mercoledì 7 dicembre 2011

Cambiano i governi ma la storia resta la stessa


La commissione Difesa della Camera ha deciso il finanziamento di 500 milioni di euro, fissando il nostro Paese all’ottavo posto nel mondo per spese militari. blindati per dieci milioni di euro, “veicoli tattici medi multiruolo” per altri 157 milioni, 447 veicoli tattici leggeri “lince” per 198 milioni. E ancora “sistemi acustici per la localizzazione delle sorgenti di fuoco”, barriere antisfondamento, veicoli automatici di perlustrazione per altri 56,3 milioni per un totale di 502 milioni di euro.

23 novembre 2011- VITTORIA DELL’IDV- “Oggi durante l’esame e l’approvazione dei 5 programmi d’arma è stata votata e recepita interamente la mia proposta di parere con specifiche condizioni. Ogni programma d’arma è stato approvato a condizione che si rivaluti completamente il quadro delle spese militari ridimensionando i programmi di acquisto in essere e si attivi un virtuoso investimento in termini di riqualificazione, addestramento e formazione del personale del comparto, e che si avvii un percorso che punti a finanziamenti selettivi attraverso i quali si definiscano le priorità e le reali necessità del comparto. Investire minori risorse e meglio” queste le parole del capogruppo IDV Augusto Di Stanislao dopo che ha presentato una mozione per chiedere di fermare lo shopping bellico del governo in Commissione Difesa della Camera.

5 Dicembre 2011- Quello delle spese militari continua ad essere un tasto dolente, soprattutto in questo periodo di crisi, soprattutto in vista di una manovra lacrime e sangue dall’ammontare complessivo di 24 miliardi. Stavolta a guadagnarsi la ribalta è un acquisto che lo Stato ha pianificato da tempo e che ai contribuenti costerà una cifra compresa tra i 15 e i 20 miliardi di euro. Si tratta di 131 caccia bombardieri F35 Lockheed che entreranno in produzione alla fine del 2012 e che verranno consegnati a metà del 2013.

Ci iniziamo a fare moltissime domande a cui la risposta sembra scontata:

QUESTO GOVERNO C’è O CI FA?

Chiede sangue alla popolazione non riducendo i vitalizi né dei parlamentari né dei consiglieri regionali ma nel frattempo aumentano le tasse indiscretamente su tutto.

Ma sono veramente necessari questi F35 con un costo di 24 miliardi?

G.Tonicchi

domenica 27 novembre 2011

Allarmante il calo della Popolazione Universitaria




“Allarmanti” .Così Matteo Minelli, coordinatore regionale dei giovani dell’Italia dei Valori, commenta i dati sulle iscrizioni all’ateneo di Perugia, che seppure non definitivi, indicano un calo delle presenze del 7,80%, pari a 1552 studenti in meno rispetto lo scorso anno.
“ I numeri sono impietosi, le immatricolazioni scendono drasticamente in quasi tutte le facoltà, con punte di oltre il 23% a Lettere e  a Scienze Politiche. È inoltre preoccupante che l’emorragia si estenda anche ad ambiti di studio scientifici e a forte vocazione professionale, come Agraria, Economia e soprattutto Medicina e Chirurgia.”
“Senza dubbio le cause scatenanti di questo deflusso sono l’aumento delle tasse universitarie e il peggioramento dell’offerta formativa; due nefaste conseguenze dell’incessante taglio dei fondi all’intero mondo dell’istruzione e della ricerca.
“Anche se in misura minore, incidono comunque in queste dinamiche alcune scelte errate di carattere locale. Da tempo – prosegue Minelli- come giovani dell’Italia dei Valori denunciamo il fatto che le amministrazioni Umbre, in particolar modo il comune di Perugia, non abbiano affatto compreso l’importanza degli studenti nello sviluppo dell’economia del regionale. Beni e servizi per la popolazione universitaria poco efficienti e troppo costosi, una burocrazia ancora troppo macchinosa, problemi tradizionali della nostra regione, come la pessima logistica della rete viaria, rendono il nostro ateneo sempre meno appetibile per gli studenti, in particolare i fuori sede.”
“Oltretutto la volontà delle istituzioni di mutare l’università da un centro  di massa, capace di formare un alto numero di laureati, in una research university, basata soltanto sul potenziamento di alcuni settori di ricerca, avrà come unica conseguenza tangibile la fortissima diminuzione della popolazione universitaria, che si prevede passerà da 30.000 a 18.000 individui. Una scelta miope, tanto più in una fase di crisi economica come questa, in cui non possiamo assolutamente permetterci di perdere una risorsa tanto importante sia in termini di consumi che di crescita culturale del tessuto cittadino.”
“I numeri parlano chiaro: è necessario- conclude il giovane coordinatore- aprire una profonda riflessione da parte dell’Università e delle istituzioni locali, per porre un freno a questo infausto fenomeno, partendo da un assunto fondamentale:  Perugia deve potenziare e non frenare, la sua vocazione di città universitaria.”

venerdì 25 novembre 2011

Dobbiamo tutti stringere la cinta...o quasi..




Tutti conosciamo per esperienza diretta o semplicemente seguendo i telegiornali l’attuale difficoltà del nostro paese con un tasso di disoccupazione crescente (pari all'8,3% a settembre e con Il tasso di disoccupazione giovanile al 29,3%); con un differenziale, il famosissimo SPREAD che ha raggiunto livelli storici e finanziamenti bloccati per ogni attività culturale, fondi alle università e per le borse di studio, fondi bloccati per le energie rinnovabili e per la ristrutturazione dei reperti archeologici più famosi al mondo come quelli di Pompei che crollo dopo crollo stanno scomparendo.
In tutto questo il nuovo governo non è stato a guardare, si è rimboccato le maniche presto introdurrà nuovamente la famosa ICI ma aumentata al 23% poiché devono “far cassa” cosi come l’aumento dell’età pensionabile.
MA IN TUTTO QUESTO??!
La commissione Difesa della Camera ha deciso il finanziamento di 500 milioni di euro, fissando il nostro Paese all’ottavo posto nel mondo per spese militari. blindati per dieci milioni di euro, “veicoli tattici medi multiruolo” per altri 157 milioni, 447 veicoli tattici leggeri “lince” per 198 milioni. E ancora “sistemi acustici per la localizzazione delle sorgenti di fuoco”, barriere antisfondamento, veicoli automatici di perlustrazione per altri 56,3 milioni per un totale di 502 milioni di euro.

Ebbene si come sempre riusciamo a raggiungere il paradosso più completo.
La missione in Liba ormai è conclusa, dobbiamo ritirare le truppe o in alcuni casi dimezzare il numero dei nostri soldati impegnati all’estero e nonostante ciò il Ministero finanzia 502 milioni per le spese militari ritenute necessarie per le truppe schierate al fronte per non fare correre loro rischi enormi.
La soluzione che tutti si aspettano in un momento di crisi come questo è il ritiro almeno parziale di molti dei nostri uomini schierati al fronte ma forse come soluzione sarebbe troppo intelligente ed economica.
Quindi una domanda nasce spontanea:
MA IL GOVERNO CAPISCE L'ATTUALE SITUAZIONE DELL'ITALIA??

 REFERENTE IDV TARQUINIA
              Tonicchi Gabriele

Giovani Italia dei Valori: troppe tasse per gli studenti dell'Ateneo di Perugia.




“L’ateneo di Perugia con una media di 981 euro procapite risulta essere una delle trentatre università italiane in cui viene violata la normativa sulle contribuzioni da richiedere agli studenti. La legge è chiara su questo tema: le tasse non possono superare il 20% dell’assegno erogato annualmente dallo Stato sottoforma di finanziamento ordinario ( Ffo).” Così i giovani dell’Italia dei valori dell’Umbria commentano un inchiesta del Sole 24 Ore. “Oltretutto proprio in questi ultimi giorni è arrivata una sentenza del TAR della Lombardia che ha costretto l’ateneo di Pavia a restituire agli studenti la parte in eccesso. Il ricorso era stato presentato dall’Unione degli Universitari del luogo, a cui va il nostro plauso per l’ottima iniziativa. Il giudizio rappresenta una svolta importante poiché crea un precedente dal punto di vista normativo su cui basarsi per in nuovi procedimenti.
“Chiaramente la causa fondamentale degli aumenti illegali delle tasse è la decrescita esponenziale del finanziamento statale a partire dal 2009- proseguono i giovani IdV- . La cosiddetta riforma Gelmini se da una parte ha contribuito al peggioramento dell’offerta formativa dall’altro ha comportato una drastica diminuzione dei servizi e l’aumento delle rette universitarie. Per questi motivi destano preoccupazione alcune vecchie dichiarazioni del presidente del consiglio Monti e altre più recenti del neoministro Profumo, secondo cui l’esecutivo ora in carica porterà avanti l’iter legislativo della riforma. “
Se non vi saranno nuovi provvedimenti immediati per il prossimo anno accademico si prevedono ulteriori restrizioni di fondi . Consideriamo questa un’ipotesi da scongiurare e crediamo che il nuovo governo debba immediatamente intervenire destinando ai settori dell’istruzione e della formazione una quota del prodotto interno lordo pari almeno al 6% , in linea con gli standard europei. In caso contrario crediamo che il ricorso presentato contro l’università di Pavia vada esteso a tutti gli atenei in cui viene violata la normativa nazionale, compreso quello Perugino.

mercoledì 16 novembre 2011

Giovani Comunisti e Giovani IDV a sostegno del dissenso verso il nuovo statuto



Il comportamento vergognoso tenuto ieri da pochi singoli rappresentanti degli studenti della sinistra universitaria all’interno dell’assemblea indetta dall’UDU,che speriamo si dissoci, non rende merito al valore del compito che un sindacato studentesco di sinistra è chiamato a ricoprire. La rappresentanza in democrazia comporta onori ed oneri, affermare che debbano essere gli studenti ad incalzare i propri rappresentanti in un processo così cruciale come la modifica dello statuto universitario è senza dubbio un travisamento se non un ribaltamento del concetto di democrazia rappresentativa.
Compito della rappresentanza sindacale è di mantenere una costante ed istantanea informazione con la propria base di riferimento. Avere informati gli studenti e le altre associazioni dell’ateneo solo dopo aver votato favorevolmente ad uno statuto oggettivamente peggiorativo rispetto alla riforma Gelmini contestata dagli stessi fino ad un attimo prima di sottoscriverne i medesimi contenuti è un atteggiamento quanto meno singolare. Sarebbe stato auspicabile un processo inverso a quello effettuato, ovvero promuovere tra gli studenti che con che loro tasse e i loro consumi mantengono in vita l'università e molte attività commerciali del centro storico, un referendum per sondare la loro opinione in merito allo statuto.
Alla luce di tutto ciò ci sentiamo in dovere di ribadire il nostro sostegno alle associazioni Cultura e Conflitto e STEP che hanno espresso il loro dissenso sia nel merito che nel metodo, ed alla rappresentanza dei ricercatori che hanno votato coerentemente contro questo nuovo statuto ritrovandosi abbandonati dalla rappresentanza studentesca.

GIOVANI ITALIA DEI VALORI UMBRIA
GIOVANI COMUNISTI PROVINCIA DI PERUGIA

sabato 12 novembre 2011

In merito agli sviluppi della questione Ikea



“Come giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria siamo stati i primi a sollevare la questione della Valutazione d’Impatto Ambientale in merito all’insediamento di San Martino, quindi non possiamo che accogliere molto positivamente l’interrogazione presentata dai nostri consiglieri regionali”. Questo il commento di Matteo Minelli, coordinatore dei giovani IdV dopo l’intervento di Dottorini e Brutti sul caso Ikea.
“Un progetto di dimensioni faraoniche come quello in esame dovrebbe essere oggetto di grandissima attenzione. Per questo sarebbe opportuno che le amministrazioni competenti vaglino sull’attuazione di tutte le misure utili a comprendere il reale impatto dell’insediamento, in termini ambientali, urbanistici, di sistema viario. Come giustamente hanno sottolineato il capogruppo e il segretario regionale comunque per poter dare giudizi definitivi sulla vicenda occorre attendere il proseguimento delle indagini. Fino ad allora da parte di tutte le istituzioni è necessaria l’espletazione di tutte gli atti tecnici e politici tali da garantire la massima trasparenza”.

martedì 8 novembre 2011

Non Bruciateci il Futuro: la petizione è anche on line!



E' possibile sottoscrivere la petizione popolare contro l'inceneritore a Terni anche on line
cliccando qui
E' sufficiente compilare il form o usare il proprio account facebook.
In alternativa, potete trovare i nostri banchetti:
 ogni Mercoledi' mattina presso il mercato di Viale dello Stadio, dalle 9 alle 12; 
Giovedi' e Sabato pomeriggio in Largo VIilla Glori dalle16,30 alle 19. 


 PETIZIONE POPOLARE
Al Presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria
Al Presidente dell’ATI 4
Ai Sindaci dei Comuni della Provincia di Terni
Premesso che
- Per una gestione ottimale del ciclo dei rifiuti urbani occorre par 4
Ai Sindaci dei Comuni della Provincia di Terni
Premesso che
- Per una gestione ottimale del ciclo dei rifiuti urbani occorre partire “dalla testa e non dalla coda”, rispettando le direttive europee (2008/98/CE) e le leggi nazionali (Dlgs. 205/2010) che impongono una gerarchia negli interventi: prima la Riduzione/Prevenzione dei rifiuti, poi, attraverso lo sviluppo massimo della Raccolta Differenziata, il Riutilizzo ed il Riciclo, quindi il Recupero di altro tipo (in particolare il recupero di energia) e solo all’ultimo posto lo Smaltimento;
- Il Piano per la gestione dei rifiuti dell’Ati 4 (coincidente con la provincia di Terni), non recependo queste indicazioni, prevede, a più di tre anni di distanza dal blocco dell’inceneritore ASM di Maratta, di tornare a bruciare i rifiuti solidi urbani nella conca ternana, nell’inceneritore di Terni Ena–Acea;
- Lo stesso Piano prevede l’ampliamento della discarica di Le Crete di Orvieto, tramite l’estensione al cosiddetto terzo calanco, quando, per la fase residuale del processo, è ritenuto sufficiente la sopraelevazione del solo secondo calanco, come dimostra anche il recente parere della Regione, espresso in sede di valutazione d’impatto ambientale (Via).
Considerato che
- Ogni cittadino della provincia produce, in un anno, 540 kg di rifiuti; che questa quota aumenta ogni anno e che non ci sono provvedimenti sufficienti ad arrestare questa tendenza;
- I rifiuti urbani, dopo la differenziazione, possono essere recuperati e trasformati in materie prime seconde, creando nuove opportunità economiche ed occupazionali per il territorio, oltre che comportare riduzioni delle tariffe a carico dei cittadini, premiando i comportamenti virtuosi;
- La collettività ternana già paga un prezzo molto alto, in termini di inquinamento e di salute, alla struttura industriale del territorio e che non è possibile aggiungere altre fonti di inquinamento, come non è possibile continuare ad inviare i due terzi dei rifiuti nelle discariche dell’orvietano;
I sottoscritti cittadini, nell’esprimere la loro contrarietà al progettato ritorno all’incenerimento dei rifiuti nella conca ternana ed al raddoppio della discarica di Orvieto, chiedono la modifica del Piano Regionale Gestione dei Rifiuti e del Piano previsto per l’Ambito Territoriale Integrato n°4 in modo di assicurare, in tempi certi, la realizzazione dei punti sotto elencati:
Un piano operativo per la riduzione dei rifiuti alla fonte. La Provincia, il Comune di Terni e gli altri comuni dell’Ati 4 devono sviluppare, in collaborazione con le associazioni di categoria e la Regione, un piano operativo per la riduzione/prevenzione della produzione dei rifiuti, seguendo le esperienze positive di altri comuni italiani;
Raggiungimento dell’obiettivo minimo del 65% di raccolta differenziata, entro il 2012 come previsto dalla legislatura vigente, considerandolo come base per azioni successive, in grado di andare oltre i limiti minimi imposti dalla legge.
Costruzione del polo industriale del recupero e del riciclo. Gli stessi soggetti, indicati al primo punto, dovranno promuovere ed agevolare un progetto per la costituzione del polo del riuso e del riciclo. Dovranno essere attivati contatti con i consorzi e le aziende che operano nel settore, per promuoverne l’insediamento, attraverso verticalizzazioni e progetti innovativi che consentano lo sviluppo di una filiera completa, ispirata ai modelli nazionali ed internazionali più avanzati.
Promozione di un autentico governo pubblico locale del ciclo dei rifiuti che abbia lo scopo di garantire effettivamente gli interessi generali della collettività, con la strutturazione di un adeguato e trasparente sistema di controllo pubblico degli impianti e del ciclo produttivo, mettendo in campo percorsi e strumenti idonei ad assicurare l’indispensabile informazione e la partecipazione attiva della cittadinanza, ad ogni fase del progetto.



domenica 6 novembre 2011

Coito elettorale interrotto




Città di Castello è una di quella città di cui andare fiero, almeno se si osserva il suo passato e i personaggi che vi sono gravitati. Nel terzo secolo a.c. era un insediamento romano denominato Tifernum Tiberinum, citato anche da Plinio il Vecchio. Poi fu la Castrum Felicitatis dei Longobardi e, sotto il dominio Vaticano, la città dei Vitelli, che qui fecero arrivare artisti del calibro di Raffaello. Una città contadina, placidamente contornata dagli Appennini, che seppe essere antifascista e far crescere fra le sue mura partigiani come Venanzio Gabriotti. L’orgoglio comprensibile che un tifernate porta con se, non si è mai saputo tradurre in vero amore per la propria città, o meglio, le amministrazioni di sinistra che dal dopoguerra ad oggi si sono avvicendate sulle poltrone comunali sono andate sempre più scemando per adeguatezza ed efficienza. E non penso soltanto alle strade colabrodo, all’espansione urbana incontrollata, all’insipienza con cui si lasciano decadere o si tumulano sotto una colata di cemento i nostri gioielli, la nostra storia, ma anche e soprattutto un preoccupante fenomeno di mancanza di democrazia. Perché quando accade che i cittadini sono restii a candidarsi alle elezioni comunali per paura di ritorsioni sul posto di lavoro o sulle associazioni di cui fanno parte, non c’è altro da fare che denunciare un deficit di libertà. E c’è chi lo fa da decenni, con la costanza e la fermezza che solo chi crede che la politica non sia un ufficio di collocamento, o un trampolino di lancio per chissà quali traguardi personali, può avere. Persone che ancora camminano a braccetto con la loro Dignità, non avendola barattata per qualche misero giochetto di incarichi. Nei loro occhi puoi leggere lo scoramento di chi ha visto questa condizione aggravarsi ma ha continuato a lottare convinto che tutte le bellissime esperienze che nonostante tutto qui ancora nascono, sono il segno di una città che vive e tornerà a godere della democrazia che i suoi migliori figli gli ha regalato. Fino a quel momento sarà soltanto un collettivo coito interrotto.

Alessio Biccheri


foto da qui

sabato 5 novembre 2011

La Gestione della Cascata




Apprendiamo che in sede di Giunta Comunale, si è verificata una frattura tra l’Assessore Fabrini e il Sindaco in merito alla proposta dell’esponente IDV di un bando europeo per la riassegnazione della gestione della Cascata delle Marmore. Ci si è trovati di fronte a una divergenza di opinioni riguardo alla questione: la proposta di Fabrini non è stata condivisa dal primo cittadino, anche se già la provincia (azionista al 30% della Cascata) aveva dato parere favorevole all’istituzione del bando. La contrarietà a tale idea pare dovuta al fatto che la Giunta non fosse preparata ad affrontare questo tema. D’altro canto però, è stata presentata una controproposta, che prevede l’introduzione di un biglietto unico integrato per l’accesso all’area di Carsulae, ai servizi museali e al sito della Valnerina. Tale azione, a nostro avviso, palesa la volontà di nascondere la scarsa attrattività dei primi due luoghi turistici, andandoli a coprire con gli utili della Cascata. Non vorremmo, inoltre, che questo fosse il primo passo per portare anche a una gestione integrata dei tre siti, favorendo nuovamente delle associazioni che già hanno cospicue entrate, proprio grazie al bando plurimilionario che si sono aggiudicate nel 2009. Ancora più grave sarebbe se tale operazione servisse per coprire i tagli ventilati dal comune, in modo tale da pareggiare così i conti. Questa sarebbe un’azione che confermerebbe le voci sull’esistenza di poteri forti interni al PD, che hanno come finalità quella di controllare le attività e i servizi proficui nel territorio. Il nostro auspicio è di essere smentiti, ribadendo comunque il nostro ruolo, ovvero quello di garantire l’applicazione di criteri di merito e trasparenza su tutte le scelte. Attività, che soprattutto noi giovani dell’Italia dei Valori, abbiamo sempre perseguito in prima linea e con estrema fermezza.

Lorenzo Di Schino       coordinatore provinciale Giovani IDV Terni

foto da qui

venerdì 4 novembre 2011

Raccolta rifiuti: solidarietà ai cittadini di Ponte Felcino



I responsabili dei dipartimenti dei Giovani e dell'Ambiente solidarizzano con i cittadini della frazione perugina per i notevoli disagi della raccolta dei rifiuti ad opera della Gesenu.
“Sacrosante le lamentele degli abitanti di Ponte Felcino”. Così Matteo Minelli coordinatore dei giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria e Claudio Santi, responsabile regionale del Dipartimento Ambiente, sulle vivaci proteste in merito alla raccolta differenziata.
“Ormai da tempo, come Italia dei Valori, abbiamo denunciato i ritardi e le inefficienze che caratterizzano lo smaltimento dei rifiuti.” I problemi sono sempre gli stessi: disinformazione, cassonetti straripanti, ritardi nello svuotamento, immondizia ovunque.
“Il fatto che molti cittadini paragonino Perugia a Napoli la dice lunga sulla fiducia che essi provano nei confronti della Gesenu e della politica portata avanti in tema di rifiuti. Riteniamo - prosegue Minelli - che al di là dei tour sui territori e le estemporanee giustificazioni con tanto di fantomatici dati, l’amministrazione debba prendere seri provvedimenti per modificare questo intollerabile stato di cose.
Innanzitutto maggiore informazione: sarebbe stato opportuno e lo è ancora, l’invio di personale qualificato in ogni abitazione per spiegare nei dettagli le modalità con cui differenziare, dando magari rassicurazione sui benefici che ne derivano per la cittadinanza.
Poi l’introduzione dei codici a barre sui sacchetti in modo da diversificare la tariffa di ogni utente in base alla qualità della differenziata e alla quantità dei rifiuti prodotti. Occorre inoltre potenziare il servizio di raccolta, in particolare nelle zone dove sono presenti i disagi maggiori, prevedendo interventi straordinari.
E’auspicabile, inoltre, una definitiva divisione tra le società di raccolta e quelle di chiusura del ciclo, al fine di rendere completamente trasparente tutta la filiera dei rifiuti, prevenendo cosi il rischio di possibili conflitti di interesse.
In ultimo -concludono Minelli e Santi - va sottolineato che anche il sistema di raccolta dell’organico ci lascia quantomeno perplessi. La direttiva europea impone, oramai da tempo, l’uso di sacchetti biodegradabili che, a quanto ci risulta, non vengono ancora distribuiti ai cittadini. In aggiunta a questo la possibilità di conferire nell’organico anche altro materiale, come ad esempio i pannolini dei neonati, confidando nel sistema di preselezione, aiuta sicuramente ad aumentare i numeri della quota differenziata ma non certo la qualità del compost finale”.

domenica 23 ottobre 2011

La Questione Ikea




“Insoddisfacente”, così Matteo Minelli, coordinatore regionale dei giovani dell’Italia dei Valori, definisce la nota emanata ieri da Palazzo dei Priori in merito al caso Ikea. “Prendiamo atto che l’amministrazione comunale si definisce estranea a qualsiasi vicenda di carattere giudiziario. Tuttavia a questa affermazione non fa seguito alcun chiaro segnale di discontinuità. Ci preoccupa anzitutto - prosegue Minelli - il fatto che il Comune insista a voler proseguire l’iter procedurale senza assoggettare il progetto Ikea alla valutazione d’impatto ambientale. Lascia attoniti, poi, il fatto che Palazzo dei Priori si dica angosciato da un eventuale prolungamento dei tempi previsti per l’approvazione finale dell’insediamento. Mentre si prospettano illeciti e comportamenti non etici, l’unica inquietudine dell’amministrazione pare essere quella di accelerare i tempi. Al contrario, occorre aprire una seria riflessione sul profilo etico della vicenda, perdipiù in un clima di generale risentimento come quello attuale, senza rifugiarsi in giustificazioni banali e contraddittorie, centrate solo sull'aspetto economico. Un partito come l’Italia dei Valori - conclude Minelli - che in questi mesi si è distinto per aver sollevato senza inibizioni la questione morale, è perfettamente coerente quando chiede chiarezza su tutto il caso. Fino ad allora cautela vorrebbe che si evitassero forzose accelerazioni dell’iter tecnico amministrativo”

venerdì 21 ottobre 2011

Il 15 Ottobre visto da uno dei Giovani IdV Umbria



Sabato 15 Ottobre alla manifestazione degli Indignati a Roma c’eravamo anche noi Giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria. Per esprimere il nostro profondo dissenso per la linea politica tenuta nei confronti della crisi economica dal governo italiano che, in un’escalation di imbarazzanti capriole ha tentato prima di nasconderla, poi di sminuirla e infine di affrontarla con misure parziali e settarie. Per ribadire ad un’Italia in attesa del crollo dell’impero berlusconiano che il sistema economico finanziario nel quale viviamo è profondamente ingiusto. Con noi i precari del comitato 9 Aprile, il popolo dei referendum, i metalmeccanici della Fiom, il Popolo Viola e tanti altri. Tutti insieme per dar vita ad un evento straordinario: una mobilitazione mondiale che sfiduci il sistema capitalistico e dia il proprio alt alla dittatura finanziaria mondiale. Da New York a Tel Aviv, da Madrid a Bruxelles in 82 paesi si è sfilato per “far sapere ai politici e alle élite finanziare a cui sono asserviti, che ora siamo noi i popoli che decideremo il nostro futuro”come scrivono gli organizzatori nel sito web: “15october.net”. Un messaggio di speranza che ha legato i giovani della Primavera araba, gli Indignados spagnoli e il “movimento 99%” statunitense.
La nostra protesta è rimasta però in secondo piano. Oscurata dalle 
immagini di macchine bruciate e cassonetti rivoltati da centinaia di ragazzi incappucciati. Violenti, organizzati e pronti a tutto hanno avuto il tempo di creare scompiglio, fare danni e rovinare la manifestazione prima di dar vita ad una guerriglia con le forze dell’ordine. Le reazioni del giorno dopo le conosciamo: la macchina del fango dei media che equipara gli indignados con i violenti, le ragioni della protesta dissolte, richieste di limitazioni dei diritti vergognose, caccia ai mandanti morali. In questi casi verrebbe da chiedersi: cui prodest?A chi giova che sia andata a finire così?Ognuno si farà la sua idea. Delle immagini, però, vogliamo ricordare di quella giornata. Le decine di ragazzi, a volto scoperto, seduti davanti alle forze dell’ordine che urlavano “nonviolenza”, l’indignato che posa un mazzo di fiori sulla grata di un blindato della polizia, le centinaia di migliaia di cittadini italiani che, nonostante la rabbia per la disoccupazione, per il precariato, per i tagli, per una politica malsana e un paese che sta precipitando nella sua quintessenza, hanno scelto di manifestare con bandiere e slogan, mettendo tutto l'entusiasmo e la fantasia per poter dire finito il tempo di un’economia priva di vincoli che subordina ii diritti alla logica di mercato.


 Alessio Biccheri

Inchiesta Ikea



Per dare giudizi definitivi attendiamo il proseguimento e la chiusura dell’inchiesta, tuttavia si profilano coni d’ombra e atteggiamenti tutt’altro che trasparenti”. In questo modo Matteo Minelli, coordinatore dei giovani dell’Italia dei Valori dell’Umbria, commenta il blitz della guardia di finanza e della polizia presso la sede delle Opere Pie e del comune per reperire documentazioni sul caso Ikea. “Abbiamo appreso stamani dell’avanzamento dell’indagine, e vogliamo esprimere pieno sostegno all’attività della magistratura e delle forze dell’ordine”. L’inchiesta si pone due obiettivi: fare luce sul bonus di un milione e mezza di euro erogato all’ente ben oltre la data del 31 Dicembre 2010; termine ultimo entro cui incassare la somma secondo il contratto stipulato con la Sea. Denaro senza cui l’istituto avrebbe avuto i bilanci in rosso e forse sarebbe stato costretto a chiudere i battenti. Altra questione sulla quale le forze dell’ordine e la magistratura vogliono chiarimenti è l’operazione di permuta, nella quale i terreni di San Martino sono stati scambiati con dei vigneti a Montefalco poi rivenduti a prezzi piuttosto bassi. In tutta la vicenda il comune di Perugia è parte in causa, sia perché il sindaco nomina presidente e consiglio d’amministrazione delle Opere Pie, sia perché riceverà dai permessi di costruzione e dagli oneri di urbanizzazione degli immobili del complesso Ikea oltre sei milioni di euro.

Siamo convinti - prosegue Minelli - che il comune , saprà dare tutte le risposte necessarie a chiarire la questioni poste dalla magistratura. I perugini e tutti gli umbri meritano dei chiarimenti immediati tanto più in un periodo come quello odierno caratterizzato dall’esplodere della questione morale nella nostra regione e dall’emergere di comportamenti disonesti in una parte della classe politica. Oggi con ancora maggiore convinzione credo sia opportuno riaprire una riflessione sull’insediamento Ikea di San Martino. Quantomeno rinnovo la necessità di espletare tutte le procedure legislative legate all’iter di approvazione del progetto, prima tra esse la valutazione d’impatto ambientale. Mi pare ovvio – conclude il giovane coordinatore- che qualora emergessero dei profili di illegalità o anche soltanto fossero ravvisati comportamenti palesemente amorali sarebbe doveroso bloccare la costruzione del sito. 

foto umbria24

mercoledì 19 ottobre 2011

I Perchè del No allo Statuto



In questi giorni si sono avvicendati commenti sapienti da parte di “giornalisti” e rappresentanti degli studenti, che critici nei confronti delle voci del dissenso intorno allo statuto ne sottolineano l’infondatezza. A loro avviso ricercatori, movimenti, associazioni studentesche, giovanili di partito che all’unisono hanno preso le distanze dall’approvazione sarebbero nel migliore dei casi dei sognatori incapaci di confrontarsi con la realtà, nel peggiore degli ignoranti che neppure hanno letto il testo dello statuto e fanno solo opera di demagogia. Per questo ad oggi riteniamo opportuno entrare nei dettagli del nostro no.
Innanzitutto partiamo dalle modalità di stesura dello statuto: la commissione non ha mai reso pubblici i verbali delle sedute, in sostanza impedendo a tutte le componenti universitarie di informarsi sullo svolgimento dei lavori. Questo grave atto, è sintomo della scarsa trasparenza con cui vengono gestiti dei processi fondamentali della vita dell’ateneo. Processi che dovrebbero caratterizzarsi per partecipazione e limpidezza sono invece coordinati e indirizzati da una ristretta oligarchia. I rappresenti degli studenti, mentre a parole manifestavano il loro dissenso verso tale scelta, di fatto continuavano a partecipare alle sedute, prendendo parte così a processi gestionali verticali e privi di alcuna limpidezza. Un serio segnale di protesta sarebbe potuto essere l’abbandono, quantomeno momentaneo, dei lavori in corso; gli avremmo dato atto di avere quel coraggio di cui invece hanno sempre deficitato. Ancora oggi nessuno, tranne noi, ha suggerito la necessità di convocare un’assemblea d’ateneo per confrontarsi con gli studenti ed eventualmente indire un referendum di conferma.
Passando ai contenuti dello statuto. Una premessa merita il cosiddetto Codice Etico; si parla letteralmente di “doveri nei confronti della struttura di appartenenza” . Non vorremo che esso da strumento per proteggere l’ateneo da abusi e discriminazioni si trasformi in un escamotage per controllare il dissenso, in particolare tra docenti e ricercatori, nei confronti della gestione dell’Università.
Veniamo agli organi di governo dell’Ateneo. Innanzitutto il mandato del rettore, sebbene non rinnovabile, risulta a nostro avviso eccessivamente lungo; sei anni, di fatto senza alcun controllo, vista la tipologia di composizione degli organi, rappresentano un lasso di tempo utile a consolidare il potere e perseguire una gestione autoreferenziale della politica universitaria.
Gli eletti dalla componente studentesca in tutti gli organismi hanno mandato biennale mentre quelli votati dai docenti restano in carica tre anni, così come quelli di nomina rettoriale. La rappresentanza studentesca nel Consiglio d’Amministrazione è pari a quella designata direttamente dal rettore, che però non possiede alcuna legittimazione democratica diretta. Il rinnovo delle cariche studentesche avviene ogni due anni, mentre gli eletti e nominati delle restanti componenti restano in carica per un mandato triennale. Ora risulta incomprensibile e totalmente antidemocratico che i nominati siano parificati agli eletti nel numero e per di più abbiano anche un incarico di durata maggiore.
La componente studentesca si ferma al 20% dei membri nel Consiglio d’amministrazione e nel Senato Accademico, mentre scende al 15% nei consigli di Dipartimento. Riteniamo che non sia affatto sufficiente, non ci pare normale che trentamila studenti, che attraverso le tasse mantengono in piedi tutta la struttura universitaria , e al tempo stesso con i propri consumi fanno muovere l’economia di una intera città, debbano essere parte largamente minoritaria negli organi di rappresentanza. Sappiamo bene che alla base di tale iniquo sistema vi sono le indicazioni imposte dalla riforma, tuttavia crediamo che si poteva fare molto di più.
In testa la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane , che al di la di opportunistiche e lamentele, avrebbe dovuto bloccare l’iter procedurale della stesura dei nuovi statuti. Mentre a Perugia e in altri atenei, le imposizione della riforma sono state recepite mantenendo inalterato il sistema obsoleto e oligarchico di governo dell’università. Nel corso degli anni i rappresentanti degli studenti di tutti i colori politici hanno sempre giustificato i loro insuccessi e le limitate vittorie, sostenendo che i rapporti di forza all’interno degli organi di gestione dell’ateneo non permettevano loro di ottenere maggiori rivendicazioni. E quindi risulta incomprensibile il fatto che abbiano avallato per l’ennesima volta un assetto istituzionale in cui il parere degli universitari non è vincolante in alcun organismo. Il risultato è quello che gli studenti si troveranno ad essere una maggioranza silenziosa all’interno del mondo universitario, mentre saranno una minoranza afona nelle istituzioni. Simile la sorte dell’altra componente storicamente “debole” quella dei ricercatori , anch’essa penalizzata fortemente in termini di rappresentanza e impossibilitata ad incidere nelle decisioni strategiche. Non riusciremo mai a costruire un’università moderna, capace di offrire servizi avanzati ed elaborare un prodotto scientifico all’avanguardia, se non daremo maggiore peso decisionale alle uniche componenti capaci di indirizzarci verso il futuro.

Giovani Italia dei Valori Umbria

venerdì 14 ottobre 2011

Abolizione province: Dottorini e l'Italia dei Valori coerenti con le richieste dei cittadini.



Completo sostegno alle dichiarazioni del nostro capogruppo regionale Oliviero Dottorini. Le sue affermazioni, totalmente in linea con quelle espresse a livello nazionale dal nostro partito, sono in completa sintonia con le opinioni dei cittadini umbri, che in sole quattro settimane di raccolte firme sono accorsi numerosi ai banchetti dell'Italia dei Valori per sottoscrivere l'abolizione delle province. Da parte del nostro partito è in atto una grande battaglia per snellire l'apparato amministrativo dello Stato, che, come ha giustamente affermato il presidente Di Pietro, non può funzionare così come era stato concepito centocinquanta anni fa.La nuova conformazione istituzionale non potrà che basarsi sulle regioni, ente dalla podestà legislativa e sui comuni, maggiormente vicini alle necessità dei cittadini. Chi parla di riorganizzare lo Stato e poi pretende di mantenere in piedi vecchie strutture e magari con esse personali privilegi, non risulta affatto credibile, e appare grottesco quando taccia di demagogia il nostro partito. Le 400.000 firme consegnate solo l'altro ieri dimostrano quanto i cittadini italiani siano sensibili a questa causa, causa che non ci stancheremo mai di sostenere.

giovedì 13 ottobre 2011

Cresce il dissenso intorno allo Statuto



“Visto l'ampio dissenso suscitato dal nuovo statuto proponiamo un'assemblea di Ateneo che faccia conoscere l'autentico parere degli studenti e dei ricercatori”. I giovani dell'Italia dei Valori tornano a denunciare il malcontento per le decisioni prese dal Senato Accademico dell'Università di Perugia. “Siamo rimasti attoniti – affermano in una nota – per l'unanimità di giudizio dei rappresentanti studenteschi. E dire che provengono da esperienze culturali e politiche lontanissime tra loro, solitamente intenti a scontrarsi con veemenza sulle questioni nazionali ma miracolosamente unanimi nell'approvare lo statuto. Segnali che la dicono lunga sull'appiattimento di una certa politica universitaria”.
“Le nostre perplessità - prosegue la nota – sono state condivise non solo da studenti e ricercatori ma anche da associaizoni e movimenti giovanili, tutti concordi nel denunciare dinamiche oligarchiche nel nostro Ateneo. Siamo convinti che, nonostante la disinformazione e la malcelata censura che hanno accompagnato le operazioni di scrittura e approvazione dello statuto, stia nascendo spontaneamente un vasto fronte di dissenso tra le componenti più libere e autonome del mondo universitario. Noi - concludono i giovani dell’Italia dei Valori - condividiamo le loro battaglie e saremo in prima linea in tutte le manifestazione democratiche di dissenso che si svolgeranno nelle settimane a venire.”

sabato 8 ottobre 2011

Giovani IDV Umbria e la Palestina




I Giovani IdV dell’Umbria esprimono, in queste settimane di vive discussioni sul tema, il più sentito appoggio alla richiesta palestinese di uno Stato libero e indipendente. Con il rispetto della dignità umana e il diritto di autodeterminazione dei popoli come principali punti di riferimento per i nostri orientamenti in fatto di politica estera, chiediamo che il rispetto dei diritti del popolo palestinese vengano prima di qualsiasi interesse economico e politico. La dubbia richiesta degli Stati Uniti di una decisione “bilaterale” , quando oltre 60 anni fa i palestinesi furono spogliati della loro terra con una delle decisione più unilaterali della storia, che fece seguito a forti pressioni esercitate da lobby internazionali, e ad atti di violenza come l’assassinio del mediatore ONU Bernadotte, ci pare francamente inopportuna. L’indipendenza dello Stato Palestinese sarà il primo passo per garantire pace e sicurezza nell’area: bisogna porre fine in maniera totale all’embargo forzato della striscia di Gaza che sta impoverendo e stremando a causa di fame e malattie migliaia di civili, soprattutto bambini; bisogna porre fine all’uso indiscriminato della forza da parte di Israele e alla scellerata politica di esecuzioni mirate; bisogna favorire un processo di pace che garantisca la sicurezza, a entrambe le parti in causa, per costruire una pace che la regione mediorientale attende da ormai troppo tempo.

Davide Gallucci

foto da qui

UNIPG Nuovo Statuto



La votazione favorevole in Senato Accademico della bozza del nuovo statuto, ci lascia perplessi ed in parte sconcertati - queste sono le dichiarazioni a caldo del Dip. Giovani IDV Umbria - sensazione dovuta oltre all’approvazione in se e per se, alla scarsissima opposizione fatta dalla componente studentesca in tale sede. Bisogna fare delle precisazioni: la nostra profonda contrarietà a questo regolamento deriva dal fatto che gli organi ai vertici dell’Ateneo saranno principalmente di nomina e che ancora una volta le classi più deboli del tessuto universitario avranno una rappresentanza iniqua e in nessun modo decisiva, eppure tali classi rappresentano la maggioranza dei componenti dell’Ateneo. Ci riferiamo alla componente studentesca e a quella dei ricercatori, messi ancora una volta da parte rispetto ai ruoli di controllo e gestione del polo Universitario, per lasciare la strada spianata a quelli che pretendono di controllare in maniera verticistica e senza un opposizione sostanziale tutta l’università. Il nuovo regolamento, praticamente, mette nero su bianco che sarà un oligarchia, composta da pochi fedelissimi, a tessere le fila. La nostra posizione è perciò a fianco dei ricercatori, dei quali sposiamo in toto le dichiarazioni di voto, e della stragrande maggioranza degli studenti dell’ateneo contraria a questo statuto, che indubbiamente non gode di una rappresentanza (eletta peraltro dal 20% degli aventi diritto al voto) degna di tale nome. Siamo perciò costretti a prendere le distanze dalla componente studentesca degli organismi d’ateneo e  dai sindacati, che ancora una volta hanno dimostrano la loro incapacità di sganciarsi dalla lobby di potere che controlla l’Università.

sabato 1 ottobre 2011

Sempre contro la mafia




Appoggio totale da parte dei Giovani dell’IdV dell’Umbria a Libera, alle associazioni di categoria, ai sindacati e ai comitati di liberi cittadini, che intendono organizzare una fiaccolata pubblica a Ponte San Giovanni per dire no a tutte le mafie. Il 14 Ottobre noi ci saremo: sosteniamo pienamente la proposta del segretario cittadino Franco Granocchia sull’ assegnazione degli immobili confiscati ai cittadini indigenti e alle famiglie sfrattate. Tutto ciò in ottemperanza alla legge La Torre-Rognoni e alla volontà di centinai di migliaia di italiani che attraverso le petizione di Libera, tanto nel 1996 che nel 2009, si sono espressi per destinare ad uso sociale i beni sottratti alle organizzazioni mafiose. Ormai da tempo è palese lo stato dell’avanzamento delle infiltrazioni dei clan camorristici e della ndrangheta in settori economici vitali della nostra regione. A partire da quello immobiliare , dove a seguito della fase di ricostruzione post sisma, come documentato da diverse inchieste e procedimenti giudiziari, sono giunte nel nostro territorio numerose imprese con il principale scopo di riciclare denaro sporco proveniente da altre attività illegali. Dopo l’Operazione Apogeo il grado di guardia delle istituzioni umbre va alzato ai massimi livelli mentre la lotta a questi fenomeni criminali da parte delle amministrazioni locali deve essere condotta senza quartiere. In questi giorni dunque risultano ancora più vergognose e fanno ancora più rabbia le dichiarazioni del Ministro Brunetta sull’abolizione del certificato antimafia, mentre appaiono ingenue e incomprensibili le esternazioni di chi vuole minimizzare l’esistenza di manifestazioni mafiose nella nostra regione.

Matteo Minelli - Coordinatore Regionale Giovani IdV


mercoledì 21 settembre 2011

Abbonamenti agevolati: la Giunta dia seguito alle sue disposizioni



I Giovani Idv esortano la Regione a dare atto al suo giusto provvedimento di ripèristino delle facilitazioni.
“Bene la decisione della Regione, ma adesso si faccia in fretta perché l'inizio delle lezioni è ormai imminente”. Matteo Minelli, coordinatore regionale dei giovani Idv, esorta le istituzioni a ripristinare quanto prima gli abbonamenti agevolati per gli studenti universitari. “Abbiamo apprezzato la decisione della Giunta - dice il giovane esponente dell'Italia dei Valori - e crediamo che essa terrà fede alle sue dichiarazioni reintroducendo lo sgravio inizialmente cancellato, così come salutiamo con favore l'intervento dell'Udu Perugia che, pur con un certo ritardo, aderisce anch'essa alla battaglia sul ripristino degli sgravi. E' naturale che, qualora il provvedimento non fosse assunto, l'Italia dei Valori sosterrà ogni iniziativa che il sindacato studentesco e le altre associazioni d'ateneo vorranno mettere in campo per difendere il diritto allo studio, del quale i servizi erogati dalle amministrazioni locali sono parte fondamentale”.

mercoledì 14 settembre 2011

Il Governo sbaglia, ma l'Università va riformata




Si sente spessissimo parlare di riforme, che si fanno risalire a date ataviche, le quali avrebbero, secondo i più, affossato il mondo della ricerca e dell’Università italiane.
La politica del posto fisso ha creato negli anni della prima repubblica molto lavoro e stabilità ad ampie fasce di popolazione, che hanno così potuto edificare la propria vita sullo sfondo di un accomodante garantismo.
Il problema è che il sistema di sottobosco innestatosi dai tempi di Depretis ha sovente barattato voti in cambio di favori o concessioni di carattere individualistico e personalistico: ecco che i partiti hanno creato posti in seno agli enti statali spesso inutili, atti a fungere da contenitore per coloro i quali dovevano essere collocati. Tutto ciò avvenne negli anni del boom economico e degli aiuti provenienti dal Piano Marshall, e nonostante tali elargizioni l’eccessivo costo della macchina statale iniziò a produrre quel debito pubblico, oggi grande problema, che arrivò sotto il governo Craxi al 120%. La mancanza di lungimiranza e di buon senso da parte dei politici di allora è alla base la situazione di instabilità di cui soffriamo oggi noi giovani, che ci troviamo, metaforicamente parlando, costretti a pagare i pertugi dei nostri nonni o padri.
Vengo al punto: nella mia esperienza universitaria mi è capitato di prendere atto di eccessivi episodi di assenteismo ed insufficiente disponibilità tra i docenti oltre che di negligenza da parte di molti impiegati delle segreterie studenti.
Chi deve vigilare su tutto ciò? Perché un docente poco motivato o poco virtuoso deve occupare una cattedra fino a 72 anni, sottraendo il posto ad una persona più motivata? Per molti professori valenti e rispettabili, ce ne sono altri che non prestano sufficiente attenzione alla propria professione: sfido qualunque studente universitario a dire il contrario. Non parlo di problemi di lieve entità, ma di una mentalità invalsa tra molti dipendenti ti i quali, convinti di poter mantenere il proprio posto indipendentemente dall’ impegno profuso nello svolgimento del servizio per il quale si è stati assunti, contribuiscono a rendere meno produttivo il sistema universitario.
Ecco, credo che il vero problema dell’università sia proprio questo. Senza operosità o controllo tra gli addetti ai lavori, la qualità di ricerca ed insegnamento è destinata a dipendere dal buon senso di quella percentuale di docenti virtuosi. Ben venga quindi la proposta del partito di creare una sorta di “CSM dei docenti”.
Obbligatorio quindi parlare di riforme “politiche”, ma credo che in questo caso si debba partire dal basso, e mettere in discussione il posto di coloro i quali non adempiano al proprio compito, mediante la creazione di organismi ad hoc. Un’idea potrebbe essere l’istituzione di contratti a tempo determinato (7-8 anni), auto rinnovabili qualora il docente o l’impiegato raggiunga dei criteri di produttività minimi (contando nel caso dei docenti: pubblicazioni accademiche, attività di insegnamento, convegni ai quali si è presa parte, ed altre voci ritenute opportune dalla commissione).
Le esternazioni di Brunetta sugli statali si commentano da sole, ma affrontare il problema della spesa pubblica e del lavoro statale dipendente non solo dal punto di vista non meramente fiscale e finanziario, ma del virtuosismo produttivo, potrebbe essere un’idea interessante.

Valerio Bianconi

venerdì 9 settembre 2011

Lettera all'IDV




Da qualche anno a questa parte Idv sta portando avanti gloriose battaglie in favore dei cittadini appartenenti alle classi sociali più disagiate in virtù di un profondo senso civico ispirato a valori di trasparenza, serietà, moralità e giustizia; guadagnando rapidamente molti consensi.
Il pragmatismo diepietrista, inteso come sano attivismo atto a mettere da parte vuoti e retorici pleonasmi, sta facendo di Idv uno dei partiti più credibili dell’intero panorama politico nazionale.
Il rapido ed al momento incontrovertibile decadimento politico che sta investendo il Nostro paese chiama i partiti d’opposizione a proporre alternative credibili ed a far sentire la propria presenza ai sempre più disillusi cittadini, i quali chiedono risposte di non sempre facile attuazione.
Di fronte all’incombente crisi economica, cui il governo – affaccendato soprattutto nel risolvere le grane giudiziarie di Berlusconi e nel soddisfare le richieste di singole lobbies di elettori- non riesce a proporre una soluzione credibile. Il frequente e isterico cambio di proposte formulato, ormai quotidianamente, dall’attuale maggioranza, ricorda lontanamente – e grottescamente- l’immobilismo politico che preparò il terreno all’avvento di Mussolini e del fascismo.
Idv ha proposto validissime alternative alle spesso scellerate iniziative dell’esecutivo, ma non ha preso posizione riguardo la virtuosa idea del Partito Radicale riguardo la revisione di alcuni privilegi fiscali del Vaticano.
Nel nostro paese la cultura della Laicità stenta ancora molto a istituirsi di fatto, sebbene la Costituzione ne sancisca l’esistenza. Indagini recenti di Repubblica, Panorama etc.. . hanno stimato nell’ammontare di una normale manovra finanziaria i fondi che lo Stato italiano percepirebbe se al Vaticano fossero fatte pagare ICI, tasse sulle attività commerciali, o se fossero rivisti in parte gli accordi inerenti l’8x1000 od ancora gli stipendi degli insegnanti di religione (nominati dalla Curia).
Non si vuole di certo sminuire il valore culturale e morale della Chiesa, che rimane un fondamentale baluardo per molti fedeli, ma avviare discussioni riguardo gli eccessivi privilegi fiscali di cui dispone la Santa Sede mi pare un atto dovuto ed onesto: in pieno stile IDV.
Sono fermamente convinto che gioverebbe al Partito prendere in analisi le vertiginose cifre, sottratte allo Stato – e quindi ai cittadini-, derivanti dal mancato gettito fiscale attualmente consentito al Vaticano.
I soldi recuperati dalla revisione di questi privilegi darebbe di certo più di una boccata d’ossigeno alle casse del Nostro Stato, che potrebbe così destinare questi fondi al pareggio di bilancio ed all’avvio di riforme atte a consentire un progresso nazionale.
Giustissimo abolire le provincie e tagliare gli sprechi della Pubblica amministrazione, altrettanto giusto, a mio parere, avviare un serio e sereno dibattito su quanto il Vaticano costi economicamente a noi contribuenti.

Valerio Bianconi

mercoledì 7 settembre 2011

Giovani IdV: raccolte più di 600 firme contro il “porcellum” e per abolire le province, ma i Giovani Democratici da che parte stanno?



In meno di quindici giorni come Giovani dell’Italia dei Valori, attraverso una serie di banchetti nelle principali realtà regionali, abbiamo raccolto oltre 600 firme per abrogare l’attuale legge elettorale e per abolire le province. Grazie a questa attività abbiamo potuto riscontrare il grande desiderio dei cittadini di partecipare intensamente alla vita democratica del nostro Paese, e il loro crescente malessere nei confronti di una classe politica, ripiegata su se stessa e incapace di affrontare le preoccupanti questioni sociali ed economiche. Come iscritti all’IdV e in particolare come giovani sentiamo la necessità di affermare la nostra diversità rispetto all’attuale classe dirigente italiana. Crediamo infatti che un reale cambiamento della società possa avvenire soltanto attraverso un vasto ricambio generazionale, presupposto principale di una rinascita italiana. Per questo motivo rivolgiamo un accorato appello ai Giovani Democratici dell’Umbria affinché seguano l’esempio di Romano Prodi e partecipino attivamente alla raccolta firme per l’abolizione della legge elettorale. Anche se in ritardo li aspettiamo volentieri.

Uno sciopero giusto al momento giusto



Ieri si è tenuto lo sciopero generale indetto dalla sola CGIL: la manifestazione principale a Roma e poi numerosi cortei nelle principali città d’Italia, anche in Umbria si sono organizzati presidi a Perugia e Terni. Come purtroppo spesso accade la cosiddetta informazione non informa: vedendo la TV ho appreso che la CGIL adottava un comportamento irresponsabile, che lo sciopero era prematuro, che la via parlamentare era la strada per migliorare la manovra o, al contrario, che era doveroso stare dalla parte del lavoro o comunque in tutti i luoghi dove si protestava. Ma quali sono le motivazioni che hanno spinto il sindacato più grande e rappresentativo del nostro paese ad indire uno sciopero generale? Per quali ragioni centinaia di migliaia di lavoratori hanno incrociato le braccia, rinunciando a percepire un giorno di salario in tempi di ristrettezze economiche?
Questo, ovviamente, il circuito mediatico non ce lo ha comunicato: la disinformazione è funzionale al regime. La CGIL ha indetto lo sciopero generale per dire NO a questa manovra che cambia continuamente e che, tuttavia, mantiene una sola caratteristica invariata: la sua sfacciata iniquità. Aumento dell’età pensionabile, taglio dei trasferimenti agli enti locali con conseguente riduzione dei servizi ai cittadini, blocco dello stipendio per gli statali, legalizzazione della possibilità di deroga ai contratti collettivi nazionali.
Questa manovra presenta forti tratti classisti nel senso che fa sopportare il peso del risanamento economico ad alcune specifiche classi sociali: i lavoratori dipendenti, il pubblico impiego ed i pensionati; l’elettorato che tendenzialmente non vota per i partiti dell’attuale governo. A conferma di ciò è utile ricordare come vengano risparmiate dai costi dei sacrifici economici altrettante classi sociali: gli speculatori, i possessori di grandi patrimoni, i percettori di redditi alti, gli evasori.
Appurato ciò per quale motivo la CGIL avrebbe dovuto rinunciare allo sciopero generale il solo strumento, seppur logoro e in parte superato dal tempo, in grado di incidere sulle dinamiche politiche del paese? Una risposta, personalmente, non riesco a trovarla! E, francamente, neanche mi convince chi argomenta affermando che non è responsabile indire uno sciopero generale in un momento di crisi economica. Le stesse persone che parlano di responsabilità fanno parte di quella classe politica che prima ha negato la crisi, accusando di disfattismo qualsiasi voce fuori dal coro, e poi si è dimostrata completamente inadeguata a gestire l’emergenza. Sono loro gli irresponsabili! Secondo questi signori non solo si deve rinunciare a diritti acquisiti ad un tenore di vita dignitoso ma lo si deve accettare anche in silenzio. D’altronde c’è la crisi economica, ma chi ha provocato questa crisi? Forse le classi popolari che vengono chiamate a sopportarne il peso? Il punto è che questo modello di sviluppo, in cui vengono compressi i diritti e i salari dei lavoratori, va cambiato: non solo perché insopportabilmente ingiusto ma anche perché economicamente svantaggioso. Lo sciopero della CGIL è servito a ricordare anche questo. Se non ora quando ?

Alex Paiella