domenica 10 ottobre 2010

IDV UMBRIA ORA E' DEMOCRATICO


L'hanno detto tutti: “Dopo 2 anni di commissariamento finalmente celebreremo...” sempre la solita storia. Basta! Il tempo dei congressi è ufficialmente terminato e dopo 6 mesi dedicati quasi esclusivamente a questa questione/problematica bisogna ricominciare a lavorare e bisogna rimetterci subito in azione. Non da lunedì, ma subito, dalla domenica seguente, perchè abbiamo perso fin troppo tempo. Sembrava che la politica si fosse fermata, che i cittadini in questi sei mesi non avessero avuto nessun disagio, invece non è così: siamo noi che li abbiamo ignorati e siamo noi che, invece di far politica in modo da essere accanto ai cittadini, l'abbiamo fatta per essere vicini al partito; qualcosa che, con la politica e con le problematiche quotidiane di qualsiasi essere umano, non tesserato ad un partito, non c'entra veramente niente.

Ad onor di cronaca va detto che il congresso è stato vinto del cosigliere regionale Paolo Brutti (172 preferenze), uomo di esperienza, preparazione e competenze indiscutibili. Il suo degno sfidante, Antero Bianchi (153 preferenze), è uscito sconfitto ma non con le ossa rotte, tutt'altro. La sua (nostra per chi scrive) lista ha dimostrato di unire e di riscuotere un consenso che nessuno si aspettava, ora è chiaro che il partito deve essere la sintesi di questi due pseudo-schieramenti, considerando il fatto che la lista perdente è riuscita a mettere insieme personaggi e idee anche distanti tra loro: un lavoro duro, che però prima o poi dovrà dare i suoi frutti.

Altra nota: la nuova coordinatrice delle donne è invece Annina Botta, che si impone di misura su Franca Mariani, altra concorrente al ruolo.

Ora però veniamo al bello: i giovani. La mia e la fiducia di tutti, simpatizzanti, tesserati, e non, deve essere riposta in questo dipartimento, che è stato in grado di essere sintesi di diverse posizioni, non tutte, fin da prima del congresso. Il nuovo coordinatore eletto è Matteo Minelli, un ragazzo da sani principi morali e politici, che è stato individuato da tutti i sostenitori di tale mozione come sintesi, appunto, del pensiero comune. L'altro candidato era Renato Fiorucci, sostenitore di un'altra mozione per diversi aspetti sovrapponibile a quella di Minelli, infatti solo per un fatto “temporale” non si è riusciti a convergere in un candidato e in una mozione unici.

Come dicevo prima però, noi giovani, nella vita ma anche nella politica, siamo sempre un passo avanti per due motivi: primo, perchè il futuro per noi non è altro che la pianificazione della nostra esistenza, è qualcosa che coinciderà con la fase adulta della nostra vita e che sentiamo nostra, quindi vogliamo deciderlo e pianificarlo in prima persona, non farcelo pianificare da chi non lo ha a cuore quanto noi. Questo è il caposaldo del nostro pensiero, e per questo noi combatteremo fino in fondo e venderemo cara la pelle: nessuno riuscirà a comprarci, né tantomeno a convincerci a svendere le nostre idee. (Mi permetto di ritenere tale questione trasversale per entrambe le mozioni). Il secondo punto è che noi siamo vulcani di idee, siamo più rapidi e padroni delle nuove tecnologie, ma spesso disordinati nei nostri pensieri; ed è proprio qua che entrano in gioco tutte quelle persone disposte ad aiutarci con la loro esperienza e le loro conoscenze:noi abbiamo bisogno di qualcuno che ci indichi la strada e, magari per un po' ,se necessario, ce la spiani pure...ma poi dovete lasciarci, andare perchè noi corriamo più veloce.

Detto ciò, voglio fare un in bocca al lupo a tutti, eletti e non; perchè l'Umbria ci stà aspettando, ha bisogno di noi, di gente onesta e leale, che lavora e combatte fianco a fianco con i cittadini di ogni ceto sociale, ogni etnia e ogni credo, se faremo questo il merito ci verrà riconosciuto (forse), se non lo faremo saremo sicuramente come tutti gli altri politici... INUTILI!!!

Lorenzo Di Schino

giovedì 7 ottobre 2010

Le 10 Regole della Manipolazione Mediatica - Noam Chomsky


1-La strategia della distrazione


L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).


2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni

Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.


3- La strategia della gradualità

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.


4- La strategia del differire


Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini


La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).


6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione
Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti….

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori".


8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità


(dal film Videocracy)
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...


9- Rafforzare l’auto-colpevolezza

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!



10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.








fonti fotografie: 1,2,3,4,

martedì 5 ottobre 2010

L'ITALIA SI SVEGLIA... TERNI DORME?

Il 2 ottobre a Roma si è svolto il No B-day 2. Il leitmotiv è stato “SVEGLIATI ITALIA”. Tutte le persone che si sono incontrate a Roma volevano le dimissioni di Berlusconi, ma con più forza chiedevano l'affermazione di quei principi come legalità, democrazia e antimafia di cui il nostro paese è ormai rimasto orfano da troppo tempo. Emblematico della giornata è stato il discorso di Salvatore Borsellino che ha concluso urlando: “RESISTENZA RESISTENZA RESISTENZA!!!”.

La giornata è stata scandita da un susseguirsi di interventi di esponenti della società civile e del mondo dell'associazionismo, giornalisti e comici. Il messaggio che inviavano era lo stesso per tutti.

I cittadini devono tornare ad essere i protagonisti della politica e devono riacquistare quel senso civico ormai perso da decenni. Tutto questo è e sarà possibile se ci sarà la massima collaborazione e la massima circolazione di informazioni. Il popolo che ha preso parte all'evento era entusiasta, i giovani e gli anziani avevano gli occhi che sprizzavano energia e sembravano riprendere fiducia.

E' stato un momento che ha ridato speranza e motivazione ai tanti che credono in questo paese e nelle sue potenzialità.

I temi toccati, ripeto, sono stati oltre all'antimafia anche la resistenza, ma quella dei partigiani che hanno passato il compito ai ragazzi, investendoli come partigiani del nuovo millennio, con il compito di difendere la libertà e la democrazia, ma anche la costituzione che è stata scritta e difesa poi con il sangue dei Partigiani prima e poi con tutti quelli che hanno dato la vita per il loro spirito di servizio, la difesa dello Stato.

Il nostro compito è quello di far tesoro di tutte queste informazioni e farle girare, soprattutto a chi quel sabato non c'era.

L'ultima questione è questa però prima di concludere, una domanda che mi sorge spontanea: ma Terni lo sapeva? O forse era impegnata con la notte bianca, tanto per non allontanarsi troppo dal motto panem et circenses, che l'ha distratta da tutto ciò, magari anche grazie a qualcuno che vedeva dei nemici a Piazza San Giovanni? Voglio capire: Terni resiste oppure no?


Giornalista: “Lei ha sacrificato gran parte della sua esistenza proprio alla lotta alla mafia. È considerato dalle cosche un pochino il simbolo di questo Stato da combattere, da colpire. Lei vive, in sostanza, blindato: ma chi glielo fa fare?”.


Falcone: “Soltanto lo spirito di servizio”.


Giornalista: “Ha mai avuto dei momenti di…di scoramento, magari dei dubbi, delle tentazioni di…abbandonare questa lotta?”.


Falcone: “No, mai”.
 



[Intervista collocabile alla fine degli anni Ottanta, Blu Notte, Rai]


Lorenzo Di Schino

Salvatore Borsellino al NoBDay2


la trascrizione dell'intervento di Salvatore Borsellino al NoBDay2
è possibile vedere il video dell'intervento qui




Un saluto e un abbraccio a tutti, al Popolo Viola, alle Agende Rosse. a tutti i movimenti e agli uomini, alle donne, ai giovani, agli anziani, ai disabili, agli studenti, agli operai che sono venuti qui oggi per combattere questa nuova battaglia.

Battaglia nuova ma sempre eguale perché anche il 5 dicembre dell'anno scorso eravamo qui a gridare la nostra rabbia, la nostra nostra voglia di ritornare a vivere in un paese libero, un paese in cui i nostri figli possano tornare ad avere un futuro degno di questo nome, un paese il cui il fresco vento della libertà spazzi finalmente via i miasmi del compromesso morale che hanno reso l'aria irrespirabile e la melma di quella corruzione che sembra ormai essere diventata regola di vita nei centri del potere.

Non è cambiato molto da allora, anzi siamo sempre più scivolati verso il fondo di quel baratro che sembra non avere mai fine.

Si, è vero, alcune leggi liberticide che erano sul punto di essere approvate sono state bloccate, ma se ciò è avvenuto non è stato per l'azione di quella opposizione che, a parte qualche voce che grida nel deserto, sembra essersi dissolta e sembra piuttosto essere sempre più impegnata a disputarsi gli inutili posti di comando di un esercito ormai in rotta.

E' stato piuttosto grazie alle lotte interne ai partiti di potere ed alla tardiva resipiscenza di chi fino ad oggi e per lunghi anni, è stato complice di chi, pur salito al governo per volontà popolare, ha fin dal primo momento pensato a difendere solamente i suo interessi e a sottrarsi a quei processi contro i quali, sovvertendo o tentando di sovvertire i principii della nostra Costituzione, ha eretto scudi, muri e impedimenti di ogni tipo.

Perché questo è quello che è stato fatto ed è tuttora in corso, un tentativo, in parte riuscito, di sovvertimento dei nostri principii costituzionali e per questo ritengo che sia stato appropriato e non eccessivo il termine di "stupro" usato da Antonio Di Pietro nel corso della dichiarazione di voto per l'ennesima questione di fiducia posta dal presidente del consiglio.

Fiducia che è servita per andare alla conta dei voti dopo una vergognosa campagna acquisti, un mercato delle vacche soltanto in parte riuscito.

E' appropriato il termine ma non sufficiente perché non di un solo stupratore si tratta, ma di una banda di stupratori, di un stupro di gruppo.

A venire stuprata è la Giustizia, è la scuola, è il diritto allo studio, il diritto al lavoro, il principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, il principio della separazione dei poteri dello Stato, a venire stuprata è la nostra Costituzione.

Abbiamo assistito, nel corso di questo ennesimo tentativo condotto da questo incantatore di serpenti, da questo illusionista i cui trucchi sono ormai svelati, ad un sceneggiata degna di Zelig, ad una rappresentazione che potrebbe essere una farsa se non fosse in realtà una tragedia.

Come si possono chiamare altrimenti le promesse di portare a termine in breve tempo quella Salerno-Reggio Calabria che da decenni è un cantiere senza fine, necessario per continuare a foraggiare tramite nuovi appalti quella camorra e quella ndrangheta che ne controllano il territorio?

Come si può promettere di fornire entro l'anno il progetto esecutivo del ponte di Messina, un ponte tra la mafia e la ndrangheta, un ponte tra due regioni quasi del tutto prive di infrastrutture e che dall'esistenza di quel ponte, ove fosse tecnicamente possibile realizzarlo, e questo è ancora da dimostrare, non potrebbero trarre altro vantaggio se non quegli appalti per la sua costruzione che verrebbero ancora una volta gestiti dalla criminalità organizzata?


Come si possono accettare senza ridere, o meglio senza piangere, le parole di chi sostiene addirittura di aver salvato il mondo convincendo Obama a stanziare i fondi per salvare le banche americane dal fallimento, quando in ogni caso questa operazione non ha salvato il mondo ma soltanto la casta dei banchieri?

Come pensa di poter far credere questo un uomo che è ormai screditato internazionalmente a tutti i livelli e che, inevitabilmente, insieme a se stesso, ha gettato il discredito su tutto il nostro paese?

Come si può accettare questo da chi si è praticamente genuflesso di fronte al dittatore libico Gheddafi, un altro satrapo con il quale divide la responsabilità delle centinaia di disperati annegati nel canale di Sicilia o morti nelle marce forzate attravesio il deserto libico dopo essere stati respinti nel loro disperato tentativo di sfuggire alla fame e all'oppressione?

Anche il sentimento di solidarietà, che era una delle caratteristiche del nostro popolo, è stato stuprato e distrutto.

Ma quello che ha passato ogni limite, quello che mi ha sconvolto, è stato sentire citare da quest'uomo, un uomo che ha definito la nostra Costituzione un insieme di regole vecchie e inutili, un inferno per chi deve governare, una serie di compromessi di matrice "catto-comunista", citare Pietro Calamandrei, uno dei padri della nostra Costituzione.

Non possiamo accettare che il nome di un uomo che sulla nostra Costituzione ha scritto tra le più belle pagine mai scritte, passi per la bocca di chi la Costituzione irride e vilipende quotidianamente, non sufficientemente contrastato, purtroppo, da chi della nostra Costituzione dovrebbe essere il garante.

Un uomo il cui governo è tenuto in vita grazie al sostegno di chi considera un'offesa la stessa esibizione della bandiera italiana e vuole riempire le nostre scuole con simboli del proprio partito piuttosto che con i simboli del nostro Stato

Non è passato invano però questo ultimo anno e il desiderio che espressi l'anno scorso che al presidente del consiglio fosse accordato quello che è un suo diritto, quello di essere processato, forse sta per diventare realtà.

Dei Giudici coraggiosi, nelle Procure di Palermo, di Caltanissetta, di Firenze, stanno dissipando il pesante velo nero che finora ha coperto i veri responsabili delle stragi del '92 e del '93, stanno portando alla luce le trame che hanno portato a quelle stragi e alla nascita, sul sangue di quelle stragi, di questa disgraziata seconda repubblica ormai in cancrena.

Forse si avvicina il momento in cui, dopo Beta, anche Alfa potrà essere processato, dopo Autore 2 anche Autore 1 potrà essere giudicato e, dato che già abbiamo un Condannato 2 per concorso esterno in associazione mafiosa anche il suo sodale, il Cesare, il numero 1, possa essere identificato un giorno con lo stesso prefisso.


Quello stesso sodale insieme al quale hanno più volte proclamato eroe un mafioso, un pluri-assassino come Vittorio Mangano, spacciando senza vergogna l'omertà e la bestialità per eroismo e cercando di renderci difficile adoperare questo termine per i "nostri" eroi, Per Paolo, per Giovanni, per Francesca, per Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo, Walter e tanti altri veri eroi e martiri, morti per servire lo Stato ma uccisi purtroppo troppo spesso proprio per opera di pezzi deviati dello Stato.

Allora, per ricordare a quest'uomo, che noi pretendiamo sparisca dalla scena politica del nostro paese, chi sono i veri eroi e i veri martiri, che cosa è stata quella RESISTENZA della quale vorrebbe cancellare anche il nome, da dove nasce quella Costituzione della quale vorrebbe fare strame, adopererò proprio le parole di quel Pietro Calamandrei il cui nome ha sporcato soltanto con il pronunziarlo.

Nella seduta del 7 marzo 1947 dell'Assemblea Costituente, riferendosi ai martiri della Resistenza ma con parole che sembrano scritte oggi per questi martiri morti per la Giustizia e per la Libertà, Pietro Calamandrei diceva :
"Essi sono morti senza retorica, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere, il grande lavoro che occorreva per restituire all'Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservati la parte più difficile, quella di morire, di testimoniare, con la resistenza e la morte, la fede nella Giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole: quello di tradurre il leggi chiare, stabili e oneste il sogno di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini alleati a debellare il dolore", il sogno di Paolo Borsellino, il nostro sogno, "Assai poco in verità, ci chiedono i nostri morti. NON DOBBIAMO TRADIRLI".

Ed è per non tradirli che, fino a quando questa tragica e insieme ridicola figura di dittatore da operetta e da tragedia non sarà abbattuta, che noi continueremo a lottare, a levare in alto le nostra AGENDE ROSSE e ad alzare il nostro grido di battaglia:

RESISTENZA, RESISTENZA, RESISTENZA.


Salvatore Borsellino



FUORI LA MAFIA DALLO STATO



Breve considerazione sulla Partigianeria contemporanea


Spesso e volentieri negli anni ci si ritrova dinanzi a tentativi più o meno maldestri di screditare quella che a mio avviso (e non solo) é stata una parte fondante e motrice dello Stato Repubblicano sorto in seguito alla Seconda Guerra Mondiale: la Partigianeria.
Evitando di spendere anche due parole sul merito di questi tentativi revisionisti, voglio soffermare la mia attenzione sul concetto di Partigianeria ai giorni nostri.
L'importanza dei Partigiani e dell'ANPI dal punto di vista della memoria storica é fuori luogo: sono i custodi di uno dei periodi più dolorosi ma allo stesso tempo più importanti della storia d'Italia (come d'altronde lo sono anche, per "rovescio della medaglia", i militanti della Repubblica di Salò).
Ciò che spesso e volentieri non viene però compreso, é come oggi i Partigiani e la Partigianeria ai non sono e non devono essere considerati unicamente come custodi della memoria.

I Partigiani, con le loro battaglie, le loro sofferenze, le loro morti e le loro vittorie, sono e dovranno rimanere per sempre gli ispiratori delle nostre azioni quotidiane.
Ispiratori di tutti coloro che come noi credono e difendono i concetti di libertà, giustizia, ugualianza, fratellanza, e solidarietà. Di coloro i quali non accettano di vedere la nostra Costituzione calpestata ed infangata giornalmente e constatare che la Legge non é uguale per tutti.

Insomma essere Partigiani oggi significa opporsi a tutti i sprusi che vanno a negare e limitare quanto sancito nella nostra Carta Costituzionale, tenendo sempre bene a mente che per l'affermazione dei principi inviolabili in essa contenuta, migliaia di uomini e donne hanno lottato e pagato con il proprio sangue.

Andrea Piersanti

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mercoledì 29 settembre 2010

COMUNICATO STAMPA



Il Coordinamento provinciale di TERNI dell’IDV si è riunito per esaminare il recente Piano Regionale dei Rifiuti, approvato il 5 maggio 2009, che pone al centro della soluzione della gestione dei rifiuti, la costruzione di un inceneritore nella provincia di Perugia, il recupero di quello di Terni ed l’ampliamento delle discariche esistenti.
Nello stesso piano viene esplicitato che “In fase attuativa verranno sostenute iniziative volte all’avvio di attività imprenditoriali finalizzate a garantire il riutilizzo ed il riciclo dei materiali provenienti da raccolte differenziate” e che “l’indicazione in relazione alla nuova impiantistica della possibilità di riferirsi sia a processi di tipo aerobico (compostaggio), che di tipo anaerobico (digestione anaerobica) o anche integrati, purché tali realizzazioni siano previste in linea con le Migliori Tecniche Disponibili di settore” valutando anche metodi alternativi di Pretrattamento dei rifiuti.
L’elemento che vogliamo mettere al centro della discussione è proprio questo, per riaffermare che siamo del tutto contrari alla impostazione e alle scelte politiche e culturali che sono alla base di quei progetti che si limitano a riaffermare la centralità dell’incenerimento e delle discariche.
Esistono in Italia e all’estero esperienze positive di trattamento e pretrattamento dei rifiuti, come per esempio quello implementato dal Centro riciclo di Vedelago, che gestisce dal 1999 un impianto di stoccaggio e selezione meccanica di rifiuti ai fini del recupero dei materiali. Nello specifico l'attività consiste nel ricevere le frazioni secche riciclabili, selezionarle in base alla composizione merceologica, compiere le operazioni necessarie per la riduzione volumetrica, gestire la fase di destinazione in uscita delle singole tipologie di materiali che, in relazione alla possibilità di riutilizzo, vengono consegnati a impianti di seconda lavorazione o a specifiche aziende che li impiegano nei loro cicli produttivi. All'impianto di riciclo conferiscono i comuni, singoli o consorziati, e le aziende produttive che attuano la raccolta differenziata.
La soluzione del trattamento dei rifiuti del genere sopra accennato, si fonda sulla considerazione del rifiuto non più come mero materiale da distruggere o sotterrare, ma come merce da collocare sul mercato; essa è allo stato l’unica strada che appare risolutiva per eliminare gli effetti collaterali sulla salute pubblica che sono certamente nocivi sia nel caso dell’incenerimento per la propagazione degli effetti della combustione nell’aria, sia per la produzione delle ceneri che comunque risulteranno circa 1/3 del volume originario. Tutto questo obbliga alla continua ricerca ed ampliamento delle discariche dove conferire tanto le ceneri, che comunque vanno monitorate, quanto i rifiuti conferiti in discarica che comportano rischi per l’inquinamento dell’ambiente anche di lunga durata.
Sulla base di tali considerazioni riteniamo pertanto che debba essere rivista e aggiornata la proposta del Piano d’Ambito territoriale 4 laddove non vengono contemplate soluzioni alternative all’incenerimento o al conferimento in discarica, alternative rese possibili dallo stesso Piano Regionale.
Più concretamente riteniamo che non sia più possibile trascurare gli elementi di base per un Piano di gestione sostenibile dei rifiuti che sono rappresentati da:

Previsione vincolante immediata nel rispetto della legge e dei regolamenti per la raccolta differenziata attraverso la raccolta porta a porta per tutto il territorio provinciale, che coincide al momento con quello dell’Ambito, unitamente alla soppressione delle campane o dei cassonetti per le strade;
Elaborazione di un piano aziendale che fissi gli obiettivi per le quote di riciclo e indichi chiaramente il modo di raggiungerli, puntando al riciclo totale delle materie attraverso la creazione dei Centri di riciclo
Lo stesso piano aziendale dovrà prevedere che la raccolta differenziata segua criteri di efficienza ed efficacia in modo che, i consorzi preposti, non possano rifiutare i materiali recuperati, ma, anzi, si possa ottenere dal loro conferimento il massimo profitto economico;
Rispetto del criterio di prossimità e di autonomia di ciascun territorio escludendo l’ingresso di rifiuti o materie da fuori Regione;
Applicazione effettiva della tariffa, consistente nella deduzione della quota relativa alla consegna di materiali selezionati per il riciclo da parte del cittadino con conseguente sgravio finanziario.
Inoltre, il progetto per la nuova discarica di Orvieto va stralciato e abbandonato, limitandosi ad un programma di completamento dell’esistente, che tuttavia andrà sottoposto a tutte le valutazioni che tengano conto della riduzione a zero del conferimento dei rifiuti, come sopra specificato. Tutto questo ben sapendo che una gestione del ciclo dei rifiuti fondata sulla creazione di nuove strutture e aziende per il riciclo, la diffusione della raccolta porta a porta e le filiere economiche e operative connesse comportano un importante incremento di posti di lavoro.
Scartare ogni possibile soluzione che preveda la realizzazione di inceneritori (anche di ridotte dimensioni). Gli inceneritori, infatti, hanno bisogno di un quantitativo di rifiuti costante: ciò sarebbe in netta contrapposizione con l’incremento delle percentuali di raccolta differenziata oltre a non avere alcun senso né come bilancio energetico, né a tutela dell’ambiente.

Tali aspetti assumono per L’IDV di TERNI un rilievo di primario ordine e rappresentano una priorità, per i nostri territori e l’intera Regione, se si vuole seriamente parlare di innovazione e sostenibilità.


Maria Elisabetta Valloscuro

lunedì 27 settembre 2010

“GIUSTIZIA, POTERE E SVILUPPO ECONOMICO: NUOVE IDEE PER FAR RIPARTIRE L’ITALIA”

Negli ultimi 15 anni la capacità di produrre e ridistribuire ricchezza da parte dell'economia italiana è costantemente diminuita e il nostro sistema delle imprese ha perso capacità competitiva sia nei confronti di altri paesi industrializzati che di quelli emergenti. Nella nostra visione, la ragione ultima della lenta crescita dell'economia italiana è da attribuirsi ad un sistema produttivo specializzato in settori a basso contenuto di innovazione tecnologica e caratterizzato da un'eccessiva frammentazione in piccole e piccolissime imprese che tendono a competere sulla riduzione del costo del lavoro piuttosto che sull'innovazione e sull'investimento in capitale umano.


L'affermarsi di questo modello si sviluppo economico si è riflesso nell'andamento del mercato del lavoro, che nel nostro paese penalizza sempre di più l'occupazione di buona qualità e tende ad aumentare la disuguaglianza nelle opportunità di reddito e di occupazione. Tra lavoratori garantiti e lavoratori con contratti a termine. Tra uomini e donne. Tra lavoratori giovani e lavoratori che hanno già accumulato una lunga esperienza lavorativa.


Sulla base di queste considerazioni siamo persuasi che lo strumento principale di cambiamento dovrebbe essere la ripresa di una seria politica industriale su tutto il territorio nazionale. L'obiettivo primario della politica industriale coordinata a livello pubblico dovrebbe essere quello di sostenere gli investimenti in nuove tecnologie da parte delle imprese e, più in generale, favorire la riorganizzazione del sistema produttivo verso settori con maggiori prospettive di crescita produttiva e occupazionale di buona qualità.


Il successo di una simile strategia di politica industriale avrebbe effetti positivi sul mercato del lavoro: stimola la domanda di lavoro per i lavoratori qualificati, riduce gli incentivi delle imprese a ricorrere a contratti a tempo determinato mentre le spinge ad investire nella formazione dei propri dipendenti. In altre parole favorisce la riduzione delle disuguaglianze e la creazione di occupazione di buona qualità.


La politica di riforme per il mercato del lavoro dovrebbe in parte coordinarsi con le strategie di politica industriale e, per l'altra, mirare ad correggere quelle ingiustizie e inefficienze che si sono accumulate negli anni come esito di una politica del lavoro orientata quasi esclusivamente a ridurre le garanzie a protezione dell'impiego e ad aumentare la flessibilità contrattuale per i nuovi assunti.


Definita la nostra visione generale e gli obiettivi della politica economica, è possibile entrare nel merito di quelle specifiche misure che sono necessarie per attuarla. In questa prospettiva si distinguono due tipologie di intervento: politiche a sostegno dello sviluppo economico e politiche per il mercato del lavoro.


Politiche a sostegno dello sviluppo economico

La politica industriale dovrebbe essere guidata da un disegno su base nazionale e seguire criteri di selettività. In particolare si possono individuare 3 aree di intervento:


1) Piano di politica industriale coordinato a livello nazionale e realizzato attraverso misure selettive di sostegno alle imprese e ai settori che producono nuove tecnologie ed elevato valore aggiunto in termini di qualità dell'occupazione e crescita della produttività (i beni innovativi nel campo della ricerca medica, delle energie rinnovabili, dei trasporti, ecc). La politica industriale non dovrebbe limitarsi ad incentivare l'offerta di nuove tecnologie, ma ha il compito di stimolare la domanda di nuove tecnologie. In questa prospettiva si individuano tre linee di intervento.

Primo, incentivare in modo sistematico i consorzi tra università e associazioni datoriali a livello regionale, al fine di creare dei “poli tecnologici” in grado di domandare i prodotti delle imprese locali e creare cosi delle economie di scala e di agglomerazione per lo sviluppo delle nuove tecnologie. La visione alla base di questo tipo di intervento è quella che interpreta il cambiamento tecnologico in termini evolutivi, non nei termini neo-classici del fallimento di mercato nel processo di produzione di conoscenza scientifica. Un esempio è l’IMT di Lucca. Ne stiamo progettando uno a Terni sulla biomedicina.

Secondo, aumentare significativamente e rese stabili nel tempo il credito di imposta per gli investimenti specifici in R&D; ridurre fino all’eliminazione gli stanziamenti indiretti e le agevolazioni a fondo perduto.

Terzo, attuare un intervento legislativo a favore dell'imprenditoria giovanile. E' necessario definire un quadro normativo nazionale e dei flussi stabili di finanziamento entro cui le amministrazioni regionali possono intervenire, per evitare interventi locali che siano frammentati, instabili e al di fuori di un piano strategico di politica industriale1. In particolare questo intervento legislativo potrebbe strutturarsi come segue. Un piano di finanziamento diretto e l’offerta di agevolazioni fiscali per incentivare l'imprenditoria giovanile nei settori della nuova economia (biotecnologie per la salute, nanotecnologie per le applicazioni industriali, produzioni di beni e servizi per il risparmio energetico e la qualità dell'ambiente, ecc). L’estensione dei voucher formativi per l’imprenditorialità co-finanziati dai centri di ricerca pubblici e privati nonché dalle istituzioni universitarie. Una struttura di assistenza tecnica e finanziaria a livello regionale che agevoli la fase di start-up e riduca il tasso di mortalità delle nuove imprese. Vedasi il punto seguente.


2) Politica pubblica per l'accesso al credito delle imprese con progetti di investimento innovativi e che finanziano stabilmente le attività di ricerca e sviluppo al proprio interno. Lo strumento potrebbe essere un Fondo di garanzia pubblica dei finanziamenti bancari per l'innovazione tecnologica, gestito da una sorta di “Authority per il sostegno finanziario all'Innovazione” (una specie di venture capitalist con garanzie pubbliche). In questa prospettiva si potrebbe prevedere l'introduzione di una legge che regoli il quadro normativo nazionale e, singoli istituti a livello delle amministrazioni regionali. L'organismo dirigente e amministrativo di questi istituto dovrebbe essere di natura tecnica e svincolato da nomine politiche. Il modello è quello della Banca d'Italia, ma con una struttura più snella e statutariamente predisposta al sostegno delle attività produttive.


3) Politica di sostegno alla crescita dimensionale delle imprese, La dimensione medio-piccola delle imprese è un fattore determinante della bassa crescita della produttività in molte regioni italiane. Finora la politica economica non si è occupata di questo problema con strumenti adeguati. Nella nostra visione si può agire attraverso la riduzione del costo del lavoro (ovvero il cuneo fiscale), in modo proporzionale al numero dei nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato e alle decisioni di investimento in beni tecnologicamente avanzati.



Politiche per il mercato del lavoro


Le proposte di politica per il mercato del lavoro dovrebbero essere orientate in due direzioni principali. In primo luogo, rendere effettive le misure di tutela del reddito pertutti i lavoratori a rischio di disoccupazione. In secondo luogo mettere a disposizione dei lavoratori degli strumenti formativi e delle tutele contrattuali in grado di limitare i problemi di cattiva qualità dell'occupazione, di sottoutilizzo delle competenze e di disuguaglianza della opportunità.

In particolare si tratta di:


1 ) sviluppare un modello di regolazione del mercato del lavoro in grado di integrare le politiche attive di orientamento e formazione e le politiche passive di sostegno all'occupazione in un quadro unitario e coerente di politica del lavoro nazionale e regionale. In questa prospettiva è necessario ampliare le prerogative dei Centri Pubblici per Impiego (CPI), i quali dovrebbero svolgere un ruolo di coordinamento e di intermediazione tra i lavoratori che usufruiscono degli ammortizzatori sociali meno tradizionali (cassa integrazione in deroga, mobilità indennizzata, sussidio di disoccupazione, ecc) e le imprese che domandano lavoro e nuove professionalità. In questo ambito è necessaria l'introduzione di una legge nazionale che fornisca un quadro normativo unitario e principi di sussidiarietà tra le varie regioni.


2) estendere gli ammortizzatori sociali e le misure di sostegno al reddito a coloro che ne sono privi. Questo sussidio di disoccupazione è di ammontare decrescente nel tempo e condizionato alla ricerca attiva di un lavoro da parte di chi ne usufruisce. Non andrebbe a sostituire gli ammortizzatori sociali tradizionali (cassa integrazione ordinaria e straordinaria). Il finanziamento del sussidio di disoccupazione sarebbe in larga parte dalla risorse precedentemente destinate agli ammortizzatori sociali che va a sostituire e per la parte rimanente attraverso un (minimo) aumento dei contributi sociali dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Per verificarne la sostenibilità finanziaria inoltre potrebbe essere introdotto gradualmente a livello regionale, e poi esteso a tutto il territorio nazionale1.


3) Il ri-orientamento delle politiche di formazione. L'obiettivo della formazione è quello di migliorare la qualità dell'occupazione e della produttività del lavoro, non solo aumentare la probabilità di trovare una qualsiasi occupazione. In questa prospettiva è opportuno aumentare sensibilmente le risorse pubbliche destinate al finanziamento deivoucher formativi individuali, secondo il principio che il formato si sceglie il proprio formatore. Le politiche di sviluppo del capitale umano attraverso il voucher e/o strumenti di formazione individuale potrebbero estendersi agli studenti in obbligo formativo. In particolare vi è l’opportunità di aumentare e razionalizzare le risorse pubbliche dirette al co-finanziamento di un periodo di studio all'estero per gli studenti che frequentano la scuola media superiore.


4) La politica economica per la stabilità dell'occupazione. E' necessario ridurre gli incentivi ad assumere con contratti a termine da parte delle imprese perché spesso si risolvono in un percorso di segregazione occupazionale. Al tempo stesso occorre garantire alle aziende una certa flessibilità nelle assunzioni, per meglio valutare la qualità del lavoratore. Abbiamo diversi strumenti a questo scopo. In primo luogo è possibile far ricorso ad agevolazioni fiscali per ridurre il costo del lavoro delle imprese che assumono con contratto a tempo indeterminato. In secondo luogo, si può intervenire con misure che favoriscono l'accesso al credito delle piccole e medie imprese che occupano i lavoratori in forma stabile. Infine è opportuno operare una semplificazione delle varie tipologie dei contratti a termine ed introdurre dei vincoli normativi al numero massimo di rinnovi contrattuali a tempo determinato.

Probabilmente la quadratura del cerchio è nell’introduzione di un contratto unico a tempo indeterminato con garanzie crescenti nel tempo. In questo contratto si possono prevedere tre fasi: prova, inserimento e stabilità. Chi è assunto è soggetto ad un periodo di prova di 6 mesi. Ciò consente al datore di lavoro di valutare le attitudini e le qualità del lavoratore. Successivamente, dal sesto mese al terzo anno dopo l’assunzione, si entra nelperiodo di inserimento durante il quale il lavoratore è tutelato contro il licenziamento disciplinare e riceve un’indennità nel caso di licenziamento economico. In questo periodo il datore di lavoro e il lavoratore possono investire in capitale umano specifico dell’azienda. Al termine del terzo anno, si entra nel periodo di stabilità, in cui si rafforza ulteriormente la protezione contro i licenziamenti.

1A questo proposito va segnalato che il sussidio di disoccupazione dovrebbe essere uno dei pilastri della sicurezza sociale nel mercato del lavoro. Non l'unico. Per il futuro si intravede l'esigenza di un reddito minimo di cittadinanza. Infatti il sussidio di disoccupazione, se erogata prevalentemente a fronte di versamento di contributi di tipo assicurativo, rischia di perpetuare la struttura duale del mercato del lavoro. Se combinata con l'accesso a un reddito minimo di cittadinanza condizionato alla verifica dell'esistenza di determinati requisiti, e finanziato dalla fiscalità generale, contribuirebbe ad una maggiore efficienza allocativa del lavoro, creando i presupposti per una maggiore equità distributiva di medio lungo periodo.

2 Un serio intervento nazionale sulla imprenditoria giovanile risponde a due obiettivi principali: limitare il problema dell'occupazione sotto-qualificata e migliorare qualità media della classe imprenditoriale in termini di età, livello di istruzione e pratiche competitive