La votazione favorevole in Senato Accademico della
bozza del nuovo statuto, ci lascia perplessi ed in parte sconcertati - queste
sono le dichiarazioni a caldo del Dip. Giovani IDV Umbria - sensazione dovuta
oltre all’approvazione in se e per se, alla scarsissima opposizione fatta dalla
componente studentesca in tale sede. Bisogna fare delle precisazioni: la nostra
profonda contrarietà a questo regolamento deriva dal fatto che gli organi ai
vertici dell’Ateneo saranno principalmente di nomina e che ancora una volta le
classi più deboli del tessuto universitario avranno una rappresentanza iniqua e
in nessun modo decisiva, eppure tali classi rappresentano la maggioranza dei
componenti dell’Ateneo. Ci riferiamo alla componente studentesca e a quella dei
ricercatori, messi ancora una volta da parte rispetto ai ruoli di controllo e
gestione del polo Universitario, per lasciare la strada spianata a quelli che
pretendono di controllare in maniera verticistica e senza un opposizione
sostanziale tutta l’università. Il nuovo regolamento, praticamente, mette nero
su bianco che sarà un oligarchia, composta da pochi fedelissimi, a tessere le
fila. La nostra posizione è perciò a fianco dei ricercatori, dei quali sposiamo
in toto le dichiarazioni di voto, e della stragrande maggioranza degli studenti
dell’ateneo contraria a questo statuto, che indubbiamente non gode di una
rappresentanza (eletta peraltro dal 20% degli aventi diritto al voto) degna di
tale nome. Siamo perciò costretti a prendere le distanze dalla componente
studentesca degli organismi d’ateneo e dai
sindacati, che ancora una volta hanno dimostrano la loro incapacità di
sganciarsi dalla lobby di potere che controlla l’Università.
sabato 8 ottobre 2011
UNIPG Nuovo Statuto
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sabato 1 ottobre 2011
Sempre contro la mafia
Appoggio
totale da parte dei Giovani dell’IdV dell’Umbria a Libera, alle
associazioni di categoria, ai sindacati e ai comitati di liberi
cittadini, che intendono organizzare una fiaccolata pubblica a Ponte
San Giovanni per dire no a tutte le mafie. Il 14 Ottobre noi ci
saremo: sosteniamo pienamente la proposta del segretario cittadino Franco
Granocchia sull’ assegnazione degli immobili confiscati ai
cittadini indigenti e alle famiglie sfrattate. Tutto ciò in
ottemperanza alla legge La Torre-Rognoni e alla volontà di centinai
di migliaia di italiani che attraverso le petizione di Libera, tanto
nel 1996 che nel 2009, si sono espressi per destinare ad uso sociale
i beni sottratti alle organizzazioni mafiose. Ormai da tempo è palese lo stato dell’avanzamento delle
infiltrazioni dei clan camorristici e della ndrangheta in settori
economici vitali della nostra regione. A partire da quello
immobiliare , dove a seguito della fase di ricostruzione post sisma,
come documentato da diverse inchieste e procedimenti giudiziari, sono
giunte nel nostro territorio numerose imprese con il principale scopo
di riciclare denaro sporco proveniente da altre attività illegali.
Dopo l’Operazione Apogeo il grado di guardia delle istituzioni
umbre va alzato ai massimi livelli mentre la lotta a questi fenomeni
criminali da parte delle amministrazioni locali deve essere condotta
senza quartiere. In questi giorni dunque risultano ancora più vergognose e fanno
ancora più rabbia le dichiarazioni del Ministro Brunetta
sull’abolizione del certificato antimafia, mentre appaiono ingenue e
incomprensibili le esternazioni di chi vuole minimizzare l’esistenza
di manifestazioni mafiose nella nostra regione.
Matteo Minelli - Coordinatore Regionale Giovani IdV
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mercoledì 21 settembre 2011
Abbonamenti agevolati: la Giunta dia seguito alle sue disposizioni
I Giovani Idv esortano la Regione a dare atto al suo giusto provvedimento di ripèristino delle facilitazioni.
“Bene la decisione della Regione, ma adesso si faccia in fretta perché l'inizio delle lezioni è ormai imminente”. Matteo Minelli, coordinatore regionale dei giovani Idv, esorta le istituzioni a ripristinare quanto prima gli abbonamenti agevolati per gli studenti universitari. “Abbiamo apprezzato la decisione della Giunta - dice il giovane esponente dell'Italia dei Valori - e crediamo che essa terrà fede alle sue dichiarazioni reintroducendo lo sgravio inizialmente cancellato, così come salutiamo con favore l'intervento dell'Udu Perugia che, pur con un certo ritardo, aderisce anch'essa alla battaglia sul ripristino degli sgravi. E' naturale che, qualora il provvedimento non fosse assunto, l'Italia dei Valori sosterrà ogni iniziativa che il sindacato studentesco e le altre associazioni d'ateneo vorranno mettere in campo per difendere il diritto allo studio, del quale i servizi erogati dalle amministrazioni locali sono parte fondamentale”.
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mercoledì 14 settembre 2011
Il Governo sbaglia, ma l'Università va riformata
Si sente spessissimo parlare di
riforme, che si fanno risalire a date ataviche, le quali avrebbero,
secondo i più, affossato il mondo della ricerca e dell’Università
italiane.
La politica del posto fisso ha creato
negli anni della prima repubblica molto lavoro e stabilità ad ampie
fasce di popolazione, che hanno così potuto edificare la propria
vita sullo sfondo di un accomodante garantismo.
Il problema è che il sistema di
sottobosco innestatosi dai tempi di Depretis ha sovente barattato
voti in cambio di favori o concessioni di carattere individualistico
e personalistico: ecco che i partiti hanno creato posti in seno agli
enti statali spesso inutili, atti a fungere da contenitore per coloro
i quali dovevano essere collocati. Tutto ciò avvenne negli anni del
boom economico e degli aiuti provenienti dal Piano Marshall, e
nonostante tali elargizioni l’eccessivo costo della macchina
statale iniziò a produrre quel debito pubblico, oggi grande
problema, che arrivò sotto il governo Craxi al 120%. La mancanza di
lungimiranza e di buon senso da parte dei politici di allora è alla
base la situazione di instabilità di cui soffriamo oggi noi giovani,
che ci troviamo, metaforicamente parlando, costretti a pagare i
pertugi dei nostri nonni o padri.
Vengo al punto: nella mia esperienza
universitaria mi è capitato di prendere atto di eccessivi episodi di
assenteismo ed insufficiente disponibilità tra i docenti oltre che
di negligenza da parte di molti impiegati delle segreterie studenti.
Chi deve vigilare su tutto ciò? Perché
un docente poco motivato o poco virtuoso deve occupare una cattedra
fino a 72 anni, sottraendo il posto ad una persona più motivata? Per
molti professori valenti e rispettabili, ce ne sono altri che non
prestano sufficiente attenzione alla propria professione: sfido
qualunque studente universitario a dire il contrario. Non parlo di
problemi di lieve entità, ma di una mentalità invalsa tra molti
dipendenti ti i quali, convinti di poter mantenere il proprio posto
indipendentemente dall’ impegno profuso nello svolgimento del
servizio per il quale si è stati assunti, contribuiscono a rendere
meno produttivo il sistema universitario.
Ecco, credo che il vero problema
dell’università sia proprio questo. Senza operosità o controllo
tra gli addetti ai lavori, la qualità di ricerca ed insegnamento è
destinata a dipendere dal buon senso di quella percentuale di docenti
virtuosi. Ben venga quindi la proposta del partito di creare una
sorta di “CSM dei docenti”.
Obbligatorio quindi parlare di riforme
“politiche”, ma credo che in questo caso si debba partire dal
basso, e mettere in discussione il posto di coloro i quali non
adempiano al proprio compito, mediante la creazione di organismi ad
hoc. Un’idea potrebbe essere l’istituzione di contratti a tempo
determinato (7-8 anni), auto rinnovabili
qualora il docente o l’impiegato raggiunga dei criteri di
produttività minimi (contando nel caso dei docenti: pubblicazioni
accademiche, attività di insegnamento, convegni ai quali si è presa
parte, ed altre voci ritenute opportune dalla commissione).
Le esternazioni di Brunetta sugli
statali si commentano da sole, ma affrontare il problema della spesa
pubblica e del lavoro statale dipendente non solo dal punto di vista
non meramente fiscale e finanziario, ma del virtuosismo produttivo,
potrebbe essere un’idea interessante.
Valerio Bianconi
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venerdì 9 settembre 2011
Lettera all'IDV
Da qualche anno a questa parte Idv sta
portando avanti gloriose battaglie in favore dei cittadini
appartenenti alle classi sociali più disagiate in virtù di un
profondo senso civico ispirato a valori di trasparenza, serietà,
moralità e giustizia; guadagnando rapidamente molti consensi.
Il pragmatismo diepietrista, inteso
come sano attivismo atto a mettere da parte vuoti e retorici
pleonasmi, sta facendo di Idv uno dei partiti più credibili
dell’intero panorama politico nazionale.
Il rapido ed al momento
incontrovertibile decadimento politico che sta investendo il Nostro
paese chiama i partiti d’opposizione a proporre alternative
credibili ed a far sentire la propria presenza ai sempre più
disillusi cittadini, i quali chiedono risposte di non sempre facile
attuazione.
Di fronte all’incombente crisi
economica, cui il governo – affaccendato soprattutto nel risolvere
le grane giudiziarie di Berlusconi e nel soddisfare le richieste di
singole lobbies di elettori- non riesce a proporre una soluzione
credibile. Il frequente e isterico cambio di proposte formulato,
ormai quotidianamente, dall’attuale maggioranza, ricorda
lontanamente – e grottescamente- l’immobilismo politico che
preparò il terreno all’avvento di Mussolini e del fascismo.
Idv ha proposto validissime alternative
alle spesso scellerate iniziative dell’esecutivo, ma non ha preso
posizione riguardo la virtuosa idea del Partito Radicale riguardo la
revisione di alcuni privilegi fiscali del Vaticano.
Nel nostro paese la cultura della
Laicità stenta ancora molto a istituirsi di fatto, sebbene la
Costituzione ne sancisca l’esistenza. Indagini recenti di
Repubblica, Panorama etc.. . hanno stimato nell’ammontare di una
normale manovra finanziaria i fondi che lo Stato italiano
percepirebbe se al Vaticano fossero fatte pagare ICI, tasse sulle
attività commerciali, o se fossero rivisti in parte gli accordi
inerenti l’8x1000 od ancora gli stipendi degli insegnanti di
religione (nominati dalla Curia).
Non si vuole di certo sminuire il
valore culturale e morale della Chiesa, che rimane un fondamentale
baluardo per molti fedeli, ma avviare discussioni riguardo gli
eccessivi privilegi fiscali di cui dispone la Santa Sede mi pare un
atto dovuto ed onesto: in pieno stile IDV.
Sono fermamente convinto che gioverebbe
al Partito prendere in analisi le vertiginose cifre, sottratte allo
Stato – e quindi ai cittadini-, derivanti dal mancato gettito
fiscale attualmente consentito al Vaticano.
I soldi recuperati dalla revisione di
questi privilegi darebbe di certo più di una boccata d’ossigeno
alle casse del Nostro Stato, che potrebbe così destinare questi
fondi al pareggio di bilancio ed all’avvio di riforme atte a
consentire un progresso nazionale.
Giustissimo abolire le provincie e
tagliare gli sprechi della Pubblica amministrazione, altrettanto
giusto, a mio parere, avviare un serio e sereno dibattito su quanto
il Vaticano costi economicamente a noi contribuenti.
Valerio Bianconi
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mercoledì 7 settembre 2011
Giovani IdV: raccolte più di 600 firme contro il “porcellum” e per abolire le province, ma i Giovani Democratici da che parte stanno?
In
meno di quindici giorni come Giovani dell’Italia dei Valori,
attraverso una serie di banchetti nelle principali realtà regionali,
abbiamo raccolto oltre 600 firme per abrogare l’attuale legge
elettorale e per abolire le province. Grazie a questa attività
abbiamo potuto riscontrare il grande desiderio dei cittadini di
partecipare intensamente alla vita democratica del nostro Paese, e il
loro crescente malessere nei confronti di una classe politica,
ripiegata su se stessa e incapace di affrontare le preoccupanti
questioni sociali ed economiche. Come iscritti all’IdV e in
particolare come giovani sentiamo la necessità di affermare la
nostra diversità rispetto all’attuale classe dirigente italiana.
Crediamo infatti che un reale cambiamento della società possa
avvenire soltanto attraverso un vasto ricambio generazionale,
presupposto principale di una rinascita italiana. Per questo motivo
rivolgiamo un accorato appello ai Giovani Democratici dell’Umbria
affinché seguano l’esempio di Romano Prodi e partecipino
attivamente alla raccolta firme per l’abolizione della legge
elettorale. Anche se in ritardo li aspettiamo volentieri.
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Uno sciopero giusto al momento giusto
Ieri si è tenuto lo
sciopero generale indetto dalla sola CGIL: la manifestazione
principale a Roma e poi numerosi cortei nelle principali città
d’Italia, anche in Umbria si sono organizzati presidi a Perugia e
Terni. Come purtroppo spesso accade la cosiddetta informazione non
informa: vedendo la TV ho appreso che la CGIL adottava un
comportamento irresponsabile, che lo sciopero era prematuro, che la
via parlamentare era la strada per migliorare la manovra o, al
contrario, che era doveroso stare dalla parte del lavoro o comunque
in tutti i luoghi dove si protestava. Ma quali sono le motivazioni
che hanno spinto il sindacato più grande e rappresentativo del
nostro paese ad indire uno sciopero generale? Per quali ragioni
centinaia di migliaia di lavoratori hanno incrociato le braccia,
rinunciando a percepire un giorno di salario in tempi di ristrettezze
economiche?
Questo, ovviamente, il
circuito mediatico non ce lo ha comunicato: la disinformazione è
funzionale al regime. La CGIL ha indetto lo sciopero generale per
dire NO a questa manovra che cambia continuamente e che, tuttavia,
mantiene una sola caratteristica invariata: la sua sfacciata
iniquità. Aumento dell’età pensionabile, taglio dei trasferimenti
agli enti locali con conseguente riduzione dei servizi ai cittadini,
blocco dello stipendio per gli statali, legalizzazione della
possibilità di deroga ai contratti collettivi nazionali.
Questa manovra presenta
forti tratti classisti nel senso che fa sopportare il peso del
risanamento economico ad alcune specifiche classi sociali: i
lavoratori dipendenti, il pubblico impiego ed i pensionati;
l’elettorato che tendenzialmente non vota per i partiti
dell’attuale governo. A conferma di ciò è utile ricordare come
vengano risparmiate dai costi dei sacrifici economici altrettante
classi sociali: gli speculatori, i possessori di grandi patrimoni, i
percettori di redditi alti, gli evasori.
Appurato ciò per quale
motivo la CGIL avrebbe dovuto rinunciare allo sciopero generale il
solo strumento, seppur logoro e in parte superato dal tempo, in
grado di incidere sulle dinamiche politiche del paese? Una risposta,
personalmente, non riesco a trovarla! E, francamente, neanche mi
convince chi argomenta affermando che non è responsabile indire uno
sciopero generale in un momento di crisi economica. Le stesse persone
che parlano di responsabilità fanno parte di quella classe politica
che prima ha negato la crisi, accusando di disfattismo qualsiasi voce
fuori dal coro, e poi si è dimostrata completamente inadeguata a
gestire l’emergenza. Sono loro gli irresponsabili! Secondo questi
signori non solo si deve rinunciare a diritti acquisiti ad un tenore
di vita dignitoso ma lo si deve accettare anche in silenzio.
D’altronde c’è la crisi economica, ma chi ha provocato questa
crisi? Forse le classi popolari che vengono chiamate a sopportarne
il peso? Il punto è che questo modello di sviluppo, in cui vengono
compressi i diritti e i salari dei lavoratori, va cambiato: non solo
perché insopportabilmente ingiusto ma anche perché economicamente
svantaggioso. Lo sciopero della CGIL è servito a ricordare anche
questo. Se non ora quando ?
Alex Paiella
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