mercoledì 25 gennaio 2012

Le Unioni Civili

Credo sia sconcertante che nel 2012 Dopo Cristo vi sia ancora chi ritenga di doversi ergere contro uno dei simboli del progresso culturale e civile in Italia e in Umbria. Il dibattito che ormai da decenni anima il territorio nazionale sull’argomento delle Unioni civili ha storicamente visto l’ Umbria come una delle Regioni all’ avanguardia nel dare segnali volti ad adeguare la legislazione italiana a quelle di altri paesi europei, si pensi alla Francia, al Regno Unito, alla Germania, in questo momento più rispettose, ad esempio, dell’ Articolo 9 della carta dei diritti dell’ Unione europea che sancisce come diritto fondamentale della persona quello di “costituire una famiglia”. Lo Statuto umbro, approvato nel Settembre del 2004, è uno degli statuti regionali più esplicitamente favorevoli alle Unioni Civili, in quanto riconosce “i diritti della famiglia e adotta ogni misura idonea a favorire l’ adempimento dei compiti che la Costituzione le affida” mentre nel contempo “tutelà altresì forme di convivenza”. Ecco perché colpisce che proprio in Umbria, e per giunta nel Comune di Gubbio, cittadina negli ultimi decenni foriera di spunti di rinnovamento politico e culturale non trascurabili, il Consiglio comunale approvi un provvedimento come detto sconcertante con cui si abolisce il Registro comunale delle coppie di fatto. Lo sconcerto diventa imbarazzo e profonda amarezza quando si considera che la maggioranza che delibera in tal senso è una maggioranza che prevede Consiglieri eletti nelle fila del Centrosinistra che, ignorando persino autorevolissimi e recenti pronunciamenti della Corte Costituzionale di impostazione radicalmente opposta, quali ad esempio la sentenza 138/2010, si muove nella stessa direzione a suo tempo intrapresa dal penultimo Governo Berlusconi che vide però ovviamente respinta dalla Corte Costituzionale l’ impugnazione dello Statuto dell’ Umbria.
Molto bene pertanto la posizione assunta in Consiglio dal Consigliere dell’ Italia dei Valori Cappannelli e dagli altri Consiglieri che hanno ritenuto opportuno lottare contro un provvedimento tristemente sbagliato e rispetto al quale è necessario che i Partiti del Centrosinistra eugubino, e non solo, si interroghino e valutino il da farsi.

Massimiliano Gestroemi

foto da qui

martedì 24 gennaio 2012

Ferma condanna degli atti violenti, ma resta grave l’atteggiamento del CDA di Umbra Acque.




“Condanniamo fermamente ogni tipo di violenza verso cose o persone”. Con queste parole i giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria commentano gli episodi di aggressione avvenuti la scorsa settimana nelle sedi di Umbra Acque di Perugia e Città di Castello. “Questi atti non sono giustificabili in ogni caso, in particolar modo quando vengono diretti contro innocenti dipendenti dell’ente, a cui va tutta la nostra solidarietà. Le aggressioni al tempo stesso non possono essere sottovalutate poiché rappresentano il sintomo di un fortissimo malessere diffuso in tutta l’utenza. L’aumento delle tariffe, le denunce di non conformità per gli scarichi, l’ipotesi forse abortita di introdurre una specifica tassa sui pozzi, le illegali cauzioni e soprattutto il supponente diniego di rispettare l’esito referendario, non possono che causare sgomento e irritazione in tutti i consumatori. Irritazione motivata se si pensa che il Consiglio di Amministrazione dell’Ente, che dovrebbe rappresentare la parte pubblica della gestione e quindi i cittadini, tutela gli interessi e il profitto di ACEA, ovvero il socio semiprivato, e si oppone strenuamente alla ripubblicizzazione del servizio. Insomma i cosiddetti rappresentanti del popolo, si oppongono al rispetto della volontà popolare. Anche pochi giorni fa per bocca del nostro presidente Antonio Di Pietro – concludono i giovani idv- il nostro partito ha dichiarato che difenderà l’esito referendario e l’acqua pubblica dentro e fuori dal parlamento con ogni mezzo possibile. Per questo continuiamo ad essere pronti a sostenere ogni iniziativa volta a modificare nella direzione indicata dalla volontà popolare la gestione del servizio idrico regionale.



martedì 10 gennaio 2012

Ancora Contro il biglietto piu' caro d'Italia



“L'indagine combinata Asstra e Isfort conferma che il biglietto unico perugino è il più caro d’Italia. A fronte di questo esborso si registra l'ennesima riduzione delle corse e della lunghezza dei tragitti. E' ovvio che si sta sbagliando su tutti i fronti”. 
I giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria commentano aspramente la diffusione degli ultimi dati che attestano Perugia come città più cara per il trasporto pubblico. “Da mesi denunciamo la miope gestione della mobilità del capoluogo. Biglietti e abbonamenti troppo esosi, corse tagliate, assenza di specifici servizi per la popolazione universitaria costituiscono un disincentivo fortissimo all’utilizzo dei mezzi pubblici. La politica del Comune si dimostra fallimentare, come peraltro ammette lo stesso assessore Ciccone, il quale ammette che l’innalzamento delle prezzi non ha provocato nuovi ricavi ma una perdita dei passeggeri.
Siamo consapevoli - proseguono i giovani dell’Idv- dei tagli inflitti dal passato governo agli enti locali, tuttavia crediamo che sarebbe stato opportuno affrontare un tema delicato come quello del trasporto con maggiore oculatezza. Abolire da subito le corse inutili e aprire il minimetrò fino a orari notturni, almeno nel fine settimana, alzando il costo del biglietto a un massimo di un euro e trenta, ma estendendone nel contempo la durata a novanta minuti, anche in virtù del caro-benzina, avrebbe permesso di mantenere inalterato se non aumentato il numero degli utenti, a tutto vantaggio delle nostre tasche e dei nostri polmoni. Speriamo - concludono i giovani Idv - in un rapido cambio di strategia”.

domenica 1 gennaio 2012

Umbria Acque non puo' ignorare il volere dei cittadini




Quanto apprendiamo dalla stampa in merito al pesante indebitamento  di Umbra Acque è un segnale che ci preoccupa e che rafforza la convinzione con cui abbiamo da prima partecipato alla campagna referendaria e successivamente sostenuto l'azione dei movimenti e dei comitati nella campagna di obbedienza civile.
Urge, senza ulteriore esitazione, dare seguito a quanto 27 milioni di italiani hanno chiesto votando il referendum dello scorso giugno ribadendo la necessità di considerare l'acqua un bene pubblico che non deve rispondere alle logiche del profitto e del mercato. Non vorremmo che la presidenza di Umbra Acque, a fronte di un bilancio 2010 che si chiude comunque con un attivo superiore ai due milioni di euro, punti ad evidenziarne strumentalmente le voci di indebitamento allo scopo di imporre ai cittadini un ulteriore ed inaccettabile aumento della tariffa. Il carattere fallimentare della gestione è ampiamente documentato dalle oltre cinquanta denunce di non conformità per scarichi dei depuratori collezionate nel corso del 2011 e francamente crediamo che questo possa essere, da solo, sufficiente a suggerire al gestore di venire a più miti consigli.
I cittadini  umbri, costretti, come tutti gli italiani, ad accollarsi le spese dei disastri provocati dal malgoverno Berlusconi non possono sostenere anche i costi degli errori di chi doveva gestire correttamente un bene pubblico e non per farne esclusivamente un profitto.
Umbra Acque sostiene che se, come ha deciso il referendum, si togliesse dalle bollette dell’acqua il 7% corrispondente alla remunerazione del capitale investito, ciò “avrebbe effetti potenzialmente dirompenti sull’equilibrio economico-finanziario del Piano e del gestore. Il C.d.A. sarebbe chiamato a valutare la necessità di scelte drastiche e dolorose (blocco degli investimenti, riduzione del personale, etc..)”  Ci sembra francamente un ricatto improponibile e ci auguriamo rimangano voci senza conferma.  Inoltre, non solo Umbra Acque non vuole ridurre le tariffe, accettando l’esito referendario, ma si propone di fronteggiare la propria situazione di emergenza debitoria rincarando di un ulteriore cinque percento la tariffa e facendo quindi pagare agli utenti i risultati della sua cattiva gestione.
L'Italia dei Valori agirà attraverso gli organismi opportuni  in coerenza alle posizioni più volte espresse a fianco dei cittadini e per la ripubblicizzazione del servizio idrico, un percorso che inizia già a vantare alcuni esempi virtuosi sul territorio nazionale, esempi che forse sarebbe opportuno analizzare ed attuare anche nella nostra regione.


Claudio Santi, Responsabile Dipartimento Ambiente, Acqua, Energia, Rifiuti  
Giorgio Foresti, Responsabile rapporti con i Comitati e le Associazioni  
Matteo Minelli, Coordinatore Dipartimento Giovani

mercoledì 7 dicembre 2011

Cambiano i governi ma la storia resta la stessa


La commissione Difesa della Camera ha deciso il finanziamento di 500 milioni di euro, fissando il nostro Paese all’ottavo posto nel mondo per spese militari. blindati per dieci milioni di euro, “veicoli tattici medi multiruolo” per altri 157 milioni, 447 veicoli tattici leggeri “lince” per 198 milioni. E ancora “sistemi acustici per la localizzazione delle sorgenti di fuoco”, barriere antisfondamento, veicoli automatici di perlustrazione per altri 56,3 milioni per un totale di 502 milioni di euro.

23 novembre 2011- VITTORIA DELL’IDV- “Oggi durante l’esame e l’approvazione dei 5 programmi d’arma è stata votata e recepita interamente la mia proposta di parere con specifiche condizioni. Ogni programma d’arma è stato approvato a condizione che si rivaluti completamente il quadro delle spese militari ridimensionando i programmi di acquisto in essere e si attivi un virtuoso investimento in termini di riqualificazione, addestramento e formazione del personale del comparto, e che si avvii un percorso che punti a finanziamenti selettivi attraverso i quali si definiscano le priorità e le reali necessità del comparto. Investire minori risorse e meglio” queste le parole del capogruppo IDV Augusto Di Stanislao dopo che ha presentato una mozione per chiedere di fermare lo shopping bellico del governo in Commissione Difesa della Camera.

5 Dicembre 2011- Quello delle spese militari continua ad essere un tasto dolente, soprattutto in questo periodo di crisi, soprattutto in vista di una manovra lacrime e sangue dall’ammontare complessivo di 24 miliardi. Stavolta a guadagnarsi la ribalta è un acquisto che lo Stato ha pianificato da tempo e che ai contribuenti costerà una cifra compresa tra i 15 e i 20 miliardi di euro. Si tratta di 131 caccia bombardieri F35 Lockheed che entreranno in produzione alla fine del 2012 e che verranno consegnati a metà del 2013.

Ci iniziamo a fare moltissime domande a cui la risposta sembra scontata:

QUESTO GOVERNO C’è O CI FA?

Chiede sangue alla popolazione non riducendo i vitalizi né dei parlamentari né dei consiglieri regionali ma nel frattempo aumentano le tasse indiscretamente su tutto.

Ma sono veramente necessari questi F35 con un costo di 24 miliardi?

G.Tonicchi

domenica 27 novembre 2011

Allarmante il calo della Popolazione Universitaria




“Allarmanti” .Così Matteo Minelli, coordinatore regionale dei giovani dell’Italia dei Valori, commenta i dati sulle iscrizioni all’ateneo di Perugia, che seppure non definitivi, indicano un calo delle presenze del 7,80%, pari a 1552 studenti in meno rispetto lo scorso anno.
“ I numeri sono impietosi, le immatricolazioni scendono drasticamente in quasi tutte le facoltà, con punte di oltre il 23% a Lettere e  a Scienze Politiche. È inoltre preoccupante che l’emorragia si estenda anche ad ambiti di studio scientifici e a forte vocazione professionale, come Agraria, Economia e soprattutto Medicina e Chirurgia.”
“Senza dubbio le cause scatenanti di questo deflusso sono l’aumento delle tasse universitarie e il peggioramento dell’offerta formativa; due nefaste conseguenze dell’incessante taglio dei fondi all’intero mondo dell’istruzione e della ricerca.
“Anche se in misura minore, incidono comunque in queste dinamiche alcune scelte errate di carattere locale. Da tempo – prosegue Minelli- come giovani dell’Italia dei Valori denunciamo il fatto che le amministrazioni Umbre, in particolar modo il comune di Perugia, non abbiano affatto compreso l’importanza degli studenti nello sviluppo dell’economia del regionale. Beni e servizi per la popolazione universitaria poco efficienti e troppo costosi, una burocrazia ancora troppo macchinosa, problemi tradizionali della nostra regione, come la pessima logistica della rete viaria, rendono il nostro ateneo sempre meno appetibile per gli studenti, in particolare i fuori sede.”
“Oltretutto la volontà delle istituzioni di mutare l’università da un centro  di massa, capace di formare un alto numero di laureati, in una research university, basata soltanto sul potenziamento di alcuni settori di ricerca, avrà come unica conseguenza tangibile la fortissima diminuzione della popolazione universitaria, che si prevede passerà da 30.000 a 18.000 individui. Una scelta miope, tanto più in una fase di crisi economica come questa, in cui non possiamo assolutamente permetterci di perdere una risorsa tanto importante sia in termini di consumi che di crescita culturale del tessuto cittadino.”
“I numeri parlano chiaro: è necessario- conclude il giovane coordinatore- aprire una profonda riflessione da parte dell’Università e delle istituzioni locali, per porre un freno a questo infausto fenomeno, partendo da un assunto fondamentale:  Perugia deve potenziare e non frenare, la sua vocazione di città universitaria.”

venerdì 25 novembre 2011

Dobbiamo tutti stringere la cinta...o quasi..




Tutti conosciamo per esperienza diretta o semplicemente seguendo i telegiornali l’attuale difficoltà del nostro paese con un tasso di disoccupazione crescente (pari all'8,3% a settembre e con Il tasso di disoccupazione giovanile al 29,3%); con un differenziale, il famosissimo SPREAD che ha raggiunto livelli storici e finanziamenti bloccati per ogni attività culturale, fondi alle università e per le borse di studio, fondi bloccati per le energie rinnovabili e per la ristrutturazione dei reperti archeologici più famosi al mondo come quelli di Pompei che crollo dopo crollo stanno scomparendo.
In tutto questo il nuovo governo non è stato a guardare, si è rimboccato le maniche presto introdurrà nuovamente la famosa ICI ma aumentata al 23% poiché devono “far cassa” cosi come l’aumento dell’età pensionabile.
MA IN TUTTO QUESTO??!
La commissione Difesa della Camera ha deciso il finanziamento di 500 milioni di euro, fissando il nostro Paese all’ottavo posto nel mondo per spese militari. blindati per dieci milioni di euro, “veicoli tattici medi multiruolo” per altri 157 milioni, 447 veicoli tattici leggeri “lince” per 198 milioni. E ancora “sistemi acustici per la localizzazione delle sorgenti di fuoco”, barriere antisfondamento, veicoli automatici di perlustrazione per altri 56,3 milioni per un totale di 502 milioni di euro.

Ebbene si come sempre riusciamo a raggiungere il paradosso più completo.
La missione in Liba ormai è conclusa, dobbiamo ritirare le truppe o in alcuni casi dimezzare il numero dei nostri soldati impegnati all’estero e nonostante ciò il Ministero finanzia 502 milioni per le spese militari ritenute necessarie per le truppe schierate al fronte per non fare correre loro rischi enormi.
La soluzione che tutti si aspettano in un momento di crisi come questo è il ritiro almeno parziale di molti dei nostri uomini schierati al fronte ma forse come soluzione sarebbe troppo intelligente ed economica.
Quindi una domanda nasce spontanea:
MA IL GOVERNO CAPISCE L'ATTUALE SITUAZIONE DELL'ITALIA??

 REFERENTE IDV TARQUINIA
              Tonicchi Gabriele