martedì 19 luglio 2011
19 anni dalla strage di Via D'Amelio...
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sabato 9 luglio 2011
Non Bruciateci Il Futuro: parte la raccolta firme
Partirà in questi giorni la raccolta
firme per la petizione promossa da IDV, SEL e PRC “Non Bruciateci
il Futuro”. Iniziativa finalizzata a sensibilizzare la cittadinanza
su uno dei tempi più scottanti che riguardano il nostro territorio,
ma anche tutta Italia: i rifiuti. La situazione è drammatica, i dati
parlano chiaro, nell’ATI 4 (provincia di Terni) la raccolta
differenziata si attesta al 30% circa, con un aumento annuo del 2% ,
la direttiva europea fissa come obiettivo il 65% entro il 2012, con
questi ritmi serviranno 16 anni per raggiungere il traguardo.
E’ giunto perciò il momento del
cambio di passo, non sono più tollerabili politiche che vedono come
unica soluzione per la chiusura del ciclo dei rifiuti
l’incenerimento; l’unica alternativa concreta e utile è quella
del riciclo. Si chiedono dunque politiche serie, che prevedano un
vero investimento e una reale azione di educazione e
sensibilizzazione verso i cittadini. Non è più possibile utilizzare
inceneritori: impianti che inquinano e rendono invivibile il
territorio, Terni questo lo sa bene.
Per tale motivo i tre partiti hanno
deciso di intraprendere un percorso comune; la petizione,
accompagnata da una mozione da presentare in tutti i consigli
comunali dove siamo presenti in maniera congiunta. Le richieste
formulate sono: un piano operativo che preveda la riduzione alla
fonte dei rifiuti; il raggiungimento del 65% di differenziata,
sfruttando anche la raccolta porta a porta che ancora non è partita
nel nostro comune (uno dei pochi rimasti in regione); la costruzione
di polo del riciclo, che vada a capitalizzare il valore del materiale
differenziato (vedi Vedelago )
ed infine la promozione di un autentico governo
pubblico locale del ciclo dei rifiuti che abbia lo scopo di garantire
effettivamente gli interessi generali della collettività,
con la strutturazione di un adeguato e
trasparente sistema di controllo pubblico degli impianti e del ciclo
produttivo.
Queste sono le
basi che vengono richieste agli enti e alle istituzioni, unico
percorso percorribile per trovare una soluzione tangibile al
problema. Il tempo dell’attesa è finito, è arrivato il momento
di agire e di agire in modo concreto e lungimirante, altrimenti le
conseguenze saranno le stesse che si sono verificate in altri comuni
italiani, con questo non si vuol far demagogia ma semplicemente
risvegliare la cittadinanza, soprattutto la pià giovane, che sarà
l’unica che pagherà le scelte sbagliate fatte in precedenza. Il
futuro è il nostro e nessuno ce lo potrà portar via, quindi non
fatevelo bruciare e soprattutto non fatevelo riempire di “monnezza”.
Lorenzo Di Schino
resp prov Terni Dip Giovani IDV
venerdì 17 giugno 2011
Cinquant'anni di Pace
Anche
se molti non lo ricordano quest’anno ricorre il cinquantesimo
anniversario della prima “marcia della pace”. Il 24 Settembre
1961, Aldo Capitini, socialista liberale, e Giorgio La Pira,
cristiano sociale, marciarono con pochissimi altri coraggiosi da
Perugia ad Assisi, per dire un secco no alla pratica più oscena e
crudele dell’umanità: la guerra. Alcuni li chiamarono utopisti,
altri li definirono perfino pazzi. Qualsiasi cosa fossero, tale
manifestazione conta oggi la partecipazione di decine di migliaia di
persone e si è affermata, a livello nazionale ed internazionale,
come uno dei momenti più importanti di attivismo del movimento
pacifista. Tutto questo nonostante l’isolamento, umano e politico,
che i nostri due sognatori furono costretti a subire. Negli stessi
anni infatti, Fabrizio Fabbrini, il primo obiettore di coscienza
cattolico, era condannato a sette anni di carcere per essersi
sottratto alla leva. Allora come oggi essere pacifisti non è una
scelta facile: in molti paesi chi rifiuta il servizio militare è
punibile con pene severe, mentre anche negli stati più civili chi si
definisce obiettore di coscienza o manifesta contro la guerra è
spesso tacciato dall’opinione pubblica di antipatriottismo o,
peggio, di tradimento nazionale.
Pochi
giorni fa presso la casa dell’associazionismo di Perugia si è
tenuto il primo incontro della Tavola della Pace, l’organizzazione
che promuove il coordinamento dei soggetti che intendono partecipare
attivamente alla cinquantesima edizione della marcia. Come giovani
dell’Italia dei Valori abbiamo aderito con entusiasmo,
comprendendo pienamente il valore unico di questa iniziativa.
Soprattutto in un momento storico come quello attuale,
caratterizzato dal violento riacutizzarsi di conflitti latenti e
dall’emergere di nuovi terribili scenari di guerra. Pace tuttavia
non è solo la mancanza di conflitti: pace è libertà di credo e di
opinione, pace è il diritto ad avere un lavoro dignitoso, pace è
avere acqua potabile e cibo a sufficienza per se e per la propria
famiglia, pace è vivere in all’interno di un ambiente non
contaminato, pace è assenza di corruzione e mafia. Già dalla scorsa
edizioni la Tavola aveva scelto di caratterizzare la marcia con sei
parole che contribuissero a darle quell’ampio significato che essa
vuole avere. Termini come nonviolenza, giustizia, libertà, diritti
umani, responsabilità, speranza, grazie ai quali possiamo
comprendere quanto esteso sia il valore di questa straordinaria
iniziativa, che non è confinabile all’interno di steccati
ideologici e percorsi ortodossi. In questa edizione inoltre la marcia
sarà preceduta da un meeting di due giorni dedicato ai giovani,
all’interno del quale sarà possibile creare luoghi autogestiti di
informazione, dibattito, ricreazione. Tutto questo anche per
sottolineare il ruolo che le nuove generazioni hanno sempre avuto
nell’organizzare la marcia e nel diffondere i valori che ne sono
alla base nella nostra società.
“Io non dico: fra poco o molto tempo
avremo una società che sarà perfettamente nonviolenta... a me
importa fondamentalmente l'impiego di questa mia modestissima vita,
di queste ore o di questi pochi giorni; e mettere sulla bilancia
intima della storia il peso della mia persuasione” Aldo Capitini
Matteo Minelli
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giovedì 16 giugno 2011
Amianto, morti silenziose
Si è tenuta ieri in un'aula gremita del Tribunale di Torino la requisitoria del pm Raffaele Guariniello nel processo che vede imputati i dirigenti della Eternit, multinazionale dell’amianto. L'accusa nei confronti di Stephan Schmidheiny e Jean Louis De Cartier De Marchienne, ex proprietari dell'azienda, è di disastro doloso e omissione volontaria di cautele sul luogo di lavoro. Nonostante fin dai primi anni sessanta fosse scientificamente dimostrato che le fibre di amianto causano una forma specifica di cancro, il mesotelioma pleurico (patologia caratterizzata da un altissimo livello di mortalità), oltre ad una malattia particolare l’asbestosi, l’Eternit continuò non soltanto a produrre tale materiale, ma operò al fine di tenere nella più totale ignoranza gli operai che lavoravano nelle sue fabbriche, oltre ai residenti nelle zone limitrofe agli stabilimenti. A Casale Monferrato, Broni, Bagnoli e Cavagnolo, alla Fincantieri di Monfalcone, non se ne sono andati soltanto lavoratori dell’amianto, ma con loro sono scomparsi familiari, amici e tanti semplici cittadini che nulla avevano a che fare con l’eternit. Tutti venuti a contatto con le micidiali microfibre , che in areatori, camion e inconsapevoli esseri umani hanno contribuito a disperdere in tutto il tessuto urbano. Questa immane catastrofe, i cui danni effettivi saranno calcolabili soltanto nei prossimi decenni ( il picco massimo di morti per mesotelioma nelle aree contaminate secondo recenti studi si avrà tra il 2015 e il 2020), non è figlia della negligenza e neppure della superficialità, ma della volontà dei vertici aziendali di continuare a fare ingenti profitti disinteressandosi della salute della collettività. In palese contrasto con l’articolo 41 della costituzione che recita: “L’iniziativa economica è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Per questo motivo siamo convinti che la sentenza segnerà un passo decisivo nel rendere giustizia a tutte le vittime dell’amianto e ai loro familiari, che da anni combattono una battaglia di civiltà per riaffermare il principio che di lavoro deve essere fonte di vita e non causa di morte.
Matteo Minelli
foto da eolitaliaservice.com
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lunedì 13 giugno 2011
Vinciamo noi, Vinciamo tutti!
Il risultato dei referendum dimostra che nel Paese esiste una maggioranza assoluta di cittadini che hanno interesse a difendere i beni e i diritti comuni, valori che il nostro partito assieme ai comitati ha deciso di difendere e promuovere, quando ancora pochi credevano che questa battaglia di civiltà e democrazia sarebbe stata vinta.
Questa giornata riafferma l'importanza dell'unico strumento di democrazia diretta nelle mani degli italiani, uno strumento che se utilizzato non strumentalmente si dimostra efficace e condiviso.
La percentuale di affluenza che si delinea va oltre le aspettative e gli schieramenti politici, dando uno schiaffo morale a tutti i tentativi di disinformare, boicottare e censurare questa campagna referendaria.
Si riafferma così uno spirito di cittadinanza che a partire dai risultati delle ultime amministrative sembra guidare una rinascita politica, etica e civica, che riunifica l'Italia dalle Alpi a Lampedusa.
L'unità pratica e di intenti che i militanti dei partiti di centrosinistra e dei comitati hanno costruito nel corso delle settimane di incessante opera informativa, costituisce la base di qualsiasi futuro progetto per la costruzione di un'alternativa democratica al governo delle destre, affinché al populismo di questo governo si sostituisca una una nuova fase politica con i bisogni e le aspettative dei cittadini al centro di ogni progetto nazionale.
Comitato referendario IDV Umbria
Dipartimento Giovani IDV Umbria
Dipartimento Ambiente IDV Umbria
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giovedì 2 giugno 2011
La Rivoluzione Arancione
Qualche mese fa nessuno se lo sarebbe aspettato. Un compagno a Milano e un magistrato a Napoli. La macchina del fango e una campagna elettorale basata su insulti e denigrazioni non sono servite a vincere, anzi sono state utili solo per rendere la sconfitta ancora più schiacciante e amara. L’elemento decisivo è stato sempre lui, nella buona e nella cattiva sorte, Berlusconi. Questa volta però nella buona sorte, per lo meno la nostra, di quelli che si sono sempre opposti a una politica basata sul favore e sull’imbroglio. Per una volta, dopo anni, ha vinto l’Italia migliore, quella che spera ancora di poter far risorgere il proprio paese, quella che crede ancora nel futuro. Una vittoria che è stata possibile anche grazie al PD, che si è fatto da parte o lo è stato messo, l’altro grande sconfitto di questa tornata elettorale. Un insuccesso magari non palesato dai numeri, ma che da un punto di vista morale e intellettuale, si è fatto e si farà sentire. Già, perché è proprio a Napoli e Milano, in queste due città, simbolo del cambiamento, che il PD perdendo le primarie o non riuscendo a superare il primo turno ha permesso ai candidati di sinistra (quelli veri) di vincere e di dare nuove speranze a due città martoriate da una politica scellerata portata avanti dai due maggiori partiti italiani: PD e PDL. Il segnale emerso dalle urne è stato chiaro: i cittadini non vogliono più affidarsi a quelle persone che negli ultimi venti anni hanno portato il paese ai minimi storici, non sono più disposte a vedere dentro le istituzioni personaggi che nella loro carriera politica hanno avuto come unica occupazione quella di fare inciuci a destra e a sinistra, non vogliono consegnare la guida delle loro istituzioni a individui da una bassissima caratura morale.
Si riparte da Milano e Napoli, questi saranno i primi ostacoli da superare; confermando la capacità di saper governare in maniera onesta e trasparente e dimostrando di saper proporre misure e soluzioni nuove a quelli che sono i problemi e le necessità dei cittadini. E’ arrivato il momento di dimostrare di essere anche forze di governo e non solo di opposizione. D’ora in avanti i cavalli di battaglia dovranno essere i contenuti che comporranno la politica di governo, non più le critiche e gli attacchi verso gli altri, anche su questo occorrerà verificare la maturità dei nuovi soggetti ed è forse proprio questa la maggiore aspettativa dei cittadini, non c’è più spazio per chi parla e basta, ci vogliono dei fatti.
La fiducia ora è stata data, sta a chi è stato chiamato in causa a non tradire le attese.
Lorenzo Di Schino
mercoledì 1 giugno 2011
Referendum: il Governo boicotta il voto degli Italiani all'estero
Il 12 e il 13 Giugno siamo chiamati a votare per un'importante consultazione referendaria su tre quesiti. Decideremo se il nostro paese si proietterà nel futuro abbracciando le energie rinnovabili oppure farà un balzo indietro tornando all'energia nucleare; se l'acqua é un diritto o una merce come le altre, e se la legge é uguale per tutti i cittadini o ce ne sono alcuni più uguali di altri.
Il Governo, é ormai chiaro a tutti, sta cercando in tutti i modi di sabotare il referendum non solo con il classico "andate al mare" di craxiana memoria" ma anche evitando di informare i cittadini. Senza ricordare il mancato accorpamento delle date referendarie con le elezioni amministrative che é costato 400 milioni di euro, soldi pubblici che in tempo di crisi potevano essere usati in ben altro modo.
Ma c'é anche un altro aspetto della strategia di sabotaggio governativa forse meno noto: si tratta del voto degli Italiani all'estero.
Gli Italiani all'estero hanno il diritto e il dovere di votare ma di fatto hanno notevoli restrizioni nel poterlo esercitare concretamente. Funziona così: le schede elettorali vengono inviate dai consolati alle residenze degli italiani all'estero i quali votano per corrispondenza rispedendo la scheda compilata. Purtroppo in moltissimi casi, nella stragrande maggioranza dei casi, i consolati non stanno inviando le schede elettorali per cui gli Italiani che vivono all'estero devono andare a ritirarle di persona presso il consolato più vicino. Molti consolati inoltre sono stati chiusi negli ultimi anni e quindi, non essendo possibile neanche un ritiro per delega della scheda elettorale, ne deriva che molti italiani non votano. Tuttavia i residenti all'estero concorrono alla formazione del quorum per il referendum e si tratta di oltre tre milioni di aventi diritto al voto. Inoltre negli ultimi mesi gli stessi consolati, su indicazione del ministero degli esteri, hanno aggiornato le iscrizioni degli italiani presso le anagrafi elettorali all'estero che sono aumentate di oltre l'8%. La conseguenza di questa strategia antidemocratica é la seguente: per raggiungere il quorum in queste circostanze non si dovrà raggiungere il 50 % + uno dei voti realmente espressi ma, tenendo conto degli Italiani che avranno difficoltà a votare, si avrà bisogno della partecipazione di almeno il 55% degli aventi diritto al voto.
A questo si aggiunge il tentativo di bloccare il quesito sul nucleare con l'introduzione di una norma legislativa che sospende solamente per un anno il programma di costruzione delle centrali sulla quale entro il 9 giugno la Cassazione dovrà esprimersi in merito. Questo rende ancora più grave la situazione. Nel caso in cui la Corteo decida per l'annullamento del quesito ci troveremo in una situazione abominevole: infatti per quella data i pochi italiani all'estero che avranno ricevuto le schede avranno già espresso il proprio voto (gli italiani residenti all'estero devono spedire le loro schede entro il 9 giugno). Si tratterebbe per la prima nella storia repubblicana di una consultazione elettorale fermata quando alcuni elettori hanno già espresso il proprio voto, una consultazione che viene interrotta a voto già aperto. É evidente che il comportamento del Governo e della maggioranza é quello di chi vede tramontare la propria era e cerca di restare al potere in tutti i modi possibili incurante delle conseguenze: muoia Sansone con tutti i Filistei. Per questo il 12 e il 13 giugno dobbiamo andare a votare e accelerare l'inizio di una nuova stagione.
Alex Paiella
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