venerdì 9 settembre 2011

Lettera all'IDV




Da qualche anno a questa parte Idv sta portando avanti gloriose battaglie in favore dei cittadini appartenenti alle classi sociali più disagiate in virtù di un profondo senso civico ispirato a valori di trasparenza, serietà, moralità e giustizia; guadagnando rapidamente molti consensi.
Il pragmatismo diepietrista, inteso come sano attivismo atto a mettere da parte vuoti e retorici pleonasmi, sta facendo di Idv uno dei partiti più credibili dell’intero panorama politico nazionale.
Il rapido ed al momento incontrovertibile decadimento politico che sta investendo il Nostro paese chiama i partiti d’opposizione a proporre alternative credibili ed a far sentire la propria presenza ai sempre più disillusi cittadini, i quali chiedono risposte di non sempre facile attuazione.
Di fronte all’incombente crisi economica, cui il governo – affaccendato soprattutto nel risolvere le grane giudiziarie di Berlusconi e nel soddisfare le richieste di singole lobbies di elettori- non riesce a proporre una soluzione credibile. Il frequente e isterico cambio di proposte formulato, ormai quotidianamente, dall’attuale maggioranza, ricorda lontanamente – e grottescamente- l’immobilismo politico che preparò il terreno all’avvento di Mussolini e del fascismo.
Idv ha proposto validissime alternative alle spesso scellerate iniziative dell’esecutivo, ma non ha preso posizione riguardo la virtuosa idea del Partito Radicale riguardo la revisione di alcuni privilegi fiscali del Vaticano.
Nel nostro paese la cultura della Laicità stenta ancora molto a istituirsi di fatto, sebbene la Costituzione ne sancisca l’esistenza. Indagini recenti di Repubblica, Panorama etc.. . hanno stimato nell’ammontare di una normale manovra finanziaria i fondi che lo Stato italiano percepirebbe se al Vaticano fossero fatte pagare ICI, tasse sulle attività commerciali, o se fossero rivisti in parte gli accordi inerenti l’8x1000 od ancora gli stipendi degli insegnanti di religione (nominati dalla Curia).
Non si vuole di certo sminuire il valore culturale e morale della Chiesa, che rimane un fondamentale baluardo per molti fedeli, ma avviare discussioni riguardo gli eccessivi privilegi fiscali di cui dispone la Santa Sede mi pare un atto dovuto ed onesto: in pieno stile IDV.
Sono fermamente convinto che gioverebbe al Partito prendere in analisi le vertiginose cifre, sottratte allo Stato – e quindi ai cittadini-, derivanti dal mancato gettito fiscale attualmente consentito al Vaticano.
I soldi recuperati dalla revisione di questi privilegi darebbe di certo più di una boccata d’ossigeno alle casse del Nostro Stato, che potrebbe così destinare questi fondi al pareggio di bilancio ed all’avvio di riforme atte a consentire un progresso nazionale.
Giustissimo abolire le provincie e tagliare gli sprechi della Pubblica amministrazione, altrettanto giusto, a mio parere, avviare un serio e sereno dibattito su quanto il Vaticano costi economicamente a noi contribuenti.

Valerio Bianconi

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