volto scoperto, seduti davanti alle forze dell’ordine che urlavano “nonviolenza”, l’indignato che posa un mazzo di fiori sulla grata di un blindato della polizia, le centinaia di migliaia di cittadini italiani che, nonostante la rabbia per la disoccupazione, per il precariato, per i tagli, per una politica malsana e un paese che sta precipitando nella sua quintessenza, hanno scelto di manifestare con bandiere e slogan, mettendo tutto l'entusiasmo e la fantasia per poter dire finito il tempo di un’economia priva di vincoli che subordina ii diritti alla logica di mercato.


 Alessio Biccheri

mercoledì 19 ottobre 2011

I Perchè del No allo Statuto



In questi giorni si sono avvicendati commenti sapienti da parte di “giornalisti” e rappresentanti degli studenti, che critici nei confronti delle voci del dissenso intorno allo statuto ne sottolineano l’infondatezza. A loro avviso ricercatori, movimenti, associazioni studentesche, giovanili di partito che all’unisono hanno preso le distanze dall’approvazione sarebbero nel migliore dei casi dei sognatori incapaci di confrontarsi con la realtà, nel peggiore degli ignoranti che neppure hanno letto il testo dello statuto e fanno solo opera di demagogia. Per questo ad oggi riteniamo opportuno entrare nei dettagli del nostro no.
Innanzitutto partiamo dalle modalità di stesura dello statuto: la commissione non ha mai reso pubblici i verbali delle sedute, in sostanza impedendo a tutte le componenti universitarie di informarsi sullo svolgimento dei lavori. Questo grave atto, è sintomo della scarsa trasparenza con cui vengono gestiti dei processi fondamentali della vita dell’ateneo. Processi che dovrebbero caratterizzarsi per partecipazione e limpidezza sono invece coordinati e indirizzati da una ristretta oligarchia. I rappresenti degli studenti, mentre a parole manifestavano il loro dissenso verso tale scelta, di fatto continuavano a partecipare alle sedute, prendendo parte così a processi gestionali verticali e privi di alcuna limpidezza. Un serio segnale di protesta sarebbe potuto essere l’abbandono, quantomeno momentaneo, dei lavori in corso; gli avremmo dato atto di avere quel coraggio di cui invece hanno sempre deficitato. Ancora oggi nessuno, tranne noi, ha suggerito la necessità di convocare un’assemblea d’ateneo per confrontarsi con gli studenti ed eventualmente indire un referendum di conferma.
Passando ai contenuti dello statuto. Una premessa merita il cosiddetto Codice Etico; si parla letteralmente di “doveri nei confronti della struttura di appartenenza” . Non vorremo che esso da strumento per proteggere l’ateneo da abusi e discriminazioni si trasformi in un escamotage per controllare il dissenso, in particolare tra docenti e ricercatori, nei confronti della gestione dell’Università.
Veniamo agli organi di governo dell’Ateneo. Innanzitutto il mandato del rettore, sebbene non rinnovabile, risulta a nostro avviso eccessivamente lungo; sei anni, di fatto senza alcun controllo, vista la tipologia di composizione degli organi, rappresentano un lasso di tempo utile a consolidare il potere e perseguire una gestione autoreferenziale della politica universitaria.
Gli eletti dalla componente studentesca in tutti gli organismi hanno mandato biennale mentre quelli votati dai docenti restano in carica tre anni, così come quelli di nomina rettoriale. La rappresentanza studentesca nel Consiglio d’Amministrazione è pari a quella designata direttamente dal rettore, che però non possiede alcuna legittimazione democratica diretta. Il rinnovo delle cariche studentesche avviene ogni due anni, mentre gli eletti e nominati delle restanti componenti restano in carica per un mandato triennale. Ora risulta incomprensibile e totalmente antidemocratico che i nominati siano parificati agli eletti nel numero e per di più abbiano anche un incarico di durata maggiore.
La componente studentesca si ferma al 20% dei membri nel Consiglio d’amministrazione e nel Senato Accademico, mentre scende al 15% nei consigli di Dipartimento. Riteniamo che non sia affatto sufficiente, non ci pare normale che trentamila studenti, che attraverso le tasse mantengono in piedi tutta la struttura universitaria , e al tempo stesso con i propri consumi fanno muovere l’economia di una intera città, debbano essere parte largamente minoritaria negli organi di rappresentanza. Sappiamo bene che alla base di tale iniquo sistema vi sono le indicazioni imposte dalla riforma, tuttavia crediamo che si poteva fare molto di più.
In testa la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane , che al di la di opportunistiche e lamentele, avrebbe dovuto bloccare l’iter procedurale della stesura dei nuovi statuti. Mentre a Perugia e in altri atenei, le imposizione della riforma sono state recepite mantenendo inalterato il sistema obsoleto e oligarchico di governo dell’università. Nel corso degli anni i rappresentanti degli studenti di tutti i colori politici hanno sempre giustificato i loro insuccessi e le limitate vittorie, sostenendo che i rapporti di forza all’interno degli organi di gestione dell’ateneo non permettevano loro di ottenere maggiori rivendicazioni. E quindi risulta incomprensibile il fatto che abbiano avallato per l’ennesima volta un assetto istituzionale in cui il parere degli universitari non è vincolante in alcun organismo. Il risultato è quello che gli studenti si troveranno ad essere una maggioranza silenziosa all’interno del mondo universitario, mentre saranno una minoranza afona nelle istituzioni. Simile la sorte dell’altra componente storicamente “debole” quella dei ricercatori , anch’essa penalizzata fortemente in termini di rappresentanza e impossibilitata ad incidere nelle decisioni strategiche. Non riusciremo mai a costruire un’università moderna, capace di offrire servizi avanzati ed elaborare un prodotto scientifico all’avanguardia, se non daremo maggiore peso decisionale alle uniche componenti capaci di indirizzarci verso il futuro.

Giovani Italia dei Valori Umbria

sabato 8 ottobre 2011

Giovani IDV Umbria e la Palestina




I Giovani IdV dell’Umbria esprimono, in queste settimane di vive discussioni sul tema, il più sentito appoggio alla richiesta palestinese di uno Stato libero e indipendente. Con il rispetto della dignità umana e il diritto di autodeterminazione dei popoli come principali punti di riferimento per i nostri orientamenti in fatto di politica estera, chiediamo che il rispetto dei diritti del popolo palestinese vengano prima di qualsiasi interesse economico e politico. La dubbia richiesta degli Stati Uniti di una decisione “bilaterale” , quando oltre 60 anni fa i palestinesi furono spogliati della loro terra con una delle decisione più unilaterali della storia, che fece seguito a forti pressioni esercitate da lobby internazionali, e ad atti di violenza come l’assassinio del mediatore ONU Bernadotte, ci pare francamente inopportuna. L’indipendenza dello Stato Palestinese sarà il primo passo per garantire pace e sicurezza nell’area: bisogna porre fine in maniera totale all’embargo forzato della striscia di Gaza che sta impoverendo e stremando a causa di fame e malattie migliaia di civili, soprattutto bambini; bisogna porre fine all’uso indiscriminato della forza da parte di Israele e alla scellerata politica di esecuzioni mirate; bisogna favorire un processo di pace che garantisca la sicurezza, a entrambe le parti in causa, per costruire una pace che la regione mediorientale attende da ormai troppo tempo.

Davide Gallucci

foto da qui

venerdì 9 settembre 2011

Lettera all'IDV




Da qualche anno a questa parte Idv sta portando avanti gloriose battaglie in favore dei cittadini appartenenti alle classi sociali più disagiate in virtù di un profondo senso civico ispirato a valori di trasparenza, serietà, moralità e giustizia; guadagnando rapidamente molti consensi.
Il pragmatismo diepietrista, inteso come sano attivismo atto a mettere da parte vuoti e retorici pleonasmi, sta facendo di Idv uno dei partiti più credibili dell’intero panorama politico nazionale.
Il rapido ed al momento incontrovertibile decadimento politico che sta investendo il Nostro paese chiama i partiti d’opposizione a proporre alternative credibili ed a far sentire la propria presenza ai sempre più disillusi cittadini, i quali chiedono risposte di non sempre facile attuazione.
Di fronte all’incombente crisi economica, cui il governo – affaccendato soprattutto nel risolvere le grane giudiziarie di Berlusconi e nel soddisfare le richieste di singole lobbies di elettori- non riesce a proporre una soluzione credibile. Il frequente e isterico cambio di proposte formulato, ormai quotidianamente, dall’attuale maggioranza, ricorda lontanamente – e grottescamente- l’immobilismo politico che preparò il terreno all’avvento di Mussolini e del fascismo.
Idv ha proposto validissime alternative alle spesso scellerate iniziative dell’esecutivo, ma non ha preso posizione riguardo la virtuosa idea del Partito Radicale riguardo la revisione di alcuni privilegi fiscali del Vaticano.
Nel nostro paese la cultura della Laicità stenta ancora molto a istituirsi di fatto, sebbene la Costituzione ne sancisca l’esistenza. Indagini recenti di Repubblica, Panorama etc.. . hanno stimato nell’ammontare di una normale manovra finanziaria i fondi che lo Stato italiano percepirebbe se al Vaticano fossero fatte pagare ICI, tasse sulle attività commerciali, o se fossero rivisti in parte gli accordi inerenti l’8x1000 od ancora gli stipendi degli insegnanti di religione (nominati dalla Curia).
Non si vuole di certo sminuire il valore culturale e morale della Chiesa, che rimane un fondamentale baluardo per molti fedeli, ma avviare discussioni riguardo gli eccessivi privilegi fiscali di cui dispone la Santa Sede mi pare un atto dovuto ed onesto: in pieno stile IDV.
Sono fermamente convinto che gioverebbe al Partito prendere in analisi le vertiginose cifre, sottratte allo Stato – e quindi ai cittadini-, derivanti dal mancato gettito fiscale attualmente consentito al Vaticano.
I soldi recuperati dalla revisione di questi privilegi darebbe di certo più di una boccata d’ossigeno alle casse del Nostro Stato, che potrebbe così destinare questi fondi al pareggio di bilancio ed all’avvio di riforme atte a consentire un progresso nazionale.
Giustissimo abolire le provincie e tagliare gli sprechi della Pubblica amministrazione, altrettanto giusto, a mio parere, avviare un serio e sereno dibattito su quanto il Vaticano costi economicamente a noi contribuenti.

Valerio Bianconi

mercoledì 7 settembre 2011

Uno sciopero giusto al momento giusto



Ieri si è tenuto lo sciopero generale indetto dalla sola CGIL: la manifestazione principale a Roma e poi numerosi cortei nelle principali città d’Italia, anche in Umbria si sono organizzati presidi a Perugia e Terni. Come purtroppo spesso accade la cosiddetta informazione non informa: vedendo la TV ho appreso che la CGIL adottava un comportamento irresponsabile, che lo sciopero era prematuro, che la via parlamentare era la strada per migliorare la manovra o, al contrario, che era doveroso stare dalla parte del lavoro o comunque in tutti i luoghi dove si protestava. Ma quali sono le motivazioni che hanno spinto il sindacato più grande e rappresentativo del nostro paese ad indire uno sciopero generale? Per quali ragioni centinaia di migliaia di lavoratori hanno incrociato le braccia, rinunciando a percepire un giorno di salario in tempi di ristrettezze economiche?
Questo, ovviamente, il circuito mediatico non ce lo ha comunicato: la disinformazione è funzionale al regime. La CGIL ha indetto lo sciopero generale per dire NO a questa manovra che cambia continuamente e che, tuttavia, mantiene una sola caratteristica invariata: la sua sfacciata iniquità. Aumento dell’età pensionabile, taglio dei trasferimenti agli enti locali con conseguente riduzione dei servizi ai cittadini, blocco dello stipendio per gli statali, legalizzazione della possibilità di deroga ai contratti collettivi nazionali.
Questa manovra presenta forti tratti classisti nel senso che fa sopportare il peso del risanamento economico ad alcune specifiche classi sociali: i lavoratori dipendenti, il pubblico impiego ed i pensionati; l’elettorato che tendenzialmente non vota per i partiti dell’attuale governo. A conferma di ciò è utile ricordare come vengano risparmiate dai costi dei sacrifici economici altrettante classi sociali: gli speculatori, i possessori di grandi patrimoni, i percettori di redditi alti, gli evasori.
Appurato ciò per quale motivo la CGIL avrebbe dovuto rinunciare allo sciopero generale il solo strumento, seppur logoro e in parte superato dal tempo, in grado di incidere sulle dinamiche politiche del paese? Una risposta, personalmente, non riesco a trovarla! E, francamente, neanche mi convince chi argomenta affermando che non è responsabile indire uno sciopero generale in un momento di crisi economica. Le stesse persone che parlano di responsabilità fanno parte di quella classe politica che prima ha negato la crisi, accusando di disfattismo qualsiasi voce fuori dal coro, e poi si è dimostrata completamente inadeguata a gestire l’emergenza. Sono loro gli irresponsabili! Secondo questi signori non solo si deve rinunciare a diritti acquisiti ad un tenore di vita dignitoso ma lo si deve accettare anche in silenzio. D’altronde c’è la crisi economica, ma chi ha provocato questa crisi? Forse le classi popolari che vengono chiamate a sopportarne il peso? Il punto è che questo modello di sviluppo, in cui vengono compressi i diritti e i salari dei lavoratori, va cambiato: non solo perché insopportabilmente ingiusto ma anche perché economicamente svantaggioso. Lo sciopero della CGIL è servito a ricordare anche questo. Se non ora quando ?

Alex Paiella

venerdì 5 agosto 2011

Ancora disservizi, Umbria Acque latita


Ormai da alcuni giorni un ordinanza del Comune di Perugia vieta agli abitanti di Solfagnano Alto e Cotavolino di attingere all’acqua potabile. Quest’ultima risulta infettata da alcune colonie di enterococchi, pare a causa di una mancata somministrazione di cloro. Ad oggi Umbra Acque non è in grado di affermare con sicurezza la provenienza del batterio; l’unica certezza è che i disagi per gli abitanti si protrarranno almeno sino a lunedì prossimo, data entro cui saranno effettuati nuovi esami di laboratorio e operazioni di sterilizzazioni delle condutture. Fino a quel momento i residenti saranno costretti a rifornirsi mediante autobotti predisposte a determinati orari, con pesanti disagi in particolare per gli anziani costretti a recarsi nelle limitrofe frazioni per acquistare acqua in bottiglia. Non è la prima volta che i residenti del luogo, si trovano a convivere con problemi legati alla gestione del sistema idrico. In passato particolarmente gravi erano stati diversi episodi di sversamento delle fognature con conseguenti danni ad alcune abitazioni. Negli ultimi tempi eventi come: interruzioni di servizio sempre più frequenti e senza preavviso, rottura delle tubature, fuoriuscita delle acque nere, sono stati sempre più frequenti in diverse località del comune di Perugia. Queste le conseguenze per i cittadini della parziale privatizzazione dei servizi idrici avvenuta nell’ultimo decennio: aumento delle bollette e diminuzione delle prestazioni di controllo. Perciò , anche in seguito all’attuazione del mandato referendario, sarebbe opportuno che anche Umbria Acque torni ad una gestione più attenta delle nostre risorse idriche, tanto aumentando l’attività di manutenzione delle condutture, così da limitare le perdite e gli sprechi, come pure togliendo la tassa del 7% sul capitale investito.

martedì 2 agosto 2011

Bologna: 31 anni dopo




Il 2 Agosto di 31 anni fa una bomba ad orologeria collocata all’ interno di una valigia nella sala d’ aspetto di seconda classe della Stazione ferroviaria di Bologna esplodeva uccidendo 85 persone e ferendone o mutilandone oltre 200.
Le indagini giudiziarie, volteggiando tra una sconfinata ridda di diverse ipotesi a partire da quella iniziale, fantasiosamente avanzata dall’ allora Presidente del Consiglio Francesco Cossiga, che voleva attribuire il fatto allo scoppio accidentale di una vecchia caldaia situata nei sotterranei della stazione, hanno portato alla condanna definitiva all’ ergastolo con sentenza della Corte di cassazione nel Novembre del 1995 per due noti terroristi neofascisti, individuati come esecutori materiali dell’ attentato.
La stessa sentenza condannava anche, insieme all’ ex capo della Loggia P2 Licio Gelli, un ex agente e due ufficiali del SISMI, i servizi segreti militari, per i tentativi di depistaggio delle indagini sull’ attentato.
In questi lunghi anni l’ Associazione tra i familiari delle vittime della Strage, insieme alle Associazioni dei familiari delle vittime delle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia e del treno Italicus, della cui esplosione dopodomani 4 Agosto ricorrerà il 37esimo anniversario senza che sia ancora stato individuato alcun colpevole per 12 vittime e 48 feriti, hanno lottato per tenere viva l’ attenzione e la sensibilità dell’ opinione pubblica e della politica su questa lunga scia di morti che a partire dagli anni’60 ha insanguinato l’ Italia affogando nella menzogna e nell’ ipocrisia la legittima sete di giustizia di chi cercava la verità.
Ad oggi dunque le sentenze ci hanno consegnato due fatti certi: i neofascisti piazzarono quella bomba, settori del SISMI tentarono di depistare le indagini successive. Crediamo però sia giunto il momento di dire agli italiani chi furono i mandanti della Strage del 2 Agosto del 1980, mai individuati dalle sentenze e rimasti sempre nell’ombra nel corso degli anni.
Questo inqualificabile Governo di centodestra, ormai giunto ai suoi ultimi respiri, ha scelto di disertare per l’ ennesima volta le manifestazioni commemorative della Strage: auspichiamo che il prossimo Governo di centrosinistra che gli elettori incaricheranno di condurre l’ Italia fuori dalla drammatica crisi che sta vivendo, si attivi concretamente per rendere finalmente giustizia a tutte le vittime innocenti di 25 anni di Stragi.

Massimiliano Gestroemi, Segreteria regionale IdV Umbria, Responsabile Dipartimento Istruzione, Diritti Civili, Cultura